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Raised By Wolves 1×03/1×04 – Tra etica e violenza

raised by wolves
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Di padre in figlio per questo secondo appuntamento con Raised by Wolves. Per il terzo e il quarto episodio della serie, Ridley Scott lascia lo scettro della regia in mano al figlio Luke Scott.

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Ne sono nate due puntate incentrate sulla scoperta e la presentazione dei sopravvissuti mitraici, sulla comprensione di cosa è buono e cosa no e addirittura di cosa è giusto e cosa invece è inaccettabile per gli occhi e la mente impavidi, ma candidi, dei bambini.

Prima di addentrarci nel racconto di questi due episodi scoppiettanti di Raised by Wolves, è doveroso soffermarci due secondi sulla bellezza della sigla. Non tanto l’ambito musicale, apprezzabile ma non egregio, quanto per quel che riguarda il lato visivo.

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Nella sigla possiamo vedere una specie di racconto del decadimento della terra. La sua distruzione pezzo dopo pezzo. La sua caduta battaglia dopo battaglia e guerra dopo guerra, fino alla “fuga”, alla migrazione in pianeti e realtà più pacifiche e vivibili.

La sigla diventa una sorta di specchio su quel che ne è stato della terra. Domanda che in molti si sono fatti e che lascia aperta una parte della trama assolutamente interessante e con grande respiro. In più personalmente non aspettiamo altro di comprendere come storicamente si sia arrivati a ciò (ma comprendiamo che probabilmente non sarà spiegato).

Passiamo ai fatti, passiamo al primo dei due episodi: Virtual Faith, il terzo episodio della serie.

La puntata si apre con Madre che racconta la storica fiaba dei Tre Porcellini ai bambini. Inquietante nel modo di narrarla, ma fedele alla storia originale.

Tutto questo ci serve per comprendere lo scetticismo, ormai assodato e perenne, di Campion nei confronti di Madre e di Padre.

Scetticismo che lo porta addirittura a credere che la Generazione 1, i suoi fratelli e sorelle, e gli stessi ragazzi dell’arca non si siano ammalati naturalmente. Campion ormai pensa che sia tutta colpa di Madre.

Anche Madre dubita della sua capacità di salvaguardare i bambini. Teme di essere la causa delle loro morti, anche solo per un malfunzionamento del suo sistema.

Qui scopriamo il lato disciplinato di Madre. Disciplina che la porta a chiedere a Padre di aiutarla a “distruggersi” qualora arrivassero a confermare la teoria dell’auto-sabotamento.

Una visione, o meglio un’autocritica valutativa che in questa serie riusciamo a vedere molto spesso negli androidi. Meno negli umani, che invece riscontrano le solite, care e ormai assodate criticità dell’essere umano.

Nei due androidi protagonisti di questa vicenda, Padre e Madre, anche solo in questi primi episodi abbiamo potuto vedere la presenza di un’autocoscienza che rivaleggia senza problemi con alcuni degli umani che abbiamo incontrato fino a questo momento.

In più Madre si sente ferita da Campion quando rinnega le sue fiabe difronte al gruppo di ragazzi dell’arca e Padre sembra profondamente ferito quando lo stesso Campion (hai fatto molti casini oggi caro il nostro Redivivo) lo addita come non “reale”.

Insomma, due androidi dal cuore d’oro e dalla mente filosofica sopraffina.

La trama prosegue con la conseguenza più logica allo scetticismo di Campion, ossia la fuga del gruppo dei ragazzi capeggiati proprio dall’ultimo figlio della Generazione 1.

Il tutto guarnito da Padre che, ingannato e imprigionato (da due centimetri di legno), li lascia andare colpevolmente.

Sarà una fuga fine a se stessa, anche se grazie a questa i ragazzi e gli spettatori comprendono finalmente l’apparente bontà di Madre e Padre verso i loro cuccioli.

Questo grazie alla scoperta di Padre, che risale alla causa della malattia nella radioattività del cibo che stavano mangiando e che scagiona Madre dalle colpe abominevoli di cui si stava autoaccusando. Inoltre va ringraziata anche la cattiva sorte dei giovani, che si imbattono in pericoli sin da subito e che in più perdono anche Paul (il figlio di Marcus), comprendendo così la necessità dei due tutor a proteggerli.

L’episodio vira sui mitraici e soprattutto sul loro viaggio.

Ci sono come due linee temporali parallele che vengono raccontate in contemporanea negli episodi. Una, quella del presente con Madre, Padre, i bambini, il gruppo di sopravvissuti e tutti i problemi del nuovo mondo e l’altra quella del passato, fra guerra e viaggio alla ricerca della salvezza.

Qui scopriamo che i mitraici nell’arca sono mantenuti addormentati in stasi criogenica, ma che le loro menti sono tutte in collegamento in un mondo fittizio dall’aspetto reale. Diciamo che siamo difronte ad una specie di Avatar senza le code e i cavalli.

Vediamo le prime problematiche fra Marcus, Sue e il loro “nuovo” bambino Paul. Corriamo nella narrazione da un primo distacco, fino ad un comprensibile riavvicinamento e miglioramento del rapporto.

Ma non è questo che interessa maggiormente di questa parte dell’episodio.

Ci tuffiamo, insieme ai personaggi, in questa simulazione mitraica dall’aspetto celestiale. Infatti offre ai membri dell’arca l’opportunità di abbandonare le loro vite e le loro routine per lasciare spazio ad un ambiente liberatorio e calmo, propedeutico ad una vita di pace e relax dopo decenni di guerra.

Tuttavia, sappiamo che questa facciata perfetta e bonaria è solo una mera illusione.

In primis i racconti di Tempest e dello stupro che ne ha generato la gravidanza. Uno sfruttare la posizione di comando per abusare di una bambina, giustificato e difeso dalla stessa società che invece dovrebbe condannarlo.

In secondo luogo, a spiegarci come in realtà tutta la simulazione sia una farsa c’è la vita al campo dei sopravvissuti. Una vita dogmatica, restrittiva e gerarchica, che evidentemente riflette l’abitudine dell’ordine a strutturare la società seguendo queste regole. Regole arcaiche e meschine persino per il 2021.

Il quarto episodio prende una strada lievemente diversa, più discorsiva e meno d’azione.

“Nature’s Course” ci chiede, come puntata, di considerare se la violenza sia davvero inevitabile in un mondo in cui spesso sembra l’unica soluzione.

È possibile rimanere etici di fronte a scelte scomode o dannose? Sembra di no.

Per capire appieno il significato dell’episodio bisogna analizzare tre scene fondamentali, o meglio tre momenti narrativi essenziali nella puntata.

Prima di tutto l’analisi personale di Padre che, visti i recenti fallimenti educativi e di controllo, decide di diventare un padre autoritario dall’amore duro e onesto.

Salvato anche Paul, la necessità del campo base degli atei è quella di procacciarsi del cibo. Azione difficile da compiere in questo mondo ostile, radioattivo e velenoso. L’unica salvezza dalla fame arriva da un altro attacco dei misteriosi animali che già avevano disturbato la traballante quiete del gruppo.

Padre cattura vivo l’animale e contro la volontà di Campion decide di destinare la preda al macello. Non un macello casuale, perché sceglie di lasciare ai ragazzi l’onere di uccidere il proprio nutrimento.

Anche Madre è contraria, ma contro tutti e tutto Padre non abbandona questa idea. Ipotizziamo, tra l’altro, che dietro a questa scelta dura e dittatoriale ci sia una paura fondata nei confronti dell’androide femminile.

Risultare inutile alla salvaguardia della prole e al proseguo della specie porta Padre a pensare di essere nuovamente nel mirino della furia di Madre e temendo per la sua esistenza e per l’esistenza della missione opta per la linea dura.

I ragazzi si rifiutano di compiere questo gesto, ma proprio nel finale sarà Tempest, la futura neo mamma, a prendere coraggio ed uccidere la bestia.

Qui entra in gioco il secondo momento topico dell’episodio. Tempest uccide l’animale, comincia a mangiarne le carni, ma un grido straziante taglia l’aria dell’accampamento. La giovane scopre che l’essere era in attesa di un figlio e si pente dell’azione fatta, portando forse anche Padre a dubitare del dictat imposto. L’etica, che brutta gatta da pelare.

Passiamo invece alla narrazione dei mitraici sopravvissuti all’attacco di Madre e alle sventure nel nuovo mondo.

Partiti alla ricerca dei bambini, il gruppo si imbatte in una struttura gigantesca che emana calore. Da subito riconoscono in essa un segno della presenza di Sol, il dio supremo dell’ordine. Nasce un dibattito fra coloro che vogliono continuare la ricerca dei bambini rapiti da Madre e coloro che invece vogliono restare per vedere quello che credono essere un messaggio di Sol.

Importantissimo il dialogo fra Sue e una religiosa del gruppo, quando la prima tenta di convincere Ambrose (il leader del gruppo) ad abbandonare la struttura: “Non possiamo mettere a repentaglio la nostra santa missione perché siamo troppo deboli per sacrificare le cose che amiamo”.

Parole difficili da digerire, ma che fanno ben comprendere la natura e il modo di ragionare di queste persone. Dogmatiche e legate mani e piedi alla sfera mistica, tanto da poter sacrificare la loro stessa prole in nome del loro dio.

In questa situazione, Marcus rivela la sua natura calcolatrice e la sua scaltrezza. Sopravvissuto a quello che possiamo tranquillamente ritenere un tentato omicidio da parte di Ambrose, che ormai ha scoperto la vera natura di lui e Sue, sfrutta la mitologia mitraica come un modo per ottenere potere per se stesso e salvezza dall’essere scoperti.

Addita Ambrose di essere il serpente mandato per traviare il gregge dalla loro missione e sembra vincere questo duello per la leadership del gruppo.

Due mondi completamente diversi, legati da un’unica missione: Sopravvivere.

Note a margine: alcune esaltanti, altre dubbiose e a tratti impaurite.

Fantastico scoprire che Campion volesse chiamare uno degli alimenti, scoperti su Kepler-22b, Pizza. Geniale.

Meno fantastico che le tre figure femminili principali della serie siano tutte alle prese con la gravidanza o con la custodia della prole. Speriamo che in futuro, in questa serie, l’identità femminile vada oltre al solo concetto di maternità.

Le speranze ci sono e a quanto pare c’è anche lo studio applicato dell’etica.

Non ci resta che attendere i prossimi episodi.

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Scritto da Andrea Ferrara

Logorroico intransigente. Lamentoso per passione, Passionale per estro e Modesto per personale acclamazione eroica

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