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Nocturne 1×01/1×02 – Due sole puntate e ci ha già conquistato: La Recensione del nuovo magnetico crime thriller di Apple TV

Nocturne

Attenzione: sono presenti spoiler sulle prime due puntate di Nocturne.

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Quando termina il secondo episodio di Nocturne (in streaming su Apple TV), la sensazione dominante non è quella di aver assistito all’inizio di una nuova caccia a un serial killer, quanto piuttosto di essersi accorti che la caccia non era mai finita. Jurek Walter è rinchiuso, sorvegliato e apparentemente separato dal resto del mondo, eppure continua a occupare ogni spazio lasciato libero dalla paura, dal lutto e dal dubbio. La sua presenza si estende ben oltre la cella nella quale è confinato, insinuandosi nelle decisioni di Jonah Lynn, nella scomparsa che torna improvvisamente a reclamare attenzione e soprattutto nella scelta di Saga Bauer, pronta a oltrepassare una soglia dalla quale potrebbe essere molto più difficile tornare indietro.

Il ritorno di Michael Forst, scomparso da tre anni, dovrebbe rappresentare una liberazione. Il momento nel quale una famiglia può finalmente interrompere l’attesa e ricominciare a vivere. Ma in Nocturne ogni ritorno porta con sé una nuova assenza. Il ragazzo è vivo, mentre sua sorella continua a essere introvabile, e questa spoporzione trasforma la speranza in qualcosa di quasi doloroso. Perché dimostra che ciò che sembrava definitivamente perduto potrebbe ancora essere salvato, purché qualcuno riesca a comprendere il disegno di Jurek prima che il tempo cancelli anche l’ultima possibilità. Non si tratta, quindi, soltanto di trovare una persona, ma di stabilire se le vittime di Jurek possano davvero tornare oppure se, una volta entrate nel suo mondo, rimangano per sempre legate alla logica che lui ha imposto.


Nocturne è una serie tv che ti cattura fin da subito.

Nocturne
Credits: Apple TV

È proprio questo il punto nel quale Jonah smette di apparire come l’investigatore richiamato da un caso irrisolto e diventa un uomo costretto a rientrare nel luogo emotivo dal quale aveva cercato di fuggire. Il trasferimento in una piccola comunità della Pennsylvania avrebbe dovuto offrirgli una vita più quieta, ma la quiete si rivela soltanto una pausa. Forse persino un’illusione costruita sopra ferite che non hanno mai smesso di sanguinare. Quando il caso torna a chiamarlo, Jonah non sceglie semplicemente di riprendere il distintivo: accetta di riaprire una parte di sé che sa essere pericolosa. Nocturne trova così la propria identità non nella domanda più immediata, ovvero dove si trovi l’ultima ragazza scomparsa. Bensì in quella più inquietante: quanto bisogna avvicinarsi al male per riuscire a comprenderlo?

Jonah sembra convinto che esista ancora una distanza di sicurezza, un confine oltre il quale non è necessario spingersi. Ma già alla fine del secondo episodio quel confine appare compromesso. Jurek non offre risposte, crea condizioni. Non rivela una verità, costringe gli altri a muoversi nella direzione che ha scelto per loro. Ogni informazione ottenuta sembra avere un costo nascosto e persino la scoperta di un vecchio complice, invece di semplificare l’indagine, allarga il sospetto che il suo sistema non sia mai dipeso da un solo uomo. In questo spazio entra Saga Bauer, che non è soltanto una collaboratrice o una protetta di Jonah, ma la persona attraverso la quale il caso smette di essere una ricerca condotta dall’esterno e diventa un’immersione. La decisione di infiltrarsi non ha nulla dell’impulso eroico e rassicurante, perché nasce dalla consapevolezza che i metodi ordinari non bastano.

E che Jurek parlerà soltanto se crederà di avere davanti qualcuno sul quale esercitare il proprio potere.

Nocturne
Credits: Apple TV

Saga accetta dunque di trasformarsi in un’esca, ma la vera inquietudine deriva dal fatto che un’esca, per funzionare, deve esporsi abbastanza da sembrare vulnerabile. Dovrà permettere a Jurek di osservarla, interpretarla e trovare il punto esatto nel quale tentare di spezzarla. È qui che il rapporto tra lei e Jonah acquista un peso ancora maggiore. La loro vicinanza ha qualcosa di familiare, quasi paterno. E rende la missione di Saga una forma di tradimento reciproco compiuto in nome della salvezza di un’altra persona. Jurek, intanto, non ha bisogno di evadere. Perché gli basta convincere chi lo circonda a portargli ciò che desidera: attenzione, fragilità, segreti e nuovi rapporti da deformare. La sua forza non dipende soltanto da quello che ha fatto, ma dalla possibilità che esista sembra un ulteriore livello del suo progetto, nascosto dietro ciò che gli investigatori credono di aver finalmente compreso.


Dopo due episodi, Nocturne ha già chiarito che la salvezza non coinciderà necessariamente con il ritrovamento della ragazza.

Tornare a casa non significa tornare integri, così come imprigionare un assassino non significa neutralizzarne l’influenza. Il ragazzo ricomparso è la prova vivente di questa contraddizione: rappresenta una speranza concreta, ma porta con sé un’oscurità che nessuno può ancora misurare. La sua presenza dice che la sorella potrebbe essere viva, ma suggerisce anche che sopravvivere a Jurek non equivale a liberarsi di lui. Quando Saga si prepara a entrare nel territorio mentale dell’uomo che tutti vorrebbero tenere a distnaza, Nocturne ci lascia quindi davanti a una porta che si sta chiudendo alle sue spalle.

Sappiamo perché deve attraversarla e comprendiamo perché Jonah non riesca davvero a impedirglielo. Ma avvertiamo anche che Jurek stava aspettando proprio questo momento: non l’occasione di tornare libero, bensì quella di far entrare qualcun altro nella propria prigione. Ed è con questa sensazione che Nocturne continua anche dopo i titoli di coda, come se il terzo episodio fosse già cominciato nel silenzio lasciato dal secondo.