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By order of Peaky f***ing Blinders

Peaky Blinders

Un grido, la motivazione del potere, della forza e della fama. È l’urlo gridato con rabbia e violenza da chi sta scrivendo la storia a chi attonito guarda immobile. Basta pensarlo, ripeterlo sussurrando e poi gridarlo al mondo intero per lasciare che l’eco delle parole da solo faccia la storia. Per ordine dei Peaky Blinders il mondo sta per cambiare, by order of the Peaky fucking Blinders la rivoluzione si sta compiendo!

Destrutturata e malinconica, la società del dopo guerra è il caos che pian piano riempie le strade e l’aria, la nebbia che si fa strada e pretende spazio e importanza come a sottolineare che la battaglia non è finita. Le macerie sono ancora tutte lì. Agli angoli delle strade in piena vista e nelle menti dei sopravvissuti. Dalla distruzione del tempo nasce una nuova epoca, con nuovi protagonisti e una nuova storia che aspetta solo di essere scritta. Bisogna alzarsi in fretta, riprendersi dal passato e tornare a essere pronti ad affermarsi. Sono tutti in corsa, ma i Peaky Blinders sono il giusto terrore e la migliore soluzione alla deriva.

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Diventa essenziale affermare con forza la propria natura, come autori della rinascita. Dopo ogni sanguinaria spedizione la conferma di una famiglia che sta crescendo sta tutta in quell’espressione, come l’aggiunta di ghiaccio nel Gin di Thomas, diventa inconsapevole ma fondamentale. È un ordine, un ordine dato dai Peaky Blinders.

A proposito di protagonisti, c’è Arthur. Il fratello di Thomas, quello che rappresenterebbe il braccio in un’ipotetica concezione in cui Thomas è la mente. È lui a ricalcare quel grido, in un locale appena conquistato, come in ogni altra situazione di vittoria. È lui a gridare per la prima volta in un microfono la voglia di potere della famiglia a cui appartiene. Una famiglia che ha scelto di servire e per la quale perderà il senno senza più riuscire a riprendersi.

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By order of Peaky fucking Blinders è l’ultimo, straziante rumore prima della definitiva sconfitta. È questo che il nemico deve ascoltare, è quello che ricorderà negli anni e negli anni continuerà a fargli paura. Come conclusione di un gesto estremo a dimostrazione di una forza e di un’onnipotenza fuori dall’immaginario comune.

Prende forma e diventa, nelle sue ripetizioni sempre di più, il marchio di fabbrica dei Peaky Blinders, fautori del destino della Birmingham del ‘900 e del mondo di quel tempo. Va ad aggiungersi ai simboli propri della famiglia, tutto quello che potrebbe essere disegnato nella loro immensa caricatura, accanto al caratteristico cappello e all’abbigliamento tipico di quegli anni.

Rappresenta quindi una tappa, una vera e propria dichiarazione di guerra contro chiunque abbia il coraggio di mettersi sulla loro strada. La volontà di Thomas di andare sempre più in là e la voglia di Arthur di vendetta contro la società, la guerra appena finita e contro se stesso. Questo ordine li tiene in vita, Arthur dalla parte di uno scomposto equilibrio, Thomas dalla parte di un’insaziabile tristezza.

Allo stesso tempo è anche il grido di rappresentanza degli uomini del gruppo. La differenza nella rivoluzione di genere di Peaky Blinders è anche questa. Ne consegue lo stesso fondamentale risultato. L’eleganza e l’intensità di quella femminile contrapposta a quella violenta e incisiva degli uomini.

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By order of Peaky fucking Blinders sarà il grido non più sommesso del potere che emerge, che trova spazio tra le macerie dell’imminente ricostruzione. La dichiarazione di guerra che comincia a far tremare qualunque avversario prima ancora della sfida finale.

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Scritto da Alana Santostefano

Si fa fatica a vivere la realtà quando si è capaci di sognare, si è così tanto legati all'astratto che si pensa di dover costruire cose assurde nel presente dell'esistenza unicamente per convincersi di essere vivi.
Sono una sognatrice, una di quelle che si guarda attorno e immagina un'altra vita, una di quelle che non vede l'ora di andare in un posto chiamato 'se stessi' per poter guardare lontano e immaginarsi coperti di nuvole a volare sul tempo.

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