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Un bilancio onesto su Noi

Noi è la serie italiana più discussa del momento, e non potrebbe essere altrimenti. Il nuovo ambizioso progetto Rai fiction è molto chiaro: proporre al mercato italiano, tra le varie produzioni originali, dei titoli internazionali di successo. Noi è infatti, come ben saprete, il remake italiano di This Is Us, la fortunata serie statunitense ideata da Dan Fogelman per la NBC. In questo articolo però, vogliamo fare a meno il più possibile di paragonare i due prodotti, perché forse, per essere il più onesti possibile con Noi, bisogna analizzarla per quello che è, e non per quello che (forse) dovrebbe essere. 

Perché Noi è un ottimo spot per la fiction italiana

La regia di Noi è stata affidata a Luca Ribuoli, che già negli scorsi anni si era reso protagonista di ottime prove, come nel caso di La mafia uccide solo d’estate, L’allieva e Speravo de morì prima. La regia di Ribuoli è lodevole, molto attenta a raccontare le emozioni dei personaggi concentrandosi delicatamente su gestualità ed espressività. Il tutto coadiuvato da una colonna sonora che agisce sulla stessa lunghezza d’onda, ricreando un’atmosfera riassicurante e familiare, a tratti forse stucchevole per chi non ama il genere, ma comunque molto efficace per questi propositi. La colonna sonora è stata realizzata da Andrea Farri e Nada, voce del brano Mille Stelle, decisamente centrale, che si ispira al tema musicale della serie originale. Anche il lavoro svolto in cabina di montaggio è degno di nota: sono riusciti a mantenere sempre alta l’attenzione su tutti i protagonisti, alternando rigorosamente lo sviluppo delle vicende e portandole avanti insieme nel momento giusto, senza far calare mai la concentrazione su una sotto trama o l’altra.

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I personaggi si fanno scoprire piano piano. Prendiamo d’esempio Claudio, che nel primo episodio risulta essere eccessivamente stereotipato: il classico attore televisivo che si sente incompleto e decide di mollare la sua remunerativa carriera per intraprendere una sorta di viaggio di redenzione. E invece con il passare delle puntate sembra più credibile questa sua volontà, sembra che anche lui, che per tutti è il Maestro Rocco, un po’ sempliciotto, abbia qualcosa da raccontare e da far venire fuori. La recitazione in generale non è la migliore mai vista nel panorama italiano, ma non c’è affatto bisogno che lo sia, soprattutto se coralmente si riesce a fare un lavoro come questo. Agli attori, infatti, bisogna dare atto di riuscire a trascinare lo spettatore all’interno della propria quotidianità, in modo semplice ed essenziale, anche qui, con estrema delicatezza. Tra tutti, i personaggi più convincenti sono Pietro (Lino Guanciale) e Cate (Claudia Marsicano), quest’ultima accompagnata da un ottimo Teo (Leonardo Lidi). Guanciale è ottimo interprete di un padre di famiglia buono, d’altri tempi, appurati i problemi dell’uomo Pietro, un padre fragile e forte allo stesso tempo, che decide di tornare a casa con tre gemelli nonostante tutto, ma che non fatica ad ammettere che “è la prima volta che fa il papà”. Cate e Teo sono la coppia atipica, quella meno televisiva, che si prende la scena. Anche qui, pian piano vengono fuori le personalità dei due, tra insicurezze e paure che risultano palpabili. Daniele è il character più fragile di tutti, ossessionato dalla perfezione ed eccessivamente drammatico a volte, ma dimostra di saper essere ironico con suo padre, quando questi ammette di non essere mai stato in un camerino. Anche lui sa essere leggero, ritagliandosi uno spazio in questo family drama all’italiana.

L’italianità che fa bene

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Non deve essere stato per nulla facile realizzare questo adattamento. Lo stesso Ribuoli ha ammesso, nella conferenza stampa di presentazione della serie, che si è trattato del lavoro più ostico, anche più dei titoli originali a cui ha lavorato. Ma il lavoro fatto dagli sceneggiatori è stato sicuramente notevole. Anche la scelta di ambientazioni e costumi del passato è stata molto accurata, la bravura si vede nel riuscire a raccontare la realtà della famiglia Peirò negli anni tenendo sotto controllo i cambiamenti fisici e le trasformazioni in fase di setting. Per quanto l’invecchiamento di Rebecca non sia riuscito molto bene (vera pecca in questo senso), sono stati molto d’impatto invece la scelta del lago, che finora riguarda forse la puntata più intensa emotivamente, e anche quella di legare la famiglia al calcio, che è uno dei marchi di fabbrica dell’italianità popolare. Fa parte della nostra cultura ritrovarsi insieme per vedere le partite della nazionale, ed è stata una scelta azzeccata proporre tra gli episodi centrali la finale del mondiale dell’82, come punto di svolta che ha arricchito i personaggi, in particolare quello di Cate, tra scaramanzie e ritualità, anche queste tipiche della nostra cultura. E ancora il viaggio in più tappe, geograficamente parlando, che porta la famiglia Peirò dalla industriale Torino degli anni 80 alla Roma televisiva in cui Claudio muove i primi passi come attore, fino ad arrivare alla Milano altolocata, capitale del teatro con il quale lo stesso personaggio vuole misurarsi, ed in cui ha trovato la propria dimensione Daniele, stereotipo del perfetto padre di famiglia tutto casa e lavoro. 

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Insomma, il tentativo della Rai è sicuramente da incoraggiare, più che da punire con severe critiche. In un paese in cui il generalismo preferisce serie di più immediata comprensione e familiarità (come Doc, che infatti stravince agli ascolti), serie come Noi e Vostro Onore sono azzardi che fanno bene al panorama italiano per il semplice motivo che osano come pochi, proponendo al grande pubblico (perché di questo si parla) un qualcosa che sicuramente non può avere la presunzione di piacere da subito a tutti, ma che sfida le logiche della tv italiana e fa rientrare Rai fiction nel mappamondo degli adattamenti internazionali, cosa non da poco, con un prodotto ambizioso e comunque godibile, soprattutto se lo si guarda senza i pregiudizi dati dall’aver visto l’originale This Is Us, perché nessuno pensava di fare meglio, ma basterebbe vedere le cose con un occhio critico volto ad analizzare una proposta diversa, un cambiamento, che ogni tanto non fa male.

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