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Modern Love 2: la Recensione della Serie Tv che parla di noi

ATTENZIONE: questo articolo potrebbe contenere spoiler sulla seconda stagione di Modern Love.

Intensa, autentica, viscerale e disperata, scossa qua e là da picchi di lancinante profondità. Sincera e credibile, a tratti più convulsa, in altri più piatta, quasi monocorde. Modern Love si conferma una grande serie e lo fa con una seconda stagione caratterizzata da alti e bassi. Forse meno brillante della prima, ma comunque arguta, incisiva, piena di spunti caldi da afferrare per riflettere sulla complessità della realtà. John Carney torna a riproporre lo stesso format: otto episodi, otto storie, pescate tra le pagine della rubrica del New York Times che ha tentato di raccontare l’amore al giorno d’oggi. Storie di ordinaria straordinarietà, racconti di vita che si incastrano nella complessità del mondo, restituendocelo in tutte le sue multiformi gradazioni. Amazon Prime ha puntato su un prodotto originale e fluido, una serie antologica dagli episodi brevi – una mezz’oretta ciascuno -, scollegati tra loro, ma tenuti insieme da un unico filo aguzzo che penetra la sensibilità di chi guarda: il racconto dell’amore.

Modern Love è una melodia che andrebbe ascoltata tutta insieme, senza interruzioni.

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È un racconto che sembra sgorgare dalla voce di uno stereo nell’afa giallastra dell’estate, un cofanetto di otto cassette da ascoltare lentamente, senza fretta. Si pigia il tasto “play” e si parte, per un viaggio di quattro ore dentro la quotidianità ingarbugliata delle persone. John Carney è una specie di aedo moderno, spogliato di tutti i gingilli dell’epica e prestato a cantore dell’ordinarietà. Sa raccontare con le immagini, con i silenzi. Sa tracciare lo schema di una storia partendo da un incrocio qualunque di una città qualunque e sa spalmarci sopra sensazioni che non si potrebbero spiegare neppure con un lungo trattato. Merito anche degli interpreti che sanno rendere tutto estremamente credibile, estremamente reale. Nel cast della seconda stagione troviamo Minnie Driver, Tom Burke, Gbenga Akinnagbe, Zoë Chao, Lucy Boynton, Dominique Fishback, Isaac Powell, Grace Edwards e – come nella prima stagione – star internazionali del calibro di Kit Harington (Game of Thrones) e Tobias Menzies (The Crown).

Ogni episodio si concentra su una storia diversa, ma tutti hanno a che fare con il sentimento dell’amore, sviscerato qui senza ricorrere a espedienti melensi e sdolcinati. Sull’amore non si accendono i riflettori appariscenti e vistosi di un intreccio complicato e romanzato sino all’estremo: il nocciolo duro di Modern Love, il suo punto di forza, sta nel prelevare a caso dalla congerie vasta della contemporaneità, delle storie che parlino di gente comune, di vita normale. L’esaltazione del quotidiano si palesa attraverso un’operazione di sottrazione: si tolgono tutti gli elementi superflui, gli ornamenti di una trama arzigogolata e piena di pathos, per concentrarsi sulla dimensione interiore, che offre una vastità impressionante di appigli cui agganciarsi per raccontare una storia credibile e potente.

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La seconda stagione di Modern Love sbalordisce meno della prima, perché svaniscono la curiosità per un prodotto nuovo e l’effetto sorpresa che ne consegue.

Ma in questi otto episodi c’è comunque tanto materiale da immagazzinare. L’amore è scoperta, ebbrezza, ma anche dolore e distacco. È un sentimento che rimane vivo nonostante il passare degli anni, una forza travolgente che mette in discussione tutto. È l’amore che attraversa il tempo e sfreccia sulle strade selvagge del ricordo, ma anche l’amore che si insinua a casaccio tra le diversità più radicate e germoglia senza volerlo. Amore inespresso, amore non contraccambiato, amore timoroso, amore disperato: Modern Love si arrampica su tutte le sue sfaccettature, gli offre dei volti, delle storie nelle quali ogni spettatore potrebbe immedesimarsi. I protagonisti di questa serie, in fondo, siamo noi. Noi con le nostre debolezze, con le nostre insicurezze, con la paura di esporci e di metterci in gioco.

La diversità è uno dei temi affrontati da Modern Love: quella lapalissiana e quasi irreale del ragazzo diurno e della ragazza della notte, ma anche quella di due sconosciuti che si incontrano per caso su un treno; quella di una ragazza innamorata del suo migliore amico, così come quella di una teenager alla scoperta della propria sessualità. Ogni persona vive una sua realtà, è questo che ci suggerisce l’episodio 2: bisogna provare a stare insieme negli spazi che si sovrappongono. Consapevoli che le cose non si incastrano mai perfettamente, ma lasciano spifferi, fenditure, strappi aperti. John Carney riesce a raccontare la complessità del mondo moderno attraverso gesti semplici e naturali: l’episodio di Kit Harington – intitolato forse volutamente “Estranei su un treno” – è l’unico che fa riferimento alla pandemia e riesce a raccontarla senza eccessive slabbrature, in maniera delicata e allo stesso modo potente. È il nostro mondo piccolo che all’improvviso diventa grande, interessante, meritevole di essere raccontato.

La regia è straordinaria, tutti i pezzi si incastrano perfettamente. Le inquadrature sono sbilanciate quando devono raccontare un disequilibrio, ferme e salde quando scoperchiano certezze. Fotografia e scenografia contribuiscono a delineare un racconto impregnato di poesia, reso ancora più suggestivo dalla voce narrante che accompagna ogni episodio. Ci sono puntate meno brillanti di altre, ma il colpo d’occhio è quasi sempre straordinario. Manca l’episodio conclusivo che rimette insieme tutti i tasselli del puzzle – uno dei pezzi forti e più originali della prima stagione. Qui Carney sceglie di lasciare tutto aperto, di non ricongiungere i fili, anche perché stavolta c’è una distanza geografica tra gli episodi difficilmente condensabile in un unico finale. I racconti restano aperti, alcuni più di altri. Spetta a chi guarda fantasticare sull’epilogo o lasciare tutto in sospeso. Perché in fondo Modern Love insegna anche che non esistono risposte certe, che tra un lieto fine e una rottura si dipana un’infinita vastità di altre possibilità. Questa serie affascina perché non rimane mai uguale a se stessa, ma si prende il tempo per sbalordire, per commuoverci e per confermarsi per la seconda volta una scommessa assolutamente vinta.

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Scritto da Serena Verrecchia

Esistono milioni di storie al mondo, preziose e inimitabili. Il nostro compito è solo quello di scovarle, portarle in superficie e imparare ad amarle.
Scrivo di serie tv per un insopprimibile desiderio di bellezza, perché nelle storie, specie in quelle belle, ho trovato il mondo che vorrei.

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