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Le sit-com non funzionano più perché non sanno più raccontare la nostra epoca

modern family

Quando si parla di sit-com, si pensa sempre agli stessi titoli: Modern Family, Friends, How I Met Your Mother, The Big Bang Theory. Questo per citare solo alcuni degli show televisivi che più ci hanno intrattenuto nel corso degli anni. Peccato però che, se si guarda bene, ci si rende conto che tutte queste serie risalgono a più di una decina di anni fa. È vero che The Big Bang Theory si è conclusa solo nel 2019 e Modern Family addirittura nel 2020, ma si tratta comunque di serie tv che sono state lanciate nel decennio scorso.

A ben guardare, Friends, ritenuta al pari di Seinfeld la madre di molte sit-com (New Girl in primis) è stata una delle icone degli anni Novanta.

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La prima puntata è andata in onda nel 1994 e la decima (e ultima stagione) è stata trasmessa esattamente dieci anni dopo, nel 2004. Se ci si fa caso, il boom delle sit-com è partito proprio da lì. Probabilmente gli orfani di Friends chiedevano a gran voce un prodotto che li compensasse del vuoto venutosi a creare. Ed ecco che sono arrivate How I Met Your Mother, The Big Bang Theory e Modern Family.

Ora, però, conclusasi anche Modern Family, che cosa ci è rimasto?

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Purtroppo negli ultimi decenni non sono stati realizzati prodotti televisivi in grado di eguagliare questi giganti della comedy. Ma perché ciò avviene? Il punto è che Friends non era solo una sit-com simbolo degli anni Novanta, ma anche l’icona di un’intera generazione. I sei protagonisti sono dei giovani adulti fra i venticinque e i trent’anni, alle prese con le vicissitudini di qualunque persona della loro età: lavoro, amore, ricerca di stabilità. È vero che la serie è ambientata nella Grande Mela, ma anche i giovani di altre nazionalità, italiani compresi, si sentivano rappresentati da questo gruppo sgangherato e riuscivano a immedesimarsi in almeno uno dei personaggi.

Lo stesso discorso si può fare per How I Met Your Mother.

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Nonostante la serie non si possa propriamente definire figlia di Friends, è innegabile il fatto che How I Met Your Mother abbia preso molto dalla sit-com degli anni Novanta, riuscendo a rappresentare tutte le possibili sfaccettature dei millenial. C’è Barney, il donnaiolo che rifugge qualsiasi relazione stabile e ha il terrore dei rapporti affettivi, Ted che cerca ossessivamente il vero amore con cui sistemarsi e avere figli. Ci sono Lily e Marshall, la coppia stabile che sta insieme dai tempi del college e Robin, la ragazza con la fissa della carriera e il rifiuto di qualunque cosa anche solo lontanamente romantica.

Ma ciò che rende How I Met Your Mother unica è il fatto che i personaggi, malgrado le apparenze, sono tutto meno che stereotipati. Sotto la facciata, Ted, Robin, Barney, Lily e Marshall sono ricchi di sfaccettature. Ciò che si vede di loro, a primo impatto, li rappresenta, ma non è tutto. È solo una parte della loro personalità, quella che scelgono di mostrare agli altri.

Ma il pubblico impiega molto poco a capire che quella è solo la punta dell’iceberg. Ed è proprio questo aspetto che rende i personaggi incredibilmente veri.

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Per questo motivo How I Met Your Mother, al pari di Friends, viene considerata una serie simbolo di una generazione. Perché sotto la patina da comedy, i protagonisti sono reali, umani. Ed è molto semplice immedesimarsi in loro, così come è facile comprendere i loro problemi.

Le difficoltà e le vicende che si affrontano in queste due comedy toccano profondamente i millenial, che comprendono perfettamente quel senso di incertezza e instabilità che attanaglia i protagonisti. I ragazzi nati fra gli anni Ottanta e Novanta sanno bene cosa significhi trovarsi in balia di un mondo che pretende molto da loro e che non è pieno di grandi possibilità lavorative. Sanno cosa vuol dire barcamenarsi fra lavori part time e stage malpagati. E comprendono bene anche l’affannosa ricerca di un’anima gemella che, in qualche modo, possa regalare loro una parvenza di stabilità.

In sostanza, il successo di queste comedy è legato proprio alla fedele rappresentazione di una generazione.

Questo discorso vale parzialmente anche per New Girl, che però, sotto la risata e la leggerezza offre un quadro se possibile ancora più pessimistico. I coinquilini che vivono nel loft della serie sono degli eterni bambini, dei Peter Pan che hanno paura di diventare adulti. Ci vorranno ben sette stagioni per avviare un percorso reale di crescita.

Jess, Nick, Wilson e Schmidt fanno veramente fatica ad entrare nella vita adulta. Nel corso della narrazione, più volte si sono verificate circostanze che avrebbero implicato un assumersi di responsabilità da parte loro. Peccato che quasi mai le abbiano colte. L’ingresso nel mondo dei grandi era lì, davanti a loro, che battevano i piedi e fuggivano come dei bimbi capricciosi. Ma, per quanto il quadro offerto sia desolante, i millenial si sentono rappresentati anche da questo.

The Big Bang Theory andrebbe considerata a parte.

La differenza sostanziale con le comedy sopracitate consiste nella scelta dei protagonisti, che sembrano far parte di un mondo diverso.

Al centro della trama, infatti, c’è un gruppo di ricercatori del California Institute of Technology, che certo non hanno nulla a che fare con gli allegri festaioli di How I Met Your Mother. Sheldon, Leonard, Howard e Raj, anziché trovarsi tutti insieme al pub, preferiscono stare a casa per giocare a Dungeons and Dragons. Sanno tutto di fumetti Marvel e DC e adorano il Signore degli Anelli. Sono dei veri e propri nerd, insomma. E la loro vita viene sconvolta dall’arrivo di una dirimpettaia particolarmente attraente, Penny. La ragazza, dal canto suo, è il classico stereotipo della bionda un po’ svampita. Anche se nel corso della stagioni avrà modo di dimostrare che “oltre alle gambe c’è di più”. Lo stesso, naturalmente, vale per il gruppo di nerd, che deciderà di aprirsi rivelando anche il suo lato più “umano”.

Nonostante il target sia molto diverso da quello delle comedy precedenti, la serie ha avuto altrettanto successo. Questo perché ha deciso di rivolgersi a quella fetta di pubblico che ancora non trovava una rappresentazione fedele. A ben guardare, infatti, i protagonisti delle comedy precedenti erano tutti molto simili. Giovani, attraenti, festaioli. Nessuno, prima di The Big Bang Theory, aveva pensato di dedicarsi al mondo dei nerd. E con il senno di poi, è stata una scelta vincente.

Un discorso ancora diverso va fatto per Modern Family.

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Modern Family ha avuto una brillante intuizione, opposta rispetto a quella dei creatori di The Big Bang Theory. Anziché rivolgersi a degli spettatori “di nicchia”, ha deciso di prendere la più grande fetta di pubblico possibile. Come? Parlando della famiglia.

Protagoniste di Modern Family sono infatti tre famiglie, tutte legate da legami di parentela. Ma la particolarità è che vengono mostrati dei nuclei familiari molto diversi fra loro. C’è infatti quella che potrebbe definirsi famiglia tradizionale, i Dunphy. Ed è quella formata da Claire, Phil e dai loro figli Haley, Alex e Luke. Ci sono poi i Pritchett, cioè Jay, padre di Claire e Mitchell, Gloria, la sua giovane moglie, Manny, suo figlio e Joe, il piccolo della famiglia. Infine, abbiamo i Tucker-Pritchett, nucleo familiare formato da Mitchell e dal suo compagno Cam, oltre che da Lily, loro figlia adottiva.

Anche solo da questa descrizione, è facile comprendere perché Modern Family abbia avuto successo.

I tre nuclei familiari raccontano infatti un’intera epoca. La famiglia che potrebbe definirsi “tradizionale” è affiancata da quella del padre, che in seconde nozze ha sposato una donna molto più giovane di lui, che già aveva un figlio del primo matrimonio. Infine, c’è la famiglia formata da due uomini che hanno deciso di coronare il loro amore sposandosi e adottando una bellissima bambina.

Le tematiche trattate sono dunque molto attuali. Si parla di adozioni gay, figli acquisiti, seconde nozze e divorzi. Tutti argomenti che potrebbero essere delicati, ma che in Modern Family vengono raccontati in maniera approfondita e, soprattutto, senza offendere nessuno. Nonostante la leggerezza della serie sia solo una facciata, riesce a dare al tutto quell’aura di divertimento e comicità che riesce a intrattenere senza mai infastidire.

Il pregio di Modern Family è che rappresenta tutti, ma proprio tutti.

Chiunque può ritrovarsi nella comedy, anche perché vengono coinvolte tre diverse generazioni. E non solo: i personaggi crescono o invecchiano, rendendo il pubblico parte del loro percorso. Al punto che congedarsi dallo show è un po’ come salutare un pezzo di se stessi.

Altra caratteristica vincente della serie è il suo linguaggio, che ha uno stile narrativo moderno. Spesso e volentieri i personaggi si rivolgono direttamente al pubblico, rompendo la quarta parete. E non all’interno della narrazione, ma come se si trattasse di interviste “a parte”. La struttura, dunque, è molto simile a quella del reality, un prodotto televisivo che infatti ha segnato tutti gli anni Duemila. Anche nella struttura narrativa, quindi, Modern Family è rappresentativa di un’epoca.

Ed è proprio questo il motivo per cui queste grandi comedy sono state vincenti: hanno rappresentato un’epoca.

La domanda è: si può dire lo stesso delle comedy che circolano ora? Purtroppo no. Questo perché il mondo attuale è davvero troppo sfaccettato e complesso. Ci sono moltissime realtà diverse che meriterebbero di essere rappresentate, ma non riescono a trovare voce.

La realtà degli anni Novanta e Duemila era più comprensibile, più facilmente catalogabile. Ora, complice anche il boom dei social network e della tecnologia in generale, siamo tutti più vicini, ma anche più distanti. Ci si è aperto davanti un mondo di possibilità e scenari diversi, sfaccettati, difficili da conoscere. E quei giovani che si sentivano rappresentati dalle sit-com ora sono adulti.

I prodotti televisivi cercano ora di rivolgersi alla generazione Z, che potrebbe costituire il target di pubblico vincente. Ma non è semplice rappresentare questa potenziale fetta di pubblico, più sfuggente e meno amalgamata delle precedenti. Potrà sembrare banale, ma i ragazzi di oggi non hanno l’ingenuità di un tempo. Conoscono più cose e, conseguentemente, sono più esigenti. È difficile accontentarli e le comedy vanno avanti a tentativi ed esperimenti. Il risultato è che spesso il target a cui si rivolgono non è soddisfatto, mentre i millenial non si sentono rappresentati e, quindi non sono invogliati alla visione. Motivo per cui preferiscono rifugiarsi nei prodotti del passato, entrando in un loop di rewatch.

L’unica comedy che fa eccezione è (forse) Brooklyn Nine-Nine.

Brooklyn Nine-Nine

Nonostante sia ben lungi dal mostruoso successo di Friends, Brooklyn Nine-Nine riesce a conquistare il pubblico perché, al pari di un altro grandissimo titolo come The Office, racconta un ambiente di lavoro ben definito. La vita all’interno di un distretto di polizia può attrarre perché è un mondo che sentiamo lontano dalla quotidianità. Quindi, in parte può affascinare per quello, in parte perché ogni ambiente lavorativo ha delle dinamiche simili che tutti possiamo comprendere. E proprio perché le capiamo, ci fanno ridere. D’altra parte, anche Boris fa ridere tutti, addetti ai lavori e non. Perché in ogni ufficio c’è uno stagista che viene schiavizzato, o una segretaria che non ha molta voglia di lavorare.

Ma il successo che ha ottenuto l’ultima, grande comedy, cioè Modern Family, rimarrà forse imbattuto per molto, molto tempo. Almeno fino a che non si riuscirà a trovare la giusta chiave per rappresentare un’epoca confusa e sfaccettata come quella che stiamo vivendo.

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Scritto da Giulia Losi

Dovevo essere un architetto, ma ho avuto un piccolo "cambio di rotta" e mi sono innamorata del cinema. Mi sono laureata in teatro, cinema, danza e arti digitali alla Sapienza di Roma e ho voluto scrivere di cinema e serie tv, le mie due grandi passioni.

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