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Cosa ci manca davvero di Misfits

È davvero possibile che Misfits ci manchi così tanto in questo periodo così ricco di nuovi e originalissimi spunti seriali?

Assolutamente si, nessun dubbio. Misfits è stato per molti la terrazza d’affaccio alle serie e continua ad essere ancora oggi uno dei telefilm più discussi e menzionati nel panorama seriale.

Ho amato Misfits come poco altro e nonostante nel tempo abbia perso un po’ di smalto ne è sempre valsa la pena, anche solo per sentire più volte possibile la sigla. Molto spesso la fine del successo straordinario di questa serie si fa coincidere con la fine della terza stagione, anche se l’uscita di scena di Nathan ad inizio terza ha scosso parecchi animi.

Allora cominciamo pure dalla fine. Delle ultime stagioni ci manca indubbiamente Rudy, e intendo Rudy uno, due e tre. Personalmente per il tre avrei preferito vederlo di più, ma anche in un solo episodio ha dato il meglio di sé. È stato fin dall’inizio visto come il sostituto di Nathan, ma il paragone non deve esserci, tutto il gruppo originario è stato cambiato e parlare di sostituzione sarebbe riduttivo. Chi invece non ha bisogno di presentazioni è Abby, che ricordiamo adesso è impegnata nel ruolo di Lizzie in Peaky Blinders. In poche puntate ha saputo dare quel pizzico di leggerezza e stravaganza in più che in Misfits non ha mai fatto male. Nonostante non abbia avuto un passato ha creato la sua storia ed è stata forse introdotta troppo tardi. E la testuggine… la vicenda del fidanzato chiuso dentro una testuggine è stata stupenda. Ci manca veramente tanto anche lei.

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Naturalmente sarebbe scontato dire che dopo anni continuano a mancarci tutti i personaggi del gruppo originale. Ognuno di loro è stato protagonista del successo di Misfits. Le prime due stagioni sono state completamente in balia di questi cinque ragazzi che hanno ottenuto il massimo. Ci mancano i loro volti, e si, anche le battute oscene di Nathan.

Misfits ha amalgamato insieme generi che apparentemente non hanno nulla a che fare tra loro, costruendo puntata dopo puntata, stagione dopo stagione, un capolavoro unico. Alla fantascienza si è unito il trash, allo black humor abbiamo visto intrecciarsi il carattere tragicomico e insieme hanno dato vita a ciò che ci ha tenuti incollati allo schermo per anni.

Ad un certo punto siamo arrivati anche a cercare di costruirci una mappa mentale del luogo, era come se ogni posto nuovo fosse solo un po’ più in là dal centro sociale, come se tutti i palazzi circondassero il lago. Alla fine ci si ritrovava sempre nello stesso posto, a guardare il lago appoggiati ad una ringhiera, sulla terrazza del centro sociale o seduti sui divanetti utili solo a prendere pioggia e all’estetica zen.

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Quando si parla di Misfits si pensa spontaneamente all’arancione. Inconsapevolmente questo colore ci riporta alla mente una storia che non abbiamo vissuto in prima persona ma che abbiamo piacevolmente osservato. Come se anche noi avessimo indossato quelle tute, anche se probabilmente stanno bene solo su di loro.

Le storie assurde, i risvolti inaspettati e le situazioni impossibili che diventano possibili, è veramente difficile trovare qualcosa che non ci manchi. Forse gli improponibili assistenti sociali, anche perché non abbiamo mai fatto in tempo a conoscerli a fondo. Eppure anche le loro morti hanno segnato capitoli importanti, ogni loro sepoltura in quello che poi è diventato un cimitero sotto un ponte, ha chiuso un cerchio.

Misfits però ha insegnato anche qualcosa di più profondo, in qualche modo ha dato prova di come la sofferenza a volte sia così terrena e insignificante, ingigantita o anche presa troppo alla leggera. Questa serie tratta ogni argomento allo stesso modo, eliminando qualsiasi tabù e utilizzando una superficialità che non è mai banale, solo volgare, come d’altronde è nel suo stile.

Leggi anche: Quei pazzi di Misfits

Written by Alana Santostefano

Si fa fatica a vivere la realtà quando si è capaci di sognare, si è così tanto legati all'astratto che si pensa di dover costruire cose assurde nel presente dell'esistenza unicamente per convincersi di essere vivi.
Sono una sognatrice, una di quelle che si guarda attorno e immagina un'altra vita, una di quelle che non vede l'ora di andare in un posto chiamato 'se stessi' per poter guardare lontano e immaginarsi coperti di nuvole a volare sul tempo.

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