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Love non è una scontata rom-com

Love
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Nella prima stagione di Love, Serie Tv targata Netflix, avevamo fatto la conoscenza dei due protagonisti sfigati e sui generis Gus (Paul Rust) e Mickey (Gillian Jacobs). Lui è un cinefilo che fa da istruttore privato a una giovanissima stella di Hollywood, poco avvenente e dal carattere spigoloso; lei lavora per una radio, anticonformista e desiderabile, dipendente dall’alcol, dalla droga e dal sesso.
I due si sono innamorati per ragioni che restano ancora abbastanza ignote ai più – considerate le loro apparenti e macroscopiche differenze – e nel corso degli episodi della prima stagione abbiamo avuto modo di assistere al lungo tira-e-molla condito di scenate e nevrosi che ha caratterizzato l’inizio della loro relazione.

In attesa della terza e ultima stagione, che arriva il 10 marzo, facciamo un po’ il punto su Love

Serie Tv

Nello stile di Judd Apatow lo spazio riservato all’amore titolare era però piuttosto sacrificato, al punto da far meritare allo show l’epiteto di unromantic comedy.

L’obiettivo di Love sembrava fin dal primo episodio quello di mostrare allo spettatore quanto i legami amorosi possano essere strani e privi di logica. La Serie Tv finisce per farci affezionare a due persone sbagliate che non dovrebbero stare assieme, attraverso meccanismi di identificazione favoriti da una sceneggiatura brillante.

La seconda stagione vede Mickey confessare le proprie dipendenze a un esterrefatto ma ormai rapito Gus. La sad in California comedy (fa tutto tanto La La Land) è diventata una rom-com deliziosa nel suo strizzare l’occhio alle cifre tipiche del genere mantenendo, però, quanto più possibile, l’attenzione su quel realismo che rende tutto più accattivante.

Mickey decide di imbarcarsi nella relazione con Gus nonostante sia alle prese con un lungo processo di riabilitazione; lui si tuffa nei suoi problemi con la buona intenzione di salvarla, che nei fatti si tramuta lentamente in una sorta di paternalismo condiscendente cui lei finisce per reagire sempre peggio. I protagonisti si avvicinano, imparano a conoscersi, si allontanano e si riavvicinano; qui ritroviamo uno zig-zag familiare a tutti gli appassionati di commedie romantiche. Gli ingranaggi sono gli stessi, ma sono oliati dalla messa in scena dai problemi contemporanei della vita quotidiana: lavoro flessibile, social invadenti, ambizione in una società che mira all’eccellenza, stress curato attraverso comportamenti nevrotici quali (appunto) la dipendenza da sostanze.

Love

Alla fine e a dispetto di tutto questo, però, l’amore vince. Letteralmente.

A dispetto dei possibili dubbi che si possano nutrire sulla relazione tra un nerd logorroico e una ragazza bellissima fuori ma non dentro, la vecchia storia d’amore viene tramutata nella nuova storia d’amore in modo brillante. Potrà non essere particolarmente originale, ma colpisce nel segno. Apatow, Arfin e Rust – la triade di creatori di Love – sfidano noi spettatori a non percepire, almeno per un effimero istante, che Mickey e Gus siamo proprio noi. Che sia nella triste Silver Lake di Los Angeles o nelle nostre case sparse agli angoli del globo, la sostanza è la stessa: la spinta a separarsi, per quanto forte, è soverchiata dalla spinta a unirsi. Nonostante tutto.

Non è una Serie Tv che ha per protagoniste persone esattamente felici; qui sta la lontananza dalle rom-com d’altri tempi. Di certo l’amore del titolo non è la magica risposta ai problemi dei protagonisti ma è un aiuto prezioso per provare ad affrontare i problemi sopracitati e il mondo insieme.

Leggi anche: Love – L’amore ai tempi di Netflix 

Written by Serena Faro

Ho attraversato gli oceani del tempo a bordo del TARDIS, ho viaggiato in macchina con Sam e Dean a caccia di mostri, sono arrivata tardi ad un matrimonio a Westeros (meno male) così mi sono diretta a Storybrooke per poi salpare con il capitano Flint. Ho visitato la Londra dei "penny dreadfuls" e la New York dei "mad men". Mi sono ritrovata su un'isola un po' particolare, in attesa di una nuova avventura.

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