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Love: quando l’amore è poco fotogenico

Love, la prima serie di Judd Apatow, conferma alcune cose e ne mostra altre di nuove. L’amore va oltre l’apparenza, l’aspetto fisico e tutte le altre congetture che spesso la società di oggi ci impone. Due persone, seppur totalmente diverse, possono trovarsi e amarsi a modo loro.

La serie è incentrata sulla relazione “romantica” tra Mickey, una ragazza ribelle e sfrontata, e Gus, un giovane nerd a tratti insicuro.

Strano è la parola d’ordine

Love

In Love il contributo più grande è quello del protagonista maschile, Paul Rust. Il plot sembra la fantasia erotica/sentimentale di un nerd: Gus, un insegnante di sostegno impacciato e nasone che lavora sul set di una serie Young Adult tipo Sabrina (ma molto peggio), dopo la rottura con la fidanzata storica finisce coinvolto in una catena di disavventure emotive e sessuali (tra cui un rapporto con due sorelle a una festa). Queste lo portano a conoscere Mickey, dipendente un po’ da tutto: sesso, alcol, droghe. Incasinata e bellissima, lo stuzzica, poi tenta di piazzarlo con la sua coinquilina e alla fine ci si mette insieme.

Gus è uno sfigato. Non c’è altro modo per descriverlo e il punto è che non è il solito sfigato “carino” a cui ci hanno abituato tutte le commedie romantiche: quello che in qualche modo conquista la ragazza grazie a un fascino irresistibile e misterioso.

Gus è estremamente asociale e a tratti antipatico, un’antipatia scatenata all’inizio dalla sua estrema passività agli eventi, il suo costante sopravvivere a qualsiasi attività quotidiana e esperienza della vita. Da cagnolino bastonato si trasforma poi in una persona presuntuosa nel momento in cui le cose per lui girano nel verso giusto e si rende conto di essere addirittura conteso da due donne bellissime.

Dite addio al cliché del ragazzo sfigato, bruttino e quindi umile

Love

Quindi viene quasi spontaneo domandarci: perché Gus ci piace? Cosa ci spinge a guardare la serie?

Diverse persone, infatti, trovano difficoltà a guardare produzioni romantiche in cui i protagonisti si discostano troppo dal proprio ideale. Le ragioni che ci spingono a continuare la visione sono diverse, innanzitutto Love non è una storia d’amore, o almeno non totalmente. Potremmo dire che è l’incipit ma non il fulcro. Inoltre Gus in molti momenti della storia diventa il classico sfigato che, quando gli va tutto bene, inizia a strafare e diventa presuntuoso. Diventa quindi un protagonista molto realistico, tant’è che vi verrà sicuramente in mente qualcuno che conoscete che gli somiglia.

Love ci stupisce proprio perché ci presenta un personaggio a tratti sicuro di sé. Solitamente se un personaggio è brutto la caratterizzazione segue la stessa lunghezza d’onda: timido, chiuso e insicuro. Gus, al contrario, sembra molto più sicuro delle bellissime donne che lo circondano ed è proprio il suo carisma che lo porta a fare conquiste.

Love è un prodotto sui generis per molti aspetti, a partire dal suo format che vede puntate di durata variabile tra i 30 e i 40 minuti, cosa piuttosto rara per una comedy (che di comedy ha poco visto che al massimo ci ruba un sorriso ma mai una vera risata). Nonostante la trama sia piuttosto banale, riesce a trovare spunti interessanti e a giocare con un tipo di comicità diverso rispetto a quello a cui altre serie ci hanno abituato (come The Big Bang Theory), sfruttando a pieno il contrasto tra il realismo della vita vera e il mondo ricco di eccessi e perfezione di Hollywood. Così facendo va a creare realtà credibili e al tempo stesso strane. Se ci pensiamo non sono tante le battute presenti a farci sorridere ma piuttosto l’assurdità di alcune situazioni.

Gus ancora una volta riesce a incarnare perfettamente il prototipo di “persona fuori luogo”, giocando anche con la propria fisicità, così poco conforme allo stereotipo cinematografico americano.

Anche come coppia, Gus e Mickey sono strani (esteticamente parlando). Non sono di certo quelli che quando li guardi dici “che bella coppia“. Piuttosto ti chiedi “come fa lei a stare con uno con lui?”. Ed è proprio su questa domanda che si sviluppa l’intera serie. Mickey è bella, si, ma solo all’esterno (e solo quando non è fatta). Non si cura, non si preoccupa del suo abbigliamento e i suoi capelli sono un disastro il più delle volte (così come lo sono i nostri nella vita di tutti i giorni).

Non è lo stereotipo della storia d’amore

È una coppia imperfetta, e Love in tutte le puntate tenta di dimostrarcelo, basti pensare al loro primo incontro: lei in post-sbornia e lui al supermercato. L’intera serie sembra strizzare l’occhio a un pubblico stanco di attori bellissimi e perfetti. Sembra quasi voler rassicurare il pubblico dicendo “lui è normale, lui è come te e riuscirà a conquistare una ragazza nonostante tutto“.

Come coppia in qualche modo funzionano. Come dicevamo, non è la storia che raccontano i film d’amore, nonostante il titolo possa trarre in inganno, Mickey addirittura lo tradisce e a volte sembra volerlo solo per non restare sola.

Love fa per voi?

Se non l’avete ancora vista e siete in cerca di una serie leggera e dai risvolti comici (ma non troppo) è la serie giusta per voi. Verosimile e introspettiva, Love è ben scritta e benissimo recitata, si vede davvero in un weekend, lasciando la memoria di una singola storia.

Con 3 stagioni e 34 episodi Love è terminata nel 2018, concludendo senza esagerare il ciclo narrativo iniziato nel 2016 e mostrandoci dei personaggi che nel corso del tempo sono cresciuti, maturati e hanno imparato tanto dai loro errori.

All you need is Love cantavano i Beatles più di cinquant’anni fa. I protagonisti di Love, di amore ne hanno tanto bisogno e se l’avete vista o la guarderete, forse ne avete bisogno anche voi.

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Written by Maria Virginia Destefano

Potrei scrivere la solita bibliografia, nome, età, luogo. Ma temo che queste informazioni siano riduttive e alquanto superflue in confronto al mondo che c'è dentro la mia testa. Amo scrivere, amo leggere, se guardate un film o una serie tv con me aspettatevi ogni tipo di commento e di osservazione, la mia visione non sarà mai passiva. La regia è il mio sogno, le luci, le inquadrature. Il piano sequenza è un'arma a doppio taglio, è un'arte, ma come tale non tutti la sanno sfruttare. C'è chi non ha hobby, io ne ho troppi e la scrittura e il videomaking fanno parte di questi.

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