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Love: l’amore insensato e bellissimo che ci restituisce a noi stessi

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Potrebbe essere banale parlare d’amore. Potrebbe essere banale chiamare una Serie Tv Love. O quantomeno pretenzioso. Il cliché è sempre dietro l’angolo e risultare retorici e buonisti più che un rischio è quasi una certezza. Lo è tanto più provando a scrivere una recensione su quella stessa Serie. O almeno lo sarebbe se l’opera in questione non parlasse con semplicità e realismo al nostro cuore.

Love non è una comune rom-com, lo abbiamo già sottolineato, ma è bene rimarcarlo. Non cerca drammi, non ricorre a trovate a effetto. Non fa del facile sentimentalismo il suo cavallo di battaglia. Ci presenta solo due ragazzi con i loro problemi e i loro errori quotidiani. Ci racconta una storia che potremmo vivere. Che forse stiamo già vivendo. E ci colpisce. Ci colpisce in maniera viscerale e sottile. Tanto più in questa terza stagione.

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Sapete, ho conosciuto una persona. Quella persona faceva della lotta all’ipocrisia il suo credo. Non sopportava la retorica. E dentro di sé aveva una grande rabbia per come va il mondo e come vanno le cose. Non lo ammetterà mai ma soffriva e, certo, soffre ancora. Perché, parliamoci chiaro: non è che in questi anni la realtà circostante sia molto migliorata. Però qualcosa nella sua vita è cambiata. Ha conosciuto una persona e ha iniziato a pensare che non ci sia solo banalità in un ‘ti amo’ ma la possibilità di un sentimento autentico.

Quello che Mickey e Gus ci danno è la speranza.

La speranza combattiva di credere che a questo dannato mondo un po’ d’amore non farebbe male. Che a rispecchiarsi in qualcuno si può solo scoprire di non essere poi tanto male. E che se riusciamo a ricevere tanto amore forse siamo anche pronti a donarlo. In primis a noi stessi. Mickey è una ragazza problematica. La potremmo definire aprioristicamente una ‘facile’. Una manipolatrice, una persona pronta a usare il sesso per tornaconto. Ma in realtà, come capiamo ampiamente in quest’ultima finale stagione di Love, non è altro che una donna che deve riscoprire se stessa. Che deve combattere e vincere le proprie incertezze. L’amore improvviso, inaspettato e totalmente atipico di Gus le dona qualcosa. La sicurezza di poter superare il suo lato autodistruttivo. Lentamente abbandona le sue dipendenze, quelle forme d’affetto malato usate per colmare il vuoto che nutriva verso se stessa.

Mickey si trovava in un circolo vizioso senza possibilità, apparente, di scampo. Perché cercava di compensare le sue carenze producendone di nuove. Cercava di allontanare da sé il peso delle proprie colpe non facendo altro che dare sfogo a nuovi istinti autodistruttivi. Si rifugiava in alcol, droghe e sesso e si nascondeva dietro il cinismo di chi vorrebbe solo mandare al diavolo tutto.

Gus l’aiuta a guardare a se stessa con occhi nuovi.

Con gli occhi di chi ama incondizionatamente. Di chi è disposto ad apparire ridicolo per l’altro. Così, gradualmente e in modo del tutto naturale e spontaneo, quel sentimento cresce. L’amore è maturazione. È crescita vicendevole. Se per due intere stagioni abbiamo pensato che Gus fosse quello più “equilibrato” della coppia, ora più che mai ci accorgiamo invece di tutte le sue nevrosi. Di quel problema di rabbia incontrollata che trova sfogo nel secondo episodio di stagione quando sbotta contro un’automobilista che gli aveva tagliato la strada. Scopriamo la sua incapacità di difendere una posizione e affermarsi. Delle infinite bugie dietro cui si è nascosto per piacere agli altri e sentirsi meno infelice.

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Eppure, Gus trova la forza di migliorare. Nel sesto episodio Mickey lo spinge a non mollare, a riprendere a girare la sua miniserie motivandolo e infondendogli quella sicurezza in sé che prima di allora non aveva mai avuto. Il ragazzo compie un percorso di crescita graduale e progressivo che lo porterà con l’undicesimo episodio a confessare a se stesso che

Io ho seri problemi di controllo della rabbia. […] Non lo so, in realtà quello che voglio dire è che ci ho provato. Ho provato a fingermi diverso perché pensaste che fossi il figlio perfetto o il fratello perfetto ma, ecco, invece sono un coglione. E l’unica cosa che funzionava per me era Mickey ma ho rovinato anche quella perché le ho detto che non è pronta a mettere su famiglia. Ma mi sbagliavo. Io non sono pronto a mettere su famiglia. Ed è molto più facile pensare ‘Mickey è quella matta e io quello normale’. Ma il matto sono io.

Sembra passato un secolo da quando Gus affermava, nel terzo episodio, di avere paura che tutto finisse.

Che Mickey potesse stufarsi di lui, paragonandosi a un piatto di maccheroni al formaggio che dopo troppi bocconi inizia a provocare nausea. Quei due ragazzi incasinati e seriamente in difficoltà con se stessi e con le proprie vite non sembravano avere la maturità per costruire qualcosa. Nessuno avrebbe creduto in loro. Ma l’instabilità di ognuno si è trasformata in stabilità di coppia. Le singole nevrosi in occasioni per migliorarsi e sentirsi fieri di farlo. Le difficoltà in momenti per lottare insieme.

Tutto attorno a loro le persone crescono, mettono su famiglia, si responsabilizzano. E finalmente, l’uno a fianco dell’altro, Gus e Mickey sentono di volere la stessa cosa. Sentono di poter essere maturi nella loro immaturità. Di poter essere adulti nella follia di un matrimonio improvviso e non programmato. Nella loro originalità estemporanea e particolarissima trovano stabilità, trovano un amore profondo e semplice. Fatto di sguardi e sorrisi. Come pure di litigi e incomprensioni. Ma sempre con la ferma e incrollabile volontà di andare avanti. Di fare sempre quel passo decisivo che fa tutta la differenza del mondo.

Vedete, abbiamo sempre convissuto con la romantica e distorta convinzione di dover essere pronti per l’amore.

Che la tempistica sia tutto e che finché non abbiamo compiuto una maturazione personale non saremo mai in grado di amare. Love ci ricorda quanto sia insensata quest’idea. Non dobbiamo essere pronti per l’amore ma soltanto scegliere di aprirci al sentimento. Facciamolo con tutte le nostre nevrosi, con i nostri morbosi difetti, con gli errori madornali che abbiamo compiuto e che continuiamo a compiere. Facciamolo con l’assurda convinzione che tutto il peso della nostra imperfezione non si accresca ma possa trovare stabilità nell’amore.

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In Love abbiamo conosciuto due ragazzi. Due ragazzi che convivono con enormi problemi. Con le difficoltà che la nostra complessissima natura ci mette costantemente di fronte. Due ragazzi che hanno scelto di lottare insieme contro le proprie insicurezze e fragilità. Contro errori e debolezze. Nessuno avrebbe creduto in loro due. Ma Mickey e Gus hanno dimostrato che l’amore è tutto ciò di cui abbiamo bisogno. O, quantomeno, è un punto di partenza fondamentale per riconquistare la nostra identità e umanità. Perché, a conti fatti, tutto quello che ci rimane a questo mondo è l’illogicità e l’autenticità di un sentimento che ci restituisce a noi stessi e alla nostra umanità.

Dedicato a Valeria e Simone, i miei Mickey e Gus. Che l’amore possa aiutarvi ogni giorno ad affrontare l’instabilità di una vita insensata e bellissima.

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Written by Emanuele Di Eugenio

Esteta contemplativo (un modo elegante per dire nullafacente), vive immerso tra libri impolverati e consunti osservando il mondo da una finestra. Che sia quella dello schermo di una tv, di un pc o le pagine di un romanzo russo poco importa.

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