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Avete mai osservato attentamente la locandina di Kidding?

Non mi ero soffermata a guardare attentamente la locandina di Kidding.

Ho visto un Jim Carrey sorridente davanti a un cielo azzurro circondato da tanti piccoli oggetti colorati e da altri personaggi in miniatura. “Bello!” – ricordo di aver pensato, ma è finita lì. Una volta conclusa la Serie Tv, ho riguardato con più attenzione: un incidente automobilistico, la ex moglie seduta sulla tomba del figlio, il fratello gemello appoggiato alla stessa lapide. Tutto sotto quella cascata dalla quale è tanto semplice scendere quanto difficile risalire.
Kidding

 

Alla destra di Jim Carrey un colibrì svolazzante. “Aspetta un attimo. Ci sarà qualcosa dietro”, ho pensato prima di andare su Google a cercarne la simbologia. Risposta: “in molte leggende il colibrì viene ritratto come uno spirito in grado di proteggere e aiutare le persone in difficoltà”. Bingo! È lui, Mr Pickles. Condannato a far star bene gli altri.

Alla sua sinistra invece un’ape. Nel cercarne il significato ho scoperto che, secondo Platone, l’anima delle persone oneste e pacate rinasceva sotto forma di questo insetto. Provate a ingrandirne la testa. Avete visto? È Mr Pickles reincarnato in un’ape. Insetto considerato amico delle streghe perché, secondo l’inquisizione, quando una strega mangiava un’ape poteva sopportare qualunque tortura senza mostrare dolore.
Kidding - Ape

Proprio la sua esatta descrizione. Si nasconde dietro quel sorriso tirato, finto, apparente. E ora che guardo meglio lo vedo. Un uomo che non mostra la sua sofferenza anche di fronte alla perdita di un figlio. Fuori la luce, dentro il buio.

Bukowski scriveva:

Mi sono sempre chiesto perché certa gente non sorride mai quando gli scatti una foto. Pensavo che fosse perché alcuni si vergognano o si sentono insicuri. Pensavo che fosse perché la foto, a certa gente, la fai sempre un secondo prima che cominci a sorridere. O un secondo dopo, quando ha smesso. Invece il motivo è un altro. E’ che hanno capito che è meglio sembrare tristi quando ti mettono a fuoco, perché non c’è niente di peggio che voltarsi indietro, e non riconoscersi in un sorriso.

Forse è questo che realizza Mr Pickles.

Kidding inizia quando ci troviamo di fronte a un uomo nuovo, rimasto intrappolato per anni dentro un involucro di finzione, che per la prima volta scopre un’emozione: la rabbia. Che credeva di aver soffocato. Che, a differenza di quello che si può pensare, non è un mostro oscuro. Ma qualcosa di indispensabile per affrontare il mondo. Un istinto naturale.

 

Gli esperti la descrivono come reazione alla frustrazione. E la frustrazione ha origine dal dolore. Quel dolore che in Mr Pickles è rimasto inascoltato per troppo tempo, fino a quando è diventato troppo grande e ha deciso di rompere l’involucro che lo tratteneva per portare un messaggio. Per uscire ha dovuto trasformarsi in rabbia. Perché, se il dolore è fragile e si muove timidamente, la collera sa quello che vuole e sa come ottenerlo.

E quello che vuole è semplicemente farsi ascoltare. Sta cercando di comunicare a Mr Pickles che qualcosa nella sua vita non procede per il verso giusto a causa della sua inerzia di fronte agli eventi. Gli sta suggerendo di fare un cambiamento. Ma Mr Pickles non è abituato a gestire le emozioni. E cosa succede a un sentimento che esplode? Succede che diventa pericoloso, spaventa. Succede che quando si innesca la miccia, difficilmente si spegne.

Kidding è geniale sin dalla sua locandina che si adatta alla perfezione al suo protagonista. Descrive la vita. Descrive l’ingiustizia e la frustrazione nel non poter tornare indietro, la paura di fare la scelta sbagliata. Descrive la difficoltà nel raggiungere la propria serenità senza ferire nessuno. Mr. Pickles vorrebbe che chiunque se lo meriti possa stare bene. Ma questo non è possibile. Non sarebbe reale. Perché il mondo è crudele.

Proprio come nella scritta che appare accanto a Jim Carrey. “Hi cruel world”. Non è un “Addio mondo crudele” ma un “Ciao”. Come se volesse dire “Ora ti vedo con nuovi occhi e mi presento”.

In Kidding ogni personaggio è imperfetto, come nella realtà d’altra parte. Un mondo di persone che si divide tra quelli che non sentono il bisogno di sforzarsi per piacere e quelli come lui: costretti  a trincerarsi dietro una maschera di oro massiccio. Luminosa e pesante. Ma, se ci mostriamo perfetti in un mondo di persone imperfette, come possiamo trovare qualcuno con le imperfezioni che si incastrano con le nostre?

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Written by Desiree Bertana

Appassionata di cinema da sempre, in un secondo momento scopro le Serie Tv: film, ma che durano di più.
Così ho più tempo per affezionarmi ai personaggi che puntualmente muoiono, ritrovarmi a dover elaborare il lutto per poi ricominciare ad affezionarmi ad un altro che morirà, mi dispererò e ci ricadrò.
Forse dovrei limitarmi a guardare sit-comedy.

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