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Perchè Il Commissario Montalbano è la Serie Tv più vista in Italia

Montalbano

Il Commissario Montalbano è ormai dal 1999 un’opera televisiva entrata nella cultura dello spettatore italiano, e non solo dell’appassionato di gialli e polizieschi; se così fosse, infatti, se cioè la Serie Tv di produzione Rai avesse un pubblico ristretto al genere che propone, non sarebbe la più vista in Italia. Ma quindi perchè, a distanza di ben 19 anni dalla prima puntata, Montalbano non solo continua a essere seguito, ma soprattutto punta a record di ascolti sempre più alti ogni volta che una nuova puntata viene mandata in onda?

Ci siamo posti questo quesito e proveremo a dare una risposta, partendo innanzitutto da una fondamentale premessa: il pubblico italiano è sempre stato appassionato e si è facilmente affezionato nei decenni a telefilm polizieschi (possibilmente di produzione italiana) che constano tra i protagonisti attori molto famosi; si pensi, fra tutte, a un’opera come Il Maresciallo Rocca, rudimentale a volte nella scenografia e occasionalmente banale nella trama, ma che vede protagonista un genio del teatro e del cinema come Gigi Proietti. Detto questo, vediamo cosa ha di speciale Il Commissario Montalbano.

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Partiamo da un dato secondario ma da non sottovalutare: la struttura delle stagioni. Per chi non lo sapesse, Montalbano è formato da 12 stagioni con soli 30 episodi; ciò significa che le stagioni con più episodi ne contengono 4, mentre tutte le altre sono composte soltanto da 2 puntate. Questa struttura conferisce, in realtà, un formato cinematografico alla Serie che si sposa perfettamente con le abitudini e le preferenze del pubblico italiano: la maggior parte, infatti, preferisce vedere un film la sera piuttosto che una puntata di qualcosa già iniziato o che si è “costretti” a seguire nelle settimane successive. Se pensiamo, infine, che ogni puntata è autoconclusiva, il quadro è completo: i personaggi e gli ambienti sono sempre gli stessi, ma le storie cambiano sempre, comportando dunque la possibilità di vederle senza seguire un ordine e, per così dire, “senza impegno”.

Parlando della struttura esterna, diventa automatico parlare di quella interna che va individuata come il principale motivo del funzionamento innegabile della Serie: la scrittura di Andrea Camilleri. Il Commissario Montalbano, infatti, trae ispirazione dai numerosi romanzi scritti dalla pungente penna dell’autore siciliano, capace di creare un mito letterario e, successivamente, televisivo.

La coerenza e l’intensità della trama è accompagnata da una puntuale costruzione dei personaggi protagonisti e di quelli secondari, riuscendo a creare un piacevole contrasto tra comicità e dramma. A tal proposito, infatti, si pensi alla principale contrapposizione che si viene a evidenziare nel corso delle puntate: quella tra istituzioni e gente comune, possibilmente poco acculturata. L’uso del dialetto è fondamentale per la resa della distanza che la povera gente siciliana avverte rispetto a figure come ispettori o commissari di polizia che però, a differenza di altre istituzioni, vivono quel tipo di ambiente e sanno bene come capirlo e mescolarsi a esso.

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Ovviamente, per tornare al discorso iniziale applicabile anche al Maresciallo Rocca, i personaggi letterari devono avere i giusti interpreti per essere considerati riusciti; in questo senso, sembrerebbe che Luca Zingaretti sia nato per interpretare il Commissario scorbutico ma dal cuore buono che abbiamo imparato a conoscere sia nei libri che nella Serie. Ma non è solo; Montalbano è sempre accompagnato da due fedeli colleghi, interpretati da altrettanto brillanti attori di teatro: Mimì Augello, interpretato da Cesare Bocci; Giuseppe Fazio, messo in scena da Peppino Mazzotta. Senza contare le guest star che si sono susseguite nel tempo, da Giancarlo Giannini a Fabrizio Bentivoglio, nomi che rientrano in quel profilo di popolarità che piace al pubblico italiano.

Si potrebbe dire, allora, che se lo schema delle storie è sempre lo stesso (nonostante gli eventi cambino) ciò significa che agli italiani piace in qualche modo la ripetitività. Forse più che questa, l’espressione esatta per rendere l’idea è che agli spettatori italiani piace stare in una “comfort zone”, in cui sa già quali sono le dinamiche ma non conosce gli sviluppi potenziali delle stesse.

Il fatto, inoltre, che il finale molto spesso (non sempre, va sottolineato, e comunque mai in via assoluta) sia un lieto fine conferma questa tesi della confort zone, una sorta di tradizione letteraria e non che è cara sempre al grande pubblico, di qualsiasi nazionalità esso sia. Sarebbe bello, invece, vedere osare di più, nel momento in cui si è appurato che Il Commissario Montalbano verrà guardato comunque.

Non va dimenticato, infine, il ruolo fondamentale che ricopre il canale che trasmette la Serie: Rai 1. Sembrerà secondario ma Mamma Rai riesce ad attirare categorie di spettatori che mai probabilmente proverebbero a guardare una serie poliziesca complessa come questa, ricca di contrasti, uno su tutti (a parte quello con le istituzioni prima citato) quello dell‘idillio rappresentato dai stupendi paesaggi siciliani reso apparente dalla cruda realtà dei crimini che in quegli stessi luoghi vengono commessi.

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Se volessimo banalizzare, dunque, potremmo dire che Montalbano funziona perchè è fatta bene e nasconde bene i suoi difetti perchè alcuni di essi vengono visti come pregi da parte dell’audience. E quando l’audience diventa internazionale (Montalbano è anche una delle Serie Tv italiane più viste all’estero) forse dovremmo pensare che anche noi, in Italia, sappiamo fare qualcosa che vale, senza far saltare in aria palazzi o permettere ai protagonisti di volare.

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Written by Alessandro Fazio

"Una vita basta a malapena per diventare bravo in una cosa, quindi devi stare bene attento a quello in cui vuoi diventare bravo" (True Detective). Seguire le passioni è la linfa vitale della mia esistenza.

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