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L’interesse maniacale per la psicologia del crime contemporaneo

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Quanto siamo legati alle tenebre? Ne siamo spaventati ma allo stesso tempo siamo sorpresi e curiosi di scoprire cosa c’è di così oscuro e terrificante. D’altronde è di psicologia che stiamo parlando, dello squarcio nel velo di Maya e del farsi spazio tra le ragnatele di un mondo sotterraneo che alla luce del sole non si vedrebbe. Ma perché arrivati a questo punto di ascesa, le Serie Tv si avvicinano sempre di più a qualcosa di nascosto, a qualcosa da sempre etichettato come di secondo piano, futile addirittura?

È pur vero che la psicologia è una scienza giovane, nata da poco e ancora non del tutto esplorata. Ed è altrettanto vero che nei primi anni dalla sua nascita chi si affacciava a questa nuova disciplina lo faceva molto spesso con irruenza e noncuranza. Basti tornare nel passato più recente, dare uno sguardo a Zimbardo che, ignaro delle conseguenze, mise a dura prova l’identità e la resistenza dei suoi allievi esortandoli a partecipare ad un gioco di ruolo, che divenne famoso come esperimento della prigione di Stanford.

In maniera del tutto casuale divise gli studenti tra guardie e carcerati invitandoli a comportarsi proprio come la loro nuova divisa gli imponeva di fare. L’esperimento durò molto meno di quanto previsto proprio a causa dei risvolti drammatici che si erano creati: le persone a cui era stato dato il ruolo di guardie si sentivano in diritto di fare qualunque cosa, senza alcun tipo di limite. Quello che si è tenuto nascosto di questo esperimento è la fermezza di Zimbardo nel negare a tutti la possibilità di uscire dalla prigione.

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Questo lungo excursus è necessario per dare prova del contributo che alcuni esponenti hanno dato nel creare quel clima di sfiducia che da sempre fa da ombra alla psicologia. Evidentemente negli ultimi tempi qualcosa sta cambiando e il mondo delle Serie Tv, forse prima di tutti, si è accorto di questa piccola rivoluzione.

Nell’ultimo anno abbiamo assistito all’avvento di due capolavori. Mindhunter e Manhunt hanno per la prima volta esposto a un grande pubblico l’importanza dell’indagine dei processi mentali. Quello che succede prima del reato, quali eventi fungono da devianza nel comportamento altrimenti normale di alcune persone. Mindhunter è il viaggio che come meta ha il faccia a faccia indimenticabile, mostruoso, con la mente umana che ci spaventa e ci terrorizza. Eppure è tratto da una storia vera, ed è questo che fa riflettere e che comincia a sensibilizzare lo spettatore.

Così come Manhunt, dove si racconta una storia realmente accaduta, quella della cattura di Ted Kaczynski. Prima di arrivare alla fine si entrerà completamente nelle paure e nell’intelligenza di questo serial killer.

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Questo interesse maniacale per la psicologia è la conferma della tendenza dell’essere umano ad andare oltre. Al di là della superficie, per riuscire finalmente a comprendere e non solo a prendere atto. Mindhunter e Manhunt sono esempi evidenti, ma ormai ogni Serie Tv che si rispetti ha al suo interno un pizzico di psicologia. Che sia la caratterizzazione dei personaggi o la costruzione della scena che rispecchia lo stato mentale del protagonista, tutto concorre a dare importanza e complessità alla trama. Anche l’utilizzo di colori particolari o ambienti come fossero vere e proprie rappresentazioni della vita emotiva del personaggio, rendono la Serie più vera e vicina. Un esempio è Mr. Robot; qui sembra quasi di vivere nella mente di Elliot, con tanto di insicurezze e paranoie che con il tempo diventano anche un po’ nostre.

Inserire l’assetto psicologico nelle Serie Tv è ormai fonte di garanzia. Permette di creare un legame che nel corso delle puntate avvicina lo spettatore ai protagonisti e all’ambiente. Andare oltre nella trama significa connettere la natura di chi vede con quella di chi è visto. Questo legame diventa sempre più forte e intenso proprio perché creato in profondità, per sciogliersi dovrebbe superare tantissime superfici ed è quindi più difficile da rompere.

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Ed è così che ci ritroviamo a simpatizzare molto spesso per il cattivo. Non siamo brutte persone, immorali o disumane; semplicemente vedere le cause di una deviazione ci rende consapevoli. Riusciamo a capire quanto sia semplice diventare cattivi anche solo a seguito di un trauma, e quanto sia semplice a volte salvare qualcuno.

La psicologia permette di spiegare le cause, di rendere più o meno chiaro cosa succede alle persone a seguito di qualcosa di stressante o di estremamente felice. Dà quindi la possibilità di spiegare comportamenti che altrimenti sarebbero immediatamente censurati. Ed ecco che il mondo seriale non può fare a meno di tutto questo. Deve rendere umano ciò che in apparenza non lo è, deve permettere alla deviazione di avere un senso e di farci innamorare di quel significato.

Come è successo a molti di noi con Hannibal Lecter per esempio: sono bastati pochi episodi per farci cadere ai suoi piedi. Del resto si sa, la normalità è certezza ma la stranezza attrae e commuove.

Paradossalmente ciò che prima era visto come inutile e fin troppo astratto è adesso ciò che rende più vero e reale un evento. Non si può fare a meno dell’aspetto emotivo e le Serie Tv nell’ultimo periodo stanno sfruttando al meglio questa possibilità, regalando allo spettatore veri e propri viaggi nelle vite degli altri.

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