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Il personale di Grey’s Anatomy è in guerra: il 15esimo episodio svela le parti

Grey's Anatomy
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SPOILER ALERT! NON LEGGETE OLTRE SE NON AVETE VISTO O NON VOLETE SAPERE NIENTE DELL’EPISODIO 13X15, “CIVIL WAR” DI GREY’S ANATOMY

Nell’episodio precedente di Grey’s Anatomy, “Back Where You Belong”, che abbiamo analizzato qui, Meredith viene convinta da Webber a tornare al lavoro, Maggie trova una ragazza schizofrenica e la segue con Nathan, anche idealmente scontrandosi, e Richard se ne va di casa.

In una situazione così tesa, ci si aspetterebbe il caos, ma non ci facciamo nemmeno troppo caso perché per Grey’s Anatomy è la normalità. Questa volta però i conflitti arrivano, e si notano. Già il titolo della puntata, “Guerra Civile”, dovrebbe metterci sull’attenti, ma non lo fa, perché difficilmente ci ricordiamo il titolo dopo il secondo minuto di puntata. Stavolta è stato diverso.

La guerra, se vogliamo considerarla tale, è costante in ogni atto dell’episodio, dove più evidente, dove meno. L’uso di gergo basato sul conflitto invece, è ovunque.

Amelia versus Owen

Ad inizio puntata vediamo Amelia che viene convinta da Maggie a operare su un aneurisma, cosa che, dopo un tentennamento iniziale, fa con gioia. Il motivo per il quale ha esitato è chiaramente l’alta probabilità di incontrare Owen nel comune luogo di lavoro.

Amelia però se lo va un po’ a cercare passando per il pronto soccorso, e difatti lo incrocia. Ma non vuole lasciare nulla al caso e decide di prendere un paziente con lui, che ha evidentemente bisogno di cure neurologiche, anche se avrebbe potuto tranquillamente andarsene. Lui non l’aveva vista e neurochirurghi non mancano in ospedale.

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Dandole fiducia, Owen non suppone da subito che lei sia in realtà lì da un po’ ma Pierce ha proprio la bocca larga e la fa scoprire. Mentre Maggie, nonostante i suoi strafalcioni, è evidentemente dalla parte della cognata acquisita dalla sorellastra, Stephanie rimane imparziale e non fa nemmeno da mediatrice.

A questo punto Owen le propone di andare a casa, poiché non è necessario il suo aiuto, il paziente ormai non ce la farà a sopravvivere ma lei gli risponde: “There’s not loss causes”. Sembrerebbe quindi che lui sia colpito dalla sua affermazione, che probabilmente va subito ad applicare al loro matrimonio, ma è il costante riverbero di perdita e vittoria che in questa puntata di Grey’s Anatomy colpisce particolarmente.

Tutto questo ottimismo viene presto spazzato via, il paziente muore e loro discutono all’uscita della sala operatoria. Lei non vuole ancora affrontarlo perché crede che non possano scendere a compromessi, anzi, “somebody has to win dice. “Qualcuno deve vincere”.

Alex (e Mer) versus Nathan (e Maggie)

Anche Meredith è tornata al lavoro e viene punzecchiata da Nathan perché fa l’acida con April, che si scanna con Jackson, che al mercato.. no scherzo! Anche se ho effettivamente visto un’immagine della fiera dell’est e Grey’s Anatomy in giro per internet ed effettivamente è molto azzeccata. Ma torniamo seri. Cambio di scena.

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Deluca e Alex lavorano insieme, e vanno scandalosamente “d’accordo”, sì insomma, funzionano. Però Alex si scanna con Nathan perché il bambino che hanno in cura ha una situazione approcciabile con due metodi diversi. Nathan preferisce un trapianto, una soluzione definitiva, mentre Alex preferisce un intervento per cercare di risolvere il problema, senza togliere un cuore (l’organo problematico in questione) a un altro bambino bisognoso. 

 Deluca si ritrova quindi in mezzo al fuoco incrociato, qui è lui il neutrale della situazione, e finisce per agire come entrambi gli ordinano, anche se le cose vanno in contrasto tra di loro.

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Mer, dopo aver sentito Karev lamentarsi va ad affrontare Nathan, in una questione che è evidentemente al di fuori delle sue competenze, per dirlo in maniera carina, perché questo ha contraddetto il suo amico davanti alla famiglia del paziente. Ma Nathan le dice che non ha niente di cui giustificarsi con lei. Deluca nel frattempo l’ha effettivamente inserito nella lista dei trapianti e per qualche sorta di fortuna cosmica riescono a trovargli un cuore. Imbarazzante situazione per Karev che si lamenta con Maggie, che si rivela non essere dalla sua parte, bensì impersonifica il ruolo di mediatrice.

The only battle here is to save this kid’s life” dice lei, e visto che il cuore è qui, usiamolo! È un atteggiamento molto assertivo da parte sua, complimenti Maggie.

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Nathan ne esce contento di aver salvato la vita al neonato, lo racconta a Mer e ne approfitta per dichiararsi ancora, ma non la lascia rispondere, è evidente che non si è ancora decisa e la lascia con un “just gimme a call“, per quando avrà capito cosa vuole… Chissà.

Richard e Jackson versus Catherine e April

Qui la “guerra” si fa tosta ed evidente. Minnick ormai è solo diventata l’oggetto di discussione, non più il “nemico” della situazione. La battaglia è contesa ormai solo sul fronte familiare: Richard infatti non dorme più a casa con Catherine, ma in ospedale. April e Jackson sono già separati ma condividono la casa per il bene della bambina. Questo contribuisce ad inasprire il conflitto, oltre alla promozione, già tolta ad April, che la porta più vicina alla donna di potere che è mamma Avery.
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Certo, Catherine non si dimentica di ricordare, ogni volta che può, come sia stata lei a portare in alto il nome di cui Jackson inizia a vantarsi. Jackson d’altra parte, per dimostrare ulteriormente che è in grado di gestirlo, tenta di prendere in mano sua il potere che la fondazione, che porta il suo nome, dovrebbe dargli. Il suo però sembra un gesto piuttosto vuoto, almeno al momento, perché il tutto si riduce ad una scaramuccia in sala operatoria, dove lui e Webber lanciano e subiscono frecciatine da Catherine e April.

Prima si scannano sopra un paziente per la precedenza, poi deve pure mettersi in mezzo Warren, mediatore della situazione per cercare di fargli stare nella stessa stanza.

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A seguito di questa movimentata operazione, Webber accetta l’offerta improvvisa di Arizona di ospitarlo, senza sapere che nel frattempo la Minnick si è invitata a casa sua.. e adesso??? Niente gli dice che ha un appuntamento e Webber, da bravo “wingman”, la convince ad andare dicendole che poi vuole sapere come è andata.

Il paziente ha però una complicazione improvvisa e corrono tutti in sala operatoria dove trovano Warren, con le mani infilate nel corpo del paziente, mentre tenta di tenerlo in vita. Webber, vedendo che ha tutto sotto controllo, lascia operare Warren, e questo scuote Avery, che crede che stia cedendo all’idea stessa della Minnick.

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Jackson lo mette in guardia rispetto a sua madre: “She’s gonna fight until she wins” gli dice, e ancora è facile notare come vittoria e perdita siano le uniche possibilità percepite dai protagonisti e come il conflitto si percepisca in quasi di tutte le coppie, tranne le “incriminate” Minnick e Robbins che anzi stanno benissimo. Webber continua però a combattere e non torna a casa nemmeno stanotte, e questo causa un incontro inaspettato: Richard vede Eliza e Arizona sul punto di baciarsi.

Viene da chiedersi se tutte battaglie sono necessarie, se la via della “guerra” è realmente la risoluzione più rapida e giusta per aggiustare le cose, se vincere o perdere siano davvero le uniche due possibilità esistenti, se non ci sia un altro modo, se a volte non sia semplicemente il caso di finirla e cambiare strada, o ancora se talvolta non ci dimentichiamo solamente di chiederci..

“To what end?”: “A quale scopo..”  portiamo avanti ostinatamente certe battaglie?

Leggi anche: Grey’s Anatomy 13×15 – Guerra civile, tattiche fallimentari e prese di posizione

Written by Sara Fattori

Ho un serio problema di dipendenza dalle serie tv.. come se non bastasse la mia formazione sociologica mi porta ad interpretarle come una chiave di lettura del mondo!
Lo so, non sto bene, ma il primo passo è ammetterlo!

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