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5 momenti in cui le Serie Tv ci hanno fatto empatizzare con il personaggio sbagliato

game of thrones

Una Serie Tv o un film sono ben fatti quando ci si riesce a immedesimare con tutti, o quasi, i personaggi. Perché si sa, è facile entrare in empatia con i buoni. Ma che succede quando si comincia a comprendere il cattivo? Naturalmente il confine non è così labile. Non ci sono mai personaggi solo buoni o solo cattivi. Altrimenti ci limiteremmo a leggere Cappuccetto Rosso. Anni e anni di Serie Tv ci hanno insegnato che persino Cersei Lannister di Game of Thrones può avere le suo motivazioni. E che un’adorabile Daenerys Targaryen, che prima sembrava un angelo sceso in terra, può diventare crudele e spietata come i suoi aguzzini.

Ma Game of Thrones non è certo l’unica serie che è riuscita nell’intento di far amare tutti i suoi personaggi, chi più, chi meno.

E soprattutto, non è l’unico show che è riuscito a far apprezzare persino il punto di vista del villain, o comunque di un personaggio che va oltre determinati confini. Ma l’empatia è qualcosa di ancora più profondo. Non solo si arrivano a comprendere le motivazioni che muovono un personaggio, ma ci si ritrova a parteggiare per lui, a condividere le sue emozioni. È questa la magia del grande e piccolo schermo. Ci sono state intere serie che sono state improntate sul farci entrare in empatia con criminali e assassini. Basti pensare a Dexter, o a I Soprano, che sono riusciti egregiamente nell’intento. Ma anche in prodotti televisivi che non hanno quello specifico obiettivo è possibile arrivare a parteggiare per un personaggio notoriamente negativo. Magari è solo un momento, veloce come un battito d’ali. Basta uno sguardo, un gesto, che ti fanno capire che dietro un “cattivo” si può celare un’inaspettata umanità. Da cosa dipende tutto ciò? Forse dalla bravura dell’attore, dall’efficacia della sceneggiatura, o da entrambi. Ciò che conta è quello che ci rimane alla fine della visione.

Non credete che sia possibile simpatizzare per un personaggio negativo, o comunque con un personaggio che fa qualcosa di inaccettabile? Eppure non è strano come sembra.

E per provarvelo, abbiamo raccolto qui 5 momenti in cui è davvero molto difficile non empatizzare per la parte “negativa” di una storia.

1) Tyrion quando uccide suo padre Tywin Lannister (Game of Thrones)

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Tyrion Lannister è uno dei personaggi più amati di Game of Thrones. L’uomo è il figlio minore dei Lannister, una potente e ricchissima casata dei Sette Regni. Il capostitipite Tywin Lannister è un uomo cinico, crudele e spietato con i nemici. Nemici che cambiano con la stessa rapidità con cui gira il vento. È noto infatti che Tywin, in guerra, abbia la tendenza ad allearsi con chi abbia maggiori probabilità di vittoria e di certo non combatta per pura lealtà cavalleresca. Insomma, l’uomo è tutto meno che un personaggio positivo. Anzi, le sue gesta, nel corso di Game of Thrones, sono state così discutibili da farlo detestare dalla maggior parte dei fan.

Il Folletto, al contrario, è un personaggio che i fan di Game of Thrones adorano.

E a ragione. A differenza del padre, Tyrion sa bene che cosa significhino lealtà, fedeltà e amore. In più di un’occasione abbiamo visto come l’uomo sia intervenuto a difesa della famiglia. Una famiglia che, fra l’altro, non lo ha mai voluto e lo ha sempre identificato come “pecora nera”. Tywin, in particolare, prova un odio profondo e istintivo verso il figlio, dal momento che la sua splendida e amata moglie è morta proprio dandolo alla luce. Ovviamente il figlio non ha alcuna colpa, ma Tywin non sembra capirlo. E infatti, ogni occasione è buona per affossarlo e renderlo un capro espiatorio.

L’apice viene raggiunto quando re Joffrey, nipote di Tywin, muore fra atroci sofferenze a causa di un veleno misterioso. Naturalmente tutta Approdo del Re viene messa a ferro e fuoco per scoprire il colpevole. E su chi viene fatta ricadere la colpa? Ovviamente su Tyrion. E questo perché, come tutti i grandi uomini del passato, fa paura per la sua intelligenza. Tywin presiede il processo e non esita neanche un attimo a umiliare pubblicamente il figlio, chiamando sul banco dei testimoni nientemeno che la sua amante, Shae. La donna è stata chiaramente corrotta perché diffamasse Tyrion, determinando la sua condanna a morte ed esponendolo al pubblico ludibrio.

Quando Tyrion riesce a evadere dal carcere, il suo primo pensiero è quello di vendicarsi del padre. Le sue intenzioni non sono chiarissime. Forse voleva semplicemente spaventarlo. Ciò che sappiamo è che il Folletto si introduce negli appartamenti del padre armato di balestra. E qui, ecco il colpo di grazia: nel letto sfatto di Tywin giace Shae, la donna che Tyrion ama. Davanti a quel doppio tradimento, l’uomo perde la testa. Strangola Shae nel letto e uccide il padre a colpi di balestra. Non prima di avergli detto, con le lacrime agli occhi: “Sarò sempre tuo figlio”.

È chiaro che, per come è strutturata la scena e per il talento di Peter Dinklage, che dà il volto a Tyrion di Game of Thrones, il sostegno dello spettatore vada tutto a quest’ultimo e non certo alle vittime. Ma se ci soffermiamo a riflettere, ci rendiamo conto che il quadro è a dir poco agghiacciante. Tyrion si è macchiato di omicidio e parricidio nel giro di pochi minuti. Nonostante sia un personaggio splendido, oltre che essenzialmente buono, in quel momento è diventato un omicida. Ma malgrado tutto, il pubblico continua ad amarlo.

2) Quando viene mostrato il background di Homelander (The Boys)

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The Boys è una serie tv geniale sotto molti aspetti. Per la prima volta ci viene mostrato il lato oscuro dei supereroi, che altro non sono che bambini viziati dotati di superpoteri. Il punto è proprio questo: i Super sono pericolosi proprio perché sono persone normali investite di poteri immensi, che però non sanno gestire. E nel corso della seconda stagione ci viene anche spiegato il perché di tutto questo. La Vought, la società che si occupa della gestione dei supereroi, ha creato una sostanza, detta Composto V, che se somministrata ai bambini in tenera età consente loro lo sviluppo di eccezionali qualità e caratteristiche paranormali, che variano in base al DNA d’origine.

Homelander, il capo dei Sette, ovvero i supereroi più potenti in circolazione, è un individuo particolarmente crudele. La sua devozione alla Vought è totale, al punto che non si fa scrupoli a macchiarsi di orrendi crimini per difendere il buon nome dell’azienda e dei Sette. Nella prima stagione di The Boys lo abbiamo visto condannare a morte senza alcun rimorso tutti i passeggeri di un aereo di linea, pur di salvare le apparenze. Insomma, la crudeltà di Tywin in Game of Thrones sembra nulla a confronto!

Difficile che si possa provare empatia per un soggetto simile, vero? Eppure non è così fantascientifico.

Nella seconda stagione, quando viene rivelata la natura dei superpoteri, ci vengono mostrati dei flashback dell’infanzia di Homelander. L’uomo è stato uno dei primi bambini a cui è stato somministrato il composto V e l’unico nel quale l’esperimento è riuscito alla perfezione. Si scopre che Homelander non ha un’identità segreta, semplicemente perché non ha un passato. È stato costretto a crescere dietro delle pareti bianche, in stanze asettiche, guardato a vista da un gruppo di gelidi scienziati interessati solo alle sue straordinarie capacità. Il supereroe, se così si può definire, ignora cosa sia l’affetto di un genitore, o ciò che significhi avere un’infanzia. Ecco perché si attacca morbosamente a chiunque sia disposto anche solo a fingere di volergli bene. E per queste persone, Homelander è disposto a qualunque cosa. Anche a diventare un folle assassino. Naturalmente non c’è giustificazione per i suoi terribili crimini. Ma questa scoperta sul suo background ha certamente invitato i fan ad entrare in empatia con lui, anche se solo per un breve momento.

3) Quando Chuck Bass viene rapinato a Praga

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Chuck Bass è il classico bel tenebroso che mette tutte in difficoltà. Da una parte ci si rende conto che è un individuo deprecabile, dall’altra si subisce inevitabilmente il suo fascino. Bisogna ammettere che nella terza stagione di Gossip Girl il ragazzo dà il peggio di sé. Dopo essere riuscito a conquistare la sua amata Blair, sembra che poi Chuck non sappia più cosa farsene. La mette costantemente alla prova, la rimprovera, la ignora perché troppo preso dal lavoro. E lei, con tutta la pazienza del mondo, decide di stargli ugualmente accanto e sostenerlo. Ma poi, si arriva all’apice: Chuck perde il suo albergo, l’Empire, a causa di inganno del fratello Jack. Quest’ultimo, che è sempre stato attratto da Blair, propone al ragazzo un accordo: gli restituirà l’albergo, a patto che la sua fidanzata passi una notte insieme a lui. E Chuck, a insaputa di Blair, accetta. Il ragazzo, purtroppo, sa bene che cosa la ragazza sia disposta a fare per amore. Ma quando Blair scopre l’intrigo lo lascia, giustamente disgustata.

Sembrerebbe impossibile arrivare a provare empatia per Chuck Bass nel corso di questa stagione. Eppure, nell’episodio conclusivo, ecco che arriva la sorpresa. Il ragazzo si trova a Praga, solo e disperato. Dopo diversi tira-e-molla, Blair lo ha abbandonato definitivamente. Ed eccolo in giro per le strade della città, stanco e ubriaco. mentre svolta in un vicolo, Chuck viene fermato da alcuni rapinatori, attratti dai suoi abiti costosi. Il ragazzo non oppone resistenza e consegna loro tutto, almeno fino a che uno dei due uomini armati, perquisendolo, non scopre un anello. Si tratta dell’anello che Chuck avrebbe voluto dare a Blair, per chiederle di sposarlo. E dopo che si sono lasciati, lui lo porta sempre con sé. Qui il ragazzo cambia atteggiamento e si oppone con fierezza ai rapinatori. Non intende lasciar andare l’unico oggetto che ancora lo lega alla donna che ama. Ma gli uomini, in uno slancio d’ira, gli strappano l’anello dalle mani e gli sparano, lasciandolo agonizzante per strada.

Sicuramente Chuck è un personaggio discutibile. È egoista, narcisista, pieno di sé, egocentrico al punto da rasentare il patologico. Ma vederlo lì, steso per strada in una pozza di sangue, ci fa comunque male.

4) Joe e i flashback dell’infanzia (You)

A differenza di una serie come Game of Thrones, decisamente corale, You potrebbe definirsi un One Man Show. Questo perché al centro delle vicende c’è un solo protagonista, Joe, non certo un’anima candida, anzi. A un primo sguardo sembrerebbe davvero un uomo qualunque. Lavora in una piccola libreria di New York e conduce un’esistenza tranquilla e solitaria. Ma si capisce subito che la realtà è ben diversa. Joe nota una cliente della libreria, una bella ragazza di nome Beck. Comincia a parlarci e rimane chiaramente colpito da lei e dai suoi modi di fare. All’apparenza è un incontro tenero, che potrebbe essere il preludio di qualcosa di bello e romantico. Se non fosse che Joe sia uno stalker. Comincia infatti a essere ossessionato dalla ragazza, a spiare ogni momento della sua vita, anche i più intimi. Non è quindi il classico protagonista positivo, bensì un subdolo criminale.

Eppure, proprio come accade in Game of Thrones, anche per i peggiori criminali si può avere un momento di avvicinamento.

Nel corso della seconda stagione di You, si esplora di più il personaggio di Joe, anche attraverso alcuni flashback. Veniamo a sapere che il ragazzo ha avuto un’infanzia terribile, maltrattato dalla madre e dal padre. Non conosce l’affetto e si potrebbe dire che è cresciuto pressoché senza famiglia. Da una parte, è difficile aspettarsi che una persona del genere possa rapportarsi agli altri in modo sano. E infatti non è così. Dall’altra parte, poi, osserviamo Joe nella sua vita quotidiana e scopriamo degli sprazzi di umanità. Proprio perché lui ha avuto un’infanzia difficile, decide di prendersi cura di alcuni bambini del quartiere, dispensando loro consigli e cercando di aiutarli quando li vede abbandonati.

Non sono dei momenti sufficienti a far apprezzare un personaggio ambiguo come Joe, ma in alcuni fugaci attimi si può arrivare addirittura a provare un po’ di compassione per lui.

5) Quando Dracula viene ucciso dal figlio (Castlevania)

Castelvania

Castlevania è una serie tv affascinante sotto vari punti di vista. A partire dalla grafica intrigante, fino ad arrivare alla storia, una rivisitazione della leggenda di Dracula. Ma il vero punto forte dello show sono senz’altro i personaggi. Sypha, Trevor e lo splendido Isaac hanno delle storyline incredibilmente avvincenti e non possono non far innamorare il pubblico. Persino personaggi discutibili come Hector intrigano per il loro background.

Come Game of Thrones, Castlevania è dunque un racconto corale.

Ogni parte della storia ha la sua dignità e c’è almeno un momento in cui si entra in empatia con tutti. Persino con il cattivo supremo, Dracula.

Il Re dei Vampiri ha un obiettivo spaventoso: sterminare l’intera umanità e lasciar morire i vampiri di fame. Questo perché Dracula ha sviluppato un profondo disgusto per il genere umano, dal momento in cui la Chiesa ha fatto bruciare sul rogo la moglie con l’accusa di stregoneria. Decide dunque di radunare un esercito di fedeli per cominciare la sua opera di sterminio di massa. A lui si oppongono Sypha, una maga, e Trevor Belmont, ultimo discendente di una nota famiglia di cacciatori di vampiri. I due riescono a risvegliare dal sonno quello che è considerato l’Anti-Dracula, colui che è destinato a combatterlo e ucciderlo. Costui altri non è che il figlio metà umano di Dracula, Alucard. L’uomo è fermamente convinto di dover assassinare il padre, nonostante sostenga che sarebbe un vero peccato per il mondo. D’altronde, il re dei Vampiri è un eccezionale scienziato, oltre che un potentissimo mago. Sarebbe dunque un enorme spreco la perdita delle sue immense conoscenze. Ma Alucard è troppo legato alla sua parte umana per poter permettere uno sterminio. E quindi si unisce a Sypha e Trevor nella loro missione.

Alla fine della seconda stagione, si arriva dunque alla resa dei conti. Dopo una pesante colluttazione, nella quale Dracula mette fuori gioco Trevor e Sypha, si ritrova a doversi confrontare con il figlio. I due lottano furiosamente, fino a giungere in quella che era la vecchia stanza di Alucard. E lì, davanti alla culla dove la moglie vegliava il sonno del loro bambino, Dracula si scioglie in pianto. Si rende conto che sta combattendo contro suo figlio, la cosa più bella che sua moglie gli abbia mai donato. E quindi, inaspettatamente, smette di lottare, arrendendosi inerme al suo destino. Ed è lì che Alucard lo trafigge. Il Re dei Vampiri si dissolve in cenere e tutto ciò che rimane del suo passaggio è la fede nuziale, abbandonata sul pavimento. Impossibile non provare empatia per il cattivo, in quel momento.

È questa la magia di una storia. Farti capire che anche la creatura più crudele e spietata ha un’umanità. Un sentimento che emerge per il tempo di un battito di cuore, magari, ma che esiste. E che ci fa emozionare.

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Scritto da Giulia Losi

Dovevo essere un architetto, ma ho avuto un piccolo "cambio di rotta" e mi sono innamorata del cinema. Mi sono laureata in teatro, cinema, danza e arti digitali alla Sapienza di Roma e ho voluto scrivere di cinema e serie tv, le mie due grandi passioni.

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