4. Sophia – L’anima pia che in realtà è il cattivone vestito di giallo.

- Un passaggio significativo dalle nostre pagelle di From 4: “Sì, certo: è un personaggio problematico. E le sue azioni rendono difficili ogni potenziale piano della difesa, anche se intervenisse Saul Goodman nel suo prime. Ma un po’ la capisco. La capisco, sì. La capisco nel momento in cui si rifiuta di vivere in quella specie di comune della Colony House, magari con Fatima nella stanza a fianco. Va bene tutto, ma vivere con tutta quella gente in una stamberga sarebbe troppo persino per un demone millenario”.
Senza ombra di dubbio, una delle aggiunte più intriganti della quarta stagione di From. La copertura del Man in Yellow sta funzionando benissimo: a questo punto, ci aspettiamo un Oscar per la nonchalance con cui Sophia fa finta di essere una ragazzina disorientata, timorata di Dio.
3. Boyd Stevens – Il tizio che in Lost urlava a squarciagola il nome del figlio Walt e ora suona un campanaccio per strada.

- Un passaggio significativo dalle nostre pagelle di From 4: “‘Ovunque in città si sta facendo buio’, canta Lennon. E ancora: ‘Gente che corre in giro, sono le cinque‘. Poi esagera: ‘Tutti quelli che vedi sono pieni di vita’. Quest’ultima sembra un omaggio alla vitalità… dei mostri che fanno le ore piccole, ma tutto ciò mi serve per affermare ancora il burnout di quest’uomo e il terribile loop che deve vivere ogni singolo giorno della sua sciagurata vita. Un uomo che deve affrontare la minaccia più grande alla quale un essere umano non dovrebbe mai essere sottoposto: la poliziotta Acosta”.
Boyd, povero Boyd. Il protagonista di From è ormai preda di un evidente burnout, ma fa comunque il possibile per tenere le redini di una città allo sbando. Harold Perrineau, poi, sa recitare. E lo fa benissimo. Non è mai scontato.







