2) Matt Damon

Reggere sulle proprie spalle un film corale di quasi tre ore non deve essere stata un’impresa semplice neanche per un attore navigato come Matt Damon. Eppure la critica sembra concorde: la sua è probabilmente quanto di più vicino a una prova definitiva della sua carriera. Il punto di arrivo di un percorso attoriale che affonda le radici nella stessa sincerità sfoderata in pellicole come Il talento di Mr. Ripley e Will Hunting. Tuttavia, a fare la differenza in questa circostanza è stata ancora una volta la scelta di scrittura del protagonista. Odisseo infatti non è l’eroe fiero e trionfante del poema omerico, ma un uomo divorato dal senso di colpa, segnato da quello che oggi chiameremmo disturbo post-traumatico da stress, più interessato a spezzare il ciclo di violenza che lo circonda che a rivendicare la propria gloria.
Damon costruisce il personaggio proprio attorno a questa contraddizione, restituendo un’umanità imperfetta lontanissima dalla retorica epica. Fisicamente presente, con una barba lunga e uno sguardo perennemente stanco, l’attore predilige un registro fatto di esitazioni, riflessioni e cedimenti emotivi. Un uomo perfettamente fallibile e consapevole di esserlo. Particolarmente riuscito, inoltre, è il rapporto con Telemaco. Nelle scene condivise, Damon abbassa deliberatamente la propria intensità scenica per lasciare spazio alla crescita del figlio. Il gradino più alto del podio avrebbe potuto essere facilmente suo, se non fosse per la presenza ancor più carismatica ed esplosiva del primo classificato.
1) Robert Pattinson

Vedere questo nome al primo posto non è qualcosa di completamente inaspettato. In primo luogo perché a pochi giorni dall’uscita di The Odyssey il web ha iniziato letteralmente a riempirsi di spezzoni del film in cui compare Antinoo. Il suo volto era (ed è) ovunque, anche più dell’Odisseo protagonista. In secondo luogo il motivo è da ricercare nello stesso Robert Pattinson. Un attore in continua crescita, inarrestabile e capace come pochi altri di migliorarsi interpretazione dopo interpretazione. E la sua prova come il più arrogante dei pretendenti di Penelope ne è l’ennesima conferma.
Antinoo è, sulla carta, un ruolo scomodo. In una storia popolata di uomini che rivendicano onore e coraggio, lui è vigliacco, presuntuoso, privo di qualsiasi codice morale. Un antagonista che rischia facilmente la macchietta, se affidato all’attore sbagliato. Pattinson, che ha costruito buona parte della propria carriera scegliendo spesso personaggi sgradevoli e respingenti, ne fa invece un villain sopra le righe ma con controllo. Colpisce soprattutto la varietà di toni che riesce a far convivere in un’unica personalità.
Nello scontro finale contro Odisseo e i suoi uomini, Antinoo diventa quasi comico nella propria codardia. Un istante dopo, invece, si trasforma in una presenza viscida e minacciosa nei duelli verbali con Telemaco, passando dal ghigno divertito alla minaccia pura. Se è vero che il valore di un’interpretazione si misura anche da quanto a lungo un personaggio riesce a restare impresso nella memoria dello spettatore, l’Antinoo di Pattinson merita pienamente la vetta di questa classifica.






