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5 Film usciti quest’anno al cinema che puoi già vedere adesso su Disney +

Copertina di Rental Family

Quando si parla dei migliori film su Disney+, ormai non bisogna pensare soltanto alle produzioni nate direttamente per la piattaforma. Il catalogo della piattaforma, di fatto, è diventato anche una sorta di seconda tappa della stagione cinematografica, il luogo in cui ritrovare film arrivati nelle sale pochi mesi prima e che oggi possono essere recuperati comodamente da casa. È una trasformazione che ha modificato profondamente il rapporto tra cinema e streaming: un film può sfuggire durante il suo passaggio sul grande schermo, magari perché uscito in un periodo particolarmente affollato, e tornare improvvisamente interessante quando entra nel catalogo di una piattaforma.

Ed è proprio quello che accade con alcuni dei titoli che hanno caratterizzato il 2026, una selezione eterogenea nella quale convivono commedie, drammi, horror e grandi sequel. La velocità con cui un film passa dalla sala allo streaming sta infatti cambiando anche il modo in cui scegliamo cosa vedere. Non siamo più necessariamente costretti a intercettare un titolo nel momento esatto della sua uscita. Possiamo lasciarlo sedimentare, ascoltare le opinioni di chi lo ha visto, capire se ha davvero qualcosa da dire e poi recuperarlo quando arriva tra i film disponibili sulla piattaforma.

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La piattaforma non è soltanto un contenitore

Quest’ultima sta diventando sempre più un archivio della stagione appena trascorsa. Inoltre, la selezione dei migliori film su Disney + è particolarmente interessante proprio perché i cinque titoli scelti non hanno quasi nulla in comune dal punto di vista del genere. Poi, alcuni meritano soprattutto per la scrittura e per le interpretazioni, altri per il valore dell’evento, altri ancora per la capacità di intrattenere senza prendersi troppo sul serio. Tuttavia, sono titoli che raccontano, ciascuno a modo proprio, una tematica di gran lunga contemporaneo: il cambiamento. Dunque, è anche per questo che non si tratta di una semplice classifica qualitativa.

Non avrebbe molto senso mettere sullo stesso piano un dramma intimo e un horror splatter e decretare quale sia “migliore” in assoluto. L’obiettivo è piuttosto individuare cinque film che abbiano qualcosa da offrire e che, soprattutto, meritino di ricevere onori anche dopo il loro passaggio nelle sale. Poiché al cinema, infatti, siamo immersi nell’attesa, nel rumore mediatico, nelle recensioni e nella sensazione che quel titolo rappresenti un appuntamento da non perdere. Ma, a casa, possiamo invece scoprirlo con maggiore libertà e decidere autonomamente quando vederlo. Tanto che, alle volte, è proprio allora che un film riesce a sorprenderci.

È l’ultima battuta?: ricominciare significa imparare a ridere di se stessi

Will Arnett in È l'ultima battuta?: uno dei migliori film su Disney + (Rolling Stone)

Tra i titoli più interessanti da recuperare c’è È l’ultima battuta?, il terzo film diretto da Bradley Cooper (qui i suoi migliori film) dopo A Star Is Born e Maestro. Il film è arrivato nelle sale italiane il 2 aprile 2026 e ha segnato una svolta particolarmente interessante nella carriera del regista: dopo due opere molto ambiziose e fortemente legate alla musica, Cooper sceglie una storia più intima, quotidiana e apparentemente meno spettacolare. È proprio questa scelta a rendere il film interessante. Cooper non sembra avere bisogno di dimostrare ancora una volta di saper dirigere un grande spettacolo. Decide invece di concentrarsi sulle persone, sui silenzi, sulle conversazioni e soprattutto su quella zona della vita adulta nella quale ci si rende conto che le certezze costruite negli anni possono improvvisamente non essere più sufficienti.

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Alex Novak, interpretato da Will Arnett, è un uomo alle prese con una crisi di mezza età e con un divorzio ormai inevitabile. La sua vita familiare si sta sgretolando e, contemporaneamente, deve affrontare la domanda più complicata: cosa rimane di una persona quando il ruolo che ha ricoperto per gran parte della propria vita viene improvvisamente messo in discussione? Il film avrebbe potuto affrontare questo percorso attraverso il dramma puro, ma sceglie la comicità. Alex entra nel mondo della stand-up comedy newyorkese e comincia a esibirsi sui piccoli palchi, trasformando la propria crisi personale in materiale da raccontare davanti a un pubblico. La comicità, in fondo, nasce spesso dalla capacità di guardare qualcosa che ci è accaduto da una certa distanza. Per raccontare una situazione dolorosa bisogna riuscire, almeno per qualche minuto, a separarsene.

Alex non diventa un grande comico

Ed è proprio quest’ultimo uno degli elementi più riusciti. Il film non racconta la classica parabola dell’uomo che scopre un talento nascosto e finalmente trova il proprio posto nel mondo. La stand-up è soprattutto un dispositivo narrativo che gli permette di guardarsi allo specchio. In tal senso, È l’ultima battuta? è molto meno interessato al successo professionale del protagonista di quanto potrebbe sembrare. Il vero percorso riguarda la sua identità. Alex deve capire come continuare a essere padre, uomo e persona anche quando il matrimonio non rappresenta più il centro della sua vita. E qui entra in gioco Tess, interpretata da Laura Dern. La sua presenza è fondamentale perché impedisce alla storia di diventare semplicemente il racconto della rinascita maschile dopo il divorzio. Anche Tess deve confrontarsi con ciò che ha sacrificato per la famiglia, con la propria identità e con la necessità di immaginare un futuro diverso.

Il film tratta quindi la separazione non come una guerra tra vincitore e sconfitto, ma come una trasformazione che coinvolge entrambi. Pertanto, ANSA e le altre letture critiche hanno evidenziato proprio la dimensione intima del film e la capacità di Cooper di mettere al centro la fragilità dei rapporti. Questo rende È l’ultima battuta? un titolo particolarmente interessante tra i migliori film da vedere su Disney+, perché non cerca di conquistare lo spettatore attraverso una grande premessa, ma una gradualità. E forse è proprio il titolo a contenere la domanda più importante. Quando finisce una fase della vita, quella è davvero l’ultima battuta oppure possiamo ancora trovare qualcosa da dire? La risposta che il film cerca non è necessariamente ottimista, ma è certamente umana. A volte ricominciare non significa trovare una nuova versione perfetta di noi stessi, ma semplicemente imparare a stare dentro una versione diversa della nostra vita.

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