8) Charlize Theron

Per approfondire il personaggio di Calipso dobbiamo dimenticare per un attimo la ninfa ammaliatrice descritta nei manuali scolastici. Charlize Theron infatti ha portato sullo schermo una figura più ambigua e per questo più interessante. In The Odyssey la donna si pone come ascoltatrice di Odisseo, lo aiuta a elaborare il trauma della guerra e gli offre il fiore di loto, la pianta narcotica che compare altrove nel poema omerico, capace di fargli dimenticare temporaneamente il viaggio verso casa. Una scelta che ha spostato il baricentro del personaggio. Non più carceriera, ma presenza che accompagna la guarigione di un uomo distrutto dalla guerra, prima di lasciarlo andare quando lui stesso decide di partire.
Lo stesso regista ha parlato pubblicamente della complessità di questa scelta di casting, sottolineando come pochissime interpreti avessero l’intelligenza e la capacità empatica necessarie per restituire un personaggio così stratificato senza appiattirlo. Una dichiarazione che, vista la prova dell’attrice, suona come una constatazione. Il risultato è un ritratto sospeso tra dolcezza e controllo, tra cura autentica e attaccamento malato. Theron gioca ogni scena su un filo sottilissimo, restituendo un’immortale che sembra, paradossalmente, la più umana e ferita di tutti i personaggi incontrati da Odisseo nel suo lungo ritorno a Itaca. Una performance che le è valso l’ottavo posto di questa classifica.
7) Jon Bernthal

L’attore star di The Bear ha un dono raro: riesce a essere sinceramente commovente e spaventoso nella stessa scena, ed è esattamente quello che ha fatto con il personaggio di Menelao. Il suo è forse il ritratto più fisico e istintivo dell’intero cast, costruito su un doppio registro che Bernthal gestisce con notevole controllo. Da un lato il re di Sparta che racconta la guerra di Troia a un giovane e smarrito Telemaco, dall’altro il soldato che quella guerra l’ha vissuta sulla propria pelle, dentro il ventre del cavallo di legno, aggrappato agli altri uomini nel buio, in attesa dell’assalto.
Nelle scene con Telemaco, Bernthal non recita mai la parte dell’eroe che vuole ingigantire il proprio ruolo, ma quella di un uomo che sta semplicemente restituendo la verità a un ragazzo che ha bisogno di conoscere il padre. Sul fronte del rapporto con Elena, invece, la performance sceglie la strada della rabbia esposta, senza filtri. La coppia reale viene mostrata come un organismo disfunzionale, fatto di scatti nervosi e rancori mai sopiti. Non tutti i critici hanno apprezzato l’accento apertamente americano o la fisicità moderna del personaggio, ma è innegabile che Bernthal riesca a trasformare ogni sua manciata di minuti sullo schermo in un piccolo saggio di intensità attoriale. Ed è proprio questa capacità di essere incisivo con poco tempo a disposizione a garantirgli, di diritto, un posto in questa classifica.






