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La Classifica delle 10 migliori interpretazioni de L’Odissea

6) Zendaya

Atena insieme a Odisseo in una scena del film The Odyssey
Credits: Universal Pictures

La dea Atena appare a Odisseo solo in pochi, brevi frammenti lungo tutto il film, ma nonostante questo svantaggio Zendaya ha saputo ritagliarsi uno spazio nella memoria di noi spettatori. Bisogna dirlo: parte del merito va alla scrittura di Nolan, che sceglie di rendere ambigua la natura stessa del personaggio. Non è mai del tutto chiaro se si tratti davvero della divinità che guida il suo eroe, oppure di una proiezione della coscienza del protagonista. Un modo per dialogare con la parte più razionale e lucida di sé stesso mentre affronta il peso morale delle proprie scelte in guerra. È un terreno scivoloso, che richiede un’attrice capace di restare enigmatica senza risultare fredda o distante.

Il momento più discusso della sua performance, tuttavia, arriva nel finale, quando Atena viene decapitata in una sequenza che funziona come vero fulcro dell’intera opera. Il punto in cui The Odyssey condensa la propria riflessione sulla violenza e sulla perdita dell’innocenza morale di Odisseo. È un attimo che dura pochi secondi, ma che Zendaya ha costruito con intensità, tanto da trasformarlo in uno dei passaggi più discussi e analizzati dell’intero film nelle settimane successive all’uscita. Poche battute, pochissimo minutaggio, ma un’impronta indelebile. A dimostrazione che anche in un cast sterminato di star, basta un’inquadratura giusta per rubare la scena a tutti gli altri.

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5) Elliot Page

Sinone in una scena del film The Odyssey
Credits: Universal Pictures

A proposito di minutaggio ristretto e performance che lasciano il segno, quello di Elliot Page è forse il caso più esemplare. Il personaggio di Sinone ruota completamente intorno alla sequenza del cavallo di Troia, costruita precisamente intorno alla sua interpretazione e alle conseguenze che ne derivano. Egli infatti si presenta ai troiani come un disertore, un soldato greco abbandonato dai suoi compagni e pronto a raccontare la verità sul cavallo. È una performance nella performance. Page deve convincere il pubblico che Sinone sta ingannando i troiani, mentre allo stesso tempo lascia trapelare crepe di fragilità, come se l’inganno gli costasse davvero qualcosa.

Quando il cavallo viene infine trascinato dentro le mura e Menelao, Odisseo e gli altri uomini ne escono nel cuore della notte per dare fuoco alla città, il sodato greco smette di essere solo lo strumento dell’inganno e diventa lo specchio in cui Odisseo si guarda per il resto del film. Nolan lavora ancora una volta sul tema della violenza che lascia cicatrici permanenti, filone che attraversa anche Dunkirk e Oppenheimer, e affida proprio a questo personaggio secondario il compito di incarnarlo con più forza di chiunque altro nel cast. Non stupisce quindi che l’interpretazione di Page sia stata definita da più testate il cuore di The Odyssey.

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