5) The Others

Chiudiamo in bellezza con un classico del cinema moderno e partendo proprio dal plot twist finale: Grace (Nicole Kidman) e i suoi figli non sono le vittime di una casa stregata. Sono loro a essere i veri fantasmi. Questi ultimi, invece, sono i nuovi inquilini (vivi) che hanno acquistato la residenza e provano ad abitarci. Riguardare The Others sapendo questo è un’esperienza quasi poetica, perché la paura della prima visione si trasforma in una profonda e malinconica compassione. E anche in questo caso la sceneggiatura diceva la verità fin dai primissimi secondi, proprio come avvenuto per gli altri film diffici da capire descritti in questo articolo.
Un indizio che a un secondo rewatch risulta evidente sta nel fatto che i domestici non temono la luce, mentre la donna e i bambini sì. La chiave della storia coincide proprio con la fotosensibilità che sembra essere un motivo convincente del comportamento di Grace ma che, ragionandoci con maggiore attenzione, funziona come un inganno al contrario. Una bugia raccontata benissimo. Se ci pensate anche l’urlo della donna con cui si apre il film assume un significato completamente diverso durante la seconda visione. Grace infatti non è spaventata dal ricordo della guerra riemerso durante il sonno, ma dalla consapevolezza di aver commesso l’infanticidio e il suicidio, entrambi rimossi dalla mente per proteggersi. Al secondo rewatch, The Others smette di essere solamente una storia di paura e diventa uno struggente dramma psicologico sul rifiuto dell’elaborazione del lutto.




