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#VenerdìVintage – Io non me ne vergogno: amavo follemente Elisa di Rivombrosa

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Elisa di Rivombrosa. Non guardatemi così, lo sappiamo tutti che ognuno ha un Guilty Pleasure che non confesserebbe neanche sotto tortura. E visto che qui a Hall of Series ci fregiamo di essere coraggiosi, questa volta è toccato a me. Fino a poco tempo fa era possibile rivedere Elisa di Rivombrosa su Amazon Prime Video, oggi invece si trova solo su MediasetPlay e su Infinity. Nonostante tutto, vale la pena sottolineare che la serie è ritornata dopo ben 17 anni, segno non solo del grande successo che ebbe all’epoca, ma anche del fatto che Elisa di Rivombrosa fu comunque un esperimento diverso che è rimasto nell’immaginario collettivo, sfornando talenti che ancora oggi scalano le classifiche italiane delle varie piattaforme.

Dovremmo partire raccontando cosa fu davvero Elisa di Rivombrosa per l’epoca. Era il 2003 e di serie in costume ce n’erano poche in generale, sicuramente pochissime in Italia. Le soap opere spagnole non erano ancora così in voga e le serie tv non avevano raggiunto lo status dorato che hanno oggi. A conti fatti, guardavamo ancora i “telefilm” che passavano in tv.

In questo panorama un po’ povero, Elisa di Rivombrosa esplose come un vero e proprio fenomeno, coinvolgendo a cascata un gran numero di settori. La serie toccò punte di 12 milioni di telespettatori e fu trampolino di lancio di molti attori, da Vittoria Puccini ad Alessandro Preziosi, da Cesare Bocci a Jane Alexander. Persino Antonio Cupo, attore canadese che è passato da Supernatural e Blood&Treasure. A parte questo, la serie diede vita a un giro turistico verso il Piemonte e la creazione di un merchandising assurdo, tra bambole e album di figurine.

Elisa di Rivombrosa: I personaggi

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Ma perché tutto questo successo? Elisa di Rivombrosa è stata fortunata sotto tutti i punti di vista. A partire dal cast principale, che per capacità recitativa si difende bene ancora oggi. Alcuni degli attori principali, tra cui la stessa protagonista, erano ancora agli inizi ma pure con qualche acerbità avevano dimostrato una certa propensione alla crescita. La chimica tra Elisa Scalzi e il nobile Fabrizio Ristori era eccezionale e naturale, al punto che i due hanno poi trasportato questa magia anche nella vita normale con una relazione durata sei anni e una figlia.

In particolare, proprio Elisa rappresentò per l’epoca un’enorme novità. Potremmo azzardare a dire che si trattò di una delle prima femministe della tv italiana. Elisa era una dama di compagnia, sempre in posizione subordinata, che si innamora del bel conte. Eppure tutte le azioni e le scelte che compie lungo tutta la serie sono sempre dovute al suo coraggio, alla sua intraprendenza e capacità di sopravvivenza. Elisa non è mai definita né dall’amore che prova per Fabrizio, né dal suo essere subordinata e questo la trasformò in una vera e propria eroina, che comunque non necessitava di diventare “meno donna” per esserlo.

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La vera punta di diamante di Elisa di Rivombrosa, però, erano i cattivi: La marchesa Lucrezia Van Necker e il Duca Ottavio Ranieri, su tutti, rappresentavano due antagonisti perfetti. Potrà sembrare strano detto di una serie che è a metà strada tra il meló alla francese e la soap opera, ma i personaggi erano tutti ben caratterizzati, realistici, a tutto tondo. Sebbene il genere si distingua per una suddivisione netta tra bene e male, gli antagonisti di Elisa di Rivombrosa non erano mai macchiettistici o finti. Complici le ottime prove attoriali, sia la marchesa che il duca riuscivano a essere perfidi pur essendo magnetici, a ricreare quel minimo di empatia senza però cambiare la propria natura.

Costumi e ambientazione

Da Downton Abbey a Bridgerton, sembra chiaro come le serie tv in costume siano ancora molto apprezzate. Anzi, potremmo dire che abbiano subito un ritorno in auge proprio in questi ultimi anni. Ma perché dopo quasi vent’anni ancora ci piacciono così tanto? Probabilmente in gran parte è dovuto alla naturale curiosità umana di esplorare la propria storia. Forse perché alla fine l’occhio vuole la sua parte e ci piacciono i costumi, le atmosfere, le ambientazioni che hanno un sapore antico.In ogni caso, tutto questo fu sicuramente uno degli elementi cardine per il successo di Elisa di Rivombrosa. Le ambientazioni curate al dettaglio e i bellissimi costumi ci trasportavano direttamente in un romanzo di cappa e spada alla Alexandre Dumas, dove le parole d’ordine erano: avventura, colpi di scena, amori strazianti e impossibili, esotismo. Insomma, ci faceva viaggiare con la mente per qualche ora e sognare peripezie impossibili.

Trama e tematiche

Nonostante tutto, dobbiamo ammettere che si trattava comunque di una serie tv italiana (un mix, appunto, tra soap opera, meló, romanzo storico e fantastico) e ne aveva tutti i pregi e difetti. La trama era complessa, spesso inverosimile e a volte eccessivamente drammatica o stucchevole, eppure funzionava. Funzionava perché riusciva a essere una perfetta combinazione tra la voglia di svago, staccare la mente per godersi una cosa esagerata ma intrigante (à la Bridgerton), e la sensazione che in qualche modo parlasse a una parte di noi che non sapevamo esistesse.

Serie di questo tipo funzionano perché parlano di sentimenti forti: vendetta, passione, amore eterno e impossibile, dolore straziante… sono emozioni estreme che uniscono tutti gli esseri umanie che reprimiamo nella società, ma ci fa piacere vedere sullo schermo o tra le pagine di un libro. Seguire l’innamoramento tra il conte Fabrizio e la povera subordinata Elisa, vederla ergersi sopra le altezzose nobildonne dell’epoca come la marchesa Lucrezia, fare il tifo per Fabrizio contro il ricco, malvagio duca Ranieri non facevano altro che infonderci speranza nel bene, appagamento per il povero, soddisfazione per la serva, fiducia nell’amore. E, dopotutto, le serie tv non fanno altro che questo: farci sognare per un po’ un mondo intrigante e fantastico dove le regole possono essere sovvertite.

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Scritto da Concetta Sorvillo

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