Ci sono personaggi che, a un certo punto, smettono di essere soltanto imprenditori e diventano narrazioni viventi. Elon Musk è uno di questi. Genio, visionario, provocatore, uomo capace di spostare in avanti l’immaginario tecnologico: negli ultimi anni il racconto attorno alla sua figura ha spesso oscillato tra venerazione assoluta e demonizzazione altrettanto semplice.
Elon Musk Unveiled – The Tesla Experiment, presentato in anteprima mondiale all’IDFA 2025 di Amsterdam, sceglie una strada molto più interessante. Non prova a smontare Musk con un attacco frontale, né a costruire un processo spettacolare. Fa qualcosa di più efficace: prende le promesse, le mette accanto ai fatti e lascia che sia quella distanza a parlare.
Il cuore del documentario è il progetto dell’Autopilot e, più in generale, l’idea di una tecnologia venduta come anticipazione del futuro mentre continua a confrontarsi con i limiti del presente. Incidenti, testimonianze, responsabilità, comunicazione aziendale e sicurezza pubblica finiscono così dentro la stessa storia. Il risultato è un racconto in cui innovazione e rischio non sono più concetti astratti, ma due forze che si scontrano direttamente sulla strada.
Il problema non è soltanto Elon Musk
La cosa che colpisce maggiormente è il controllo del tono. Il film avrebbe moltissime occasioni per diventare sensazionalistico, ma quasi sempre le evita. Non ha bisogno di urlare perché sono le testimonianze, le immagini degli incidenti e la precisione della ricostruzione a creare tensione. Ed è proprio questa scelta a rendere il documentario più efficace di molti prodotti costruiti apertamente per scandalizzare.
Guardandolo, la domanda diventa progressivamente più grande del caso Tesla. Quanto siamo disposti ad accettare che l’innovazione proceda più velocemente delle regole? E cosa succede quando una promessa tecnologica viene testata non soltanto in un laboratorio, ma dentro la vita quotidiana delle persone?
È anche questo che rende The Tesla Experiment particolarmente adatto a un festival come IDFA: dietro una storia apparentemente concentrata su una delle figure più riconoscibili del nostro tempo, emerge una questione molto più ampia sul rapporto tra aziende tecnologiche, istituzioni e cittadini.
Il documentario non offre una risposta definitiva e probabilmente fa bene. La sua forza sta proprio nel lasciare lo spettatore in una posizione scomoda, costretto a interrogarsi sul confine tra ambizione, progresso e responsabilità. All’IDFA di Amsterdam, dove molti film cercano di raccontare il presente mentre sta ancora cambiando, è uno di quei titoli capaci di continuare a lavorarti in testa anche dopo la fine dei titoli di coda.



