Quando la famiglia diventa un incubo: Finché morte non ci separi 2

Se gli altri film della selezione utilizzano il cambiamento come elemento drammatico o sentimentale, Finché morte non ci separi 2 decide di trasformarlo in caos puro. Il primo film aveva conquistato il pubblico grazie alla capacità di mescolare horror, commedia nera e satira sociale. La storia di Grace e della famiglia Le Domas funzionava perché dietro il sangue e le fughe c’era un’idea molto precisa: una famiglia estremamente ricca e potente convinta di avere il diritto di imporre le proprie regole a chiunque entri nel suo mondo. Il sequel riparte dalle conseguenze di quella storia e porta Grace, interpretata ancora da Samara Weaving, verso una nuova esperienza di sopravvivenza. La casa dei Le Domas è ormai alle spalle, ma l’incubo non è finito. Il film continua infatti a utilizzare il gioco mortale come dispositivo attraverso cui trasformare le dinamiche familiari in una gigantesca metafora del potere.
Il grande punto di forza rimane Samara Weaving. Di fatto, Grace non è più la giovane donna che entra inconsapevolmente in una famiglia da incubo. È una sopravvissuta. E questa differenza modifica completamente la dinamica del personaggio. La Grace del sequel conosce già le regole del gioco. Sa che dietro le apparenze si nasconde qualcosa di molto più pericoloso. Sa che il potere può trasformare le persone in mostri. E soprattutto sa che, per sopravvivere, non può continuare a comportarsi come una vittima. Il sequel può quindi giocare con l’evoluzione del personaggio. Non è più interessante soltanto capire se Grace riuscirà a scappare, ma vedere cosa è diventata dopo essere sopravvissuta. Ed è una domanda molto comune nei sequel horror. Cosa succede alle persone che escono vive dall’incubo? Il trauma le rende più fragili oppure più forti? Ebbene, di tutta risposta Grace decide di tornare a combattere, senza mezze misure.
Qual è il tono di uno tra i migliori film su Disney +?
Il film non vuole essere un horror psicologico minimalista, ma rimane esagerato. Vuole divertire attraverso il grottesco, la violenza, il sarcasmo e una serie di situazioni sempre più assurde. Ed è proprio per questo che funziona bene se visto in compagnia. È uno di quei titoli che non richiedono necessariamente concentrazione assoluta. Al contrario, invitano alla reazione. Si ride, ci si sorprende, si commentano le decisioni dei personaggi e si aspetta di vedere quale sarà il prossimo livello dell’escalation. Ma dietro il divertimento continua a esistere una componente satirica. La famiglia rimane il bersaglio principale. Non la famiglia come luogo di affetto, ma la famiglia come sistema chiuso di potere. Un ambiente nel quale le regole vengono tramandate, difese e imposte semplicemente perché sono sempre esistite.
Il film estremizza tutto questo attraverso l’horror, ma la domanda sottostante è sorprendentemente concreta: quanto siamo disposti a tollerare in nome della famiglia (ecco le migliori famiglie delle serie) ? Ed è proprio questo che impedisce al film di essere soltanto un’altra produzione splatter. Certo, non tutto deve necessariamente essere letto in profondità. A volte il piacere di Finché morte non ci separi 2 consiste proprio nel lasciarsi trascinare dal suo ritmo e dalla sua follia. Ma la possibilità di leggerlo anche come una satira del privilegio aggiunge un ulteriore livello. Tra i migliori film su Disney+, quindi, è probabilmente quello destinato a un pubblico alla ricerca di puro intrattenimento. Ma è anche quello che dimostra meglio quanto l’horror contemporaneo possa utilizzare il genere per parlare di dinamiche sociali senza trasformarsi in un sermone.






