Il Diavolo veste Prada 2: Miranda deve affrontare un mondo che non le appartiene più

Se Rental Family rappresenta il lato più delicato della selezione, Il Diavolo veste Prada 2 (ecco un focus sul film) è senza dubbio il film-evento. È il titolo che arriva su Disney+ con il carico di aspettative più pesante e con una quantità di nostalgia impossibile da ignorare. Il primo Il Diavolo veste Prada è uscito nel 2006. Da allora è diventato uno di quei film che hanno superato la dimensione del semplice successo commerciale per trasformarsi in un riferimento generazionale. Il sequel ha quindi dovuto affrontare una sfida quasi impossibile: tornare in quel mondo senza limitarsi a ripetere ciò che il pubblico già conosce. Il film è arrivato nelle sale italiane il 29 aprile 2026 e riunisce Meryl Streep, Anne Hathaway, Emily Blunt e Stanley Tucci, con David Frankel nuovamente alla regia e Aline Brosh McKenna alla sceneggiatura.
Oggi è disponibile su Disney+ e la stessa piattaforma lo presenta come il ritorno di Andy Sachs negli uffici di Runway, questa volta in una posizione professionale molto diversa, mentre Miranda deve affrontare un panorama editoriale profondamente cambiato. Ed è proprio il cambiamento a rappresentare il vero cuore del sequel. Nel primo film Andy entrava nel mondo di Runway e scopriva le regole di un sistema professionale estremamente competitivo. Era una giovane donna che non conosceva il gioco e che, nel giro di poco tempo, imparava a giocarlo. Il problema era che imparava anche quanto potesse essere pericoloso confondere il successo con la propria identità. Vent’anni dopo, Andy non è più quella persona. Ha costruito una carriera, ha acquisito esperienza e ha una consapevolezza completamente diversa. Ma anche il mondo nel quale Miranda ha costruito il proprio impero è cambiato.
L’evoluzione della moda in uno dei migliori film su Disney +
Oggi l’informazione non ha più gli stessi tempi. I social network hanno modificato la relazione tra pubblico, celebrità e contenuti. Gli influencer hanno trasformato il concetto di autorevolezza. Le riviste devono continuamente reinventarsi per non diventare semplicemente archivi cartacei di un’epoca precedente. Miranda Priestly, quindi, non deve soltanto affrontare nuovi concorrenti. Deve affrontare un mondo che non riconosce più automaticamente la sua autorità. È questo che rende il sequel più interessante di una semplice operazione nostalgia. Il film, dunque, ha la possibilità di chiedersi cosa succede quando una persona costruisce la propria identità professionale intorno a un sistema e poi quel sistema cambia. Miranda non può semplicemente ordinare al mondo di tornare quello di prima. E Andy rappresenta proprio la generazione che ha imparato qualcosa da quella trasformazione. Non deve più dimostrare di essere all’altezza di Miranda. Deve capire quale tipo di professionista vuole diventare.
Questo rende il rapporto tra le due molto più interessante rispetto a quello del primo film. Non siamo più davanti a una giovane assistente terrorizzata dal proprio capo. Siamo davanti a due donne che hanno ormai una storia condivisa e che appartengono, almeno in parte, a due concezioni differenti del lavoro. Il film, tuttavia, mantiene naturalmente il fascino visivo che ci aspettiamo. New York, la moda, gli abiti e l’universo di Runway continuano a essere fondamentali. Ma sotto il glamour c’è una riflessione sul tempo. Ed è per questo che Il diavolo veste Prada 2 può essere considerato uno dei migliori film Disney+. Stiamo guardando due persone che tornano in un mondo che, nel frattempo, è andato avanti. E, in fondo, il vero interrogativo del sequel non è se Miranda sia ancora “il diavolo”. È capire se il mondo abbia ancora bisogno di un diavolo come lei.






