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Dexter: Resurrection 2×02 – La Recensione: più lento, più Dexter

Micheal C. Hall e Uma Thurman in una puntata di Dexter: Resurrection 2

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Nella scorsa recensione avevo espresso un timore per il futuro di Dexter. Il pilot supersonico, con miriadi di trame e sottotrame aperte, nemmeno un secondo per prendere fiato, tremila killer da affrontare e uno spazio a dir poco risicato per l’introspezione e la componente psicologica, mi avevano portato a temere il peggio. Mi avevano portato a temere che, per adeguarsi ai tempi che corrono, Dexter volesse diventare una versione tiktok di se stesso. Tutto rapido, scatti narrativi continui per mantenere alta l’attenzione dello spettatore e un livello di approfondimento risibile. Insomma, ho temuto che stessimo virando verso un’ottima serie d’azione, che ti tiene incollato allo schermo ma poi una volta finita la puntata non ti lascia granchè. Questa seconda puntata, per fortuna, è arrivata puntuale a smentire o comunque a ridimensionare le mie paure iniziali. Perchè Dexter: Resurrection ha ri-calibrato il ritmo dopo la corsa forsennata del pilot, e ha reso chiaro che non vuole svendere la propria identità narrativa. Almeno per il momento.

La puntata di questa settimana ci restituisce un Dexter più lento, più riflessivo e meno schiavo dell’ossessione di tenere alta l’attenzione del pubblico con stratagemmi e scorciatoie di cui, francamente, non ha mai avuto bisogno. La carne al fuoco anche stavolta era parecchia, ma la temperatura della cottura è stata decisamente più bassa. Così abbiamo potuto nuovamente apprezzare le pieghe dei pensieri di Dexter Morgan, alle prese con quella famosa crisi di mezza età soltanto accennata nel finale dello scorso episodio.


Dexter va in palestra, prova a interagire con le persone e tenta di rinvigorirsi dopo gli acciacchi mostrati la settimana scorsa, ma è chiaro che non basteranno due esercizi e due battute da bar a calmare il sacro fuoco di uno degli uomini più feroci d’America. Dexter vuole essere riconosciuto, non vuole più stare nell’ombra. Un tempo c’era il lavoro che lo aiutava a regolarizzarsi, e a dividere la sua vita pubblica da quella più oscura e segreta. Un lavoro che comunque lo appassionava e lo teneva vivo, mentre oggi il nuovo impiego da tassista lo deprime e lascia emergere con più violenza i suoi bollenti spiriti. Che se non verranno canalizzati, rischieranno di portarlo sempre più verso quella pericolosa e autodistruttiva brama di fama che l’ex ematologo forense ci ha palesato in questo inizio di stagione.

É un Dexter socialmente più attivo quello che vediamo questo venerdì. Del resto parlare solo ed esclusivamente con suo figlio e lo spirito di suo padre rischiava di farlo impazzire più del dovuto, e quindi è bene che il nostro Morgan socializzi. A parte l’occasionale frequentatore della palestra di inizio puntata, però, fondamentalmente Dex socializza solo con degli psicopatici. O comunque con persone parecchio pericolose per lui (del ritorno di Quinn parleremo a breve). Dexter incontra lo squartatore di New York, che ormai sembra solo uno squallido e ripugnante individuo alla fine della sua carriera criminale. Si vanta delle sue malefatte, in un modo o nell’altro, e lo fa con l’atteggiamento di chi sa che ormai non ha più nulla da perdere. Di solito Dexter ci mette molto per far confessare un serial killer che vuole uccidere, ma in questo caso sembra tutto molto semplice: lo squartatore è ormai anziano e non si vuole più nascondere, anzi preferisce vantarsi. Dexter lo guarda con sdegno, e chissà che – specchiandosi nello squartatore – non rifletta sul dove potrebbe portarlo quella pericolosa forma di ego-narcisismo che sta venendo fuori in lui di recente. Dexter vorrebbe farlo fuori ma per ora desiste, perchè Harrison gli fa promettere che lo lascerà alla polizia. E per adesso, almeno per adesso, Morgan senior decide di accettare.

Anche perchè, al momento, qualcosa di stimolante da fare per lui è venuto fuori. L’incontro chiave di questo episodio è sicuramente quello con Charley: la biondissima assistente di Prater è tornata con l’obiettivo di redimersi, in un modo estremamente malato, per tutto il male fatto con e per Prater. Charley mette a disposizione di Dexter denaro e contatti per aiutarlo a scovare e poi uccidere tutti i serial killer di New York: torna a fare in parte quello che faceva per Prater, ma stavolta con intenti più nobili. Almeno all’apparenza, perchè non è detto che ci sia da fidarsi di lei.

Dexter però accetta, e in cambio ottiene tutto ciò che gli serve per darsi una calmata dopo le recenti turbolenze emotive: una casa gigantesca che può rendere il suo teatro degli orrori, compreso un caveau in stile Prater, e addirittura una barca come ai bei tempi di Miami per andare a buttare la spazzatura. I primi nemici non sembrano semplici, ma il vecchio Dex sa il fatto suo e siamo sicuri che avrà modo di dimostrarlo già dalla prossima puntata.

Nel frattempo il killer dei Cinque Distretti continua a seminare il panico in città, ma per adesso manca qualcosa per renderlo un villain leggendario della saga: nonostante l’ottima interpretazione di Dan Stevens e il suo spaventoso e imprevedibile modus operandi, al momento la verità è che il killer dei Cinque Distretti non risulta abbastanza inquietante e nemmeno abbastanza carismatico. Si potrebbe obiettare il fatto che per ora l’abbiamo visto in poche scene, ma provate a ricordarvi di Trinity: bastò uno sguardo per farci capire quanto quell’uomo fosse temibile e agghiacciante.


La parte più interessante di questa puntata di Dexter: Resurrection però, per quanto mi riguarda, è stato l’incontro con Quinn. L’incontro dove sono tornato a respirare l’ansia della Dexter originale

Paradossale che l’incontro più inquietante sia stato in fondo quello con l’unico che non è un serial killer. Quinn è furbo, sveglio e assetato di vendetta. A differenza di Batista non si presenta alla porta di Dexter con fare sospettoso o con tono velatamente accusatorio. Quinn finge di giocare a carte scoperte, non ha paura di menzionare il tema macellaio di Bay Harbor raccontando a Dexter quanto fosse assurdo che sia La Guerta che Batista pensassero proprio all’ex ematologo forense come vero responsabile di tutti quegli omicidi. Si finge amico del vecchio Morgan, gli offre da bere e da mangiare e gli dice che essendo ormai un investigatore privato gli piacerebbe collaborare con lui per scoprire chi ha fatto fuori il buon Angel. Come ai vecchi tempi.

Dexter fa buon viso a cattivo gioco ma è ovvio ed evidente che sia perfettamente a conoscenza del pericolo che si è presentato alla sua porta sottoforma di un vecchio amico che sperava di non incontrare mai più. E sarà interessante scoprire come verrà tratteggiata la storyline di Quinn: che si delinei la medesima parabola narrativa di Batista, con annessa morte a fine stagione, sarebbe banale e ripetitivo. Ci aspettiamo di meglio, ci aspettiamo di più e non vediamo l’ora di scoprire come possano evolversi le cose.


Anche questa settimana Dexter ha bucato lo schermo esattamente come era accaduto nel pilot di Resurrection 2, e come accade praticamente sempre da 20 anni a questa parte. Stavolta però sembra aver aggiustato il tiro rispetto a quella velocità eccessiva quasi del tutto priva di profondità che avevamo visto la settimana scorsa, e la cosa non può che farci piacere. Probabilmente non potremo più godere di 10 minuti di monologo interiore come ai vecchi tempi, ma ci accontentiamo anche di una via di mezzo tra il vecchio e il nuovo perchè comunque Dexter: Resurrection rimane una delle sicurezze incrollabili del panorama televisivo attuale. L’importante è che non si torni più alla modalità tiktok del primo episodio, per il resto così va benissimo: più equilibrato, più lento, più Dexter.

Vincenzo Galdieri