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L’Ispettore Coliandro è una Serie Tv bestiale

coliandro

Devo muovermi!
Sono le nove meno cinque e sono ancora in pullman. Ho meno di mezz’ora per saltare giù alla prossima fermata e correre a casa. Nelle cuffie The Winner, giusto per entrare nel mood della serata che sto per affrontare. Non posso tardare, è l’ultima occasione, l’ultima possibilità.
L’ultima puntata di Coliandro. Bestiale!

Non c’è quasi più tempo. Suono con fretta il campanello della fermata e come in Gunny, corro contro il tempo e contro le evidenti scarse capacità dell’autista di frenare dolcemente. E infatti arrivo con la fronte a soli tre centimetri dal vetro della porta d’uscita. Riesco a sentire le risate del volgo, soddisfatto delle mie disgrazie.
Ma porc…, ma non c’è mai nessuno su questo cavolo di pullman delle otto e mezza, ma proprio oggi ci doveva stare il pienone?!
Non voglio dare nessuna soddisfazione all’autista che ormai starà ridendo come un matto sotto i baffi, così mi giro con ghigno di sfida e in maniera quasi altezzosa dico a gran voce arrivederci!

Quattro secondi, silenzio.

Ma ti pare che neanche a un saluto rispondono! M’ha fatto fare pure la figura di m…m, mmmm, ma cavolo, devo correre!

Comincio a correre come non ho mai corso. Lo stomaco che mi brontola, lo zaino che pesa più di quello che portavo alle medie. Sono a pochi passi, sono velocissima!
Minchia, neanche Clint Eastwood!

Affronto l’ultima curva, sento il vento sferzarmi il volto e…
ma santa miseria! Pure le piante con le spine in faccia dovevo beccarmi! Ma dai!
Non ho più fiato e adesso perdo pure sangue dalla fronte.

Finalmente sono a casa, mi siedo sul divano e accendo la Tv.
Mamma mia quanto fa male ‘sto taglio in fronte.
Ma l’emozione di poterlo rivedere anche stasera quasi cancella il dolore.

Ogni venerdì è un giorno che vale la pena affrontare, anche solo per il modo in cui finisce. Peccato che questo sia l’ultimo.
Mi ero quasi abituata, quasi. Sì, perché alle cose belle ci si abitua facilmente, però con Coliandro abbiamo sempre un po’ paura. Quando finisce è come se finisse per sempre, non sappiamo se tornerà, quando tornerà e se la stagione successiva sarà l’ultima. Un po’ come se fosse lo Sherlock della serialità italiana.

Noi fan di Coliandro siamo una specie rara. Siamo stati a un passo dalla crisi di nervi quando per problemi di budget la serie è stata sospesa. E pensare che a noi, sarebbe bastato poco per essere felici di nuovo, avremmo accettato anche qualche piccolo cambiamento, non so…

ma forse, tutto sommato, ci è andata bene anche così.

È un prodotto raro, una di quelle serie che non ha bisogno di essere raccontata per farsi guardare. Basta una qualsiasi scena di un qualsiasi episodio di una qualsiasi stagione per capire quanto sia geniale e quanto Lucarelli e la direzione dei Manetti Bros siano pericolosi: ci hanno fatto amare alla follia un personaggio socialmente imbarazzante. Ma a questo ci ha pensato anche e soprattutto un Giampaolo Morelli che per me potrebbe tranquillamente vincere un Emmy, se solo gli Emmy fossero italiani o se solo Shonda Rhimes la finisse di sfornare serie che nemmeno i conigli.

La prima volta che lo vidi avanzava fiero, spalle dritte, ghigno solo abbozzato come si confà a un vero dandy e occhiali da sole a goccia. In quel primo episodio aveva accidentalmente ordinato una quantità industriale di vasetti di yogurt. Da quel giorno non c’è stata serie, italiana o internazionale, che abbia saputo eguagliare questo capolavoro.

Coliandro non può essere imitato. È impossibile, a meno che Lucarelli non decida di scrivere uno spin-off su Gambero che sfiata e la Berta che imita un condor. A quel punto potremmo evidentemente ritenere il mondo un posto migliore. 

Il tempo che passa tra una stagione e l’altra è tanto, abbastanza da legare tra loro i ricordi negli anni. Non so se succede a tutti o se questo è un altro obiettivo di chi ha lavorato per produrre Coliandro, ma ripensando alle stagioni precedenti tornano in mente emozioni e sensazioni intense. Riesco a ricordare scene specifiche, ricordo dov’ero, con chi ero e quanto ho riso (perché è impossibile non rivedersi, almeno un po’, in Coliandro).

E anche questo venerdì abbiamo sfiatato tutta la sera, come balenottere spiaggiate di fronte a un oceano di genialitàLa sesta stagione è stata archiviata e non rimane più nulla da dire, se non solo un’altra piccola cosa…

Minchia, che serie!

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Written by Alana Santostefano

Si fa fatica a vivere la realtà quando si è capaci di sognare, si è così tanto legati all'astratto che si pensa di dover costruire cose assurde nel presente dell'esistenza unicamente per convincersi di essere vivi.
Sono una sognatrice, una di quelle che si guarda attorno e immagina un'altra vita, una di quelle che non vede l'ora di andare in un posto chiamato 'se stessi' per poter guardare lontano e immaginarsi coperti di nuvole a volare sul tempo.

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