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L’Ispettore Coliandro viene assunto nella squadra di Brooklyn Nine-Nine

coliandro

Una produzione italiana versus una americana. Entrambe approcciano il genere poliziesco ma in maniera differente. Seppure con tanti tratti in comune.
L’Ispettore Coliandro e Brooklyn Nine-Nine sono il fiore all’occhiello delle rispettive case di produzione: Rai Fiction e Universal Television.
La prima, diretta dai Manetti Bros, è una serie tratta da un personaggio letterario di Carlo Lucarelli ed è interpretata da Giampaolo Morelli. La seconda è ideata da Michael Schur ed è interpretata, tra gli altri, da Andy Samberg, Joe Lo Truglio e Andre Braugher.
Entrambe raccontano la vita poliziesca: Coliandro in maniera più solitaria mentre Nine-Nine più coralmente.

In tempi di crossover ci siamo chiesti cosa potrebbe succedere se Coliandro venisse assunto al Novantanovesimo distretto. Nella nostra follia abbiamo immaginato questo.

L’aereo sta pigramente scendendo verso il JFK. Dal finestrino Coliandro osserva i grattacieli della Grande Mela. Per l’emozione solleva gli immancabili occhiali da sole.
«Bestiale…», sussurra piano.
All’improvviso un vuoto d’aria. L’ispettore di polizia caccia uno strillo, l’ennesimo di quel lungo viaggio da Roma a New York. Rendendosi conto, ancora una volta, che l’aereo non sta precipitando abbassa lo sguardo. Alla vicina fa una smorfia impacciata.
«Lo sapevo, ovviamente. Faccio finta…», gesticolando, da bravo italiano. La donna, lo ignora. Durante l’atterraggio le mani dell’ispettore sono aggrappate ai braccioli della poltroncina. Tira verso l’alto come se volesse tenere su l’aereo. Poi quando sente le ruote appoggiarsi sull’asfalto tira un sospiro di sollievo. Le mani, pallide per lo sforzo, mollano i braccioli e l’ispettore comincia a batterle tra loro, entusiasta e sollevato dall’essere sopravvissuto a quella trasvolata. Accorgendosi che nessuno fa come lui il poliziotto agita le braccia in aria.
«Una mosca… Moscas…», comunica, tra una smorfia e l’altra, con la vicina che lo guarda con sufficienza.

Una volta ritirato il bagaglio, una borsa di tela con sopra stampato il simbolo della Polizia di Stato, l’ispettore si incammina nei corridoi dell’aeroporto imboccandone uno. Dopo una decina di passi il poliziotto si guarda attorno rendendosi conto di essere solo.
«Min***a, mi sono perso!»
Coliandro prosegue nel corridoio che finisce contro una porta. Bussa senza ottenere risposta. Una volta, due volte. Poi, alla fine, decide di aprila.
La sirena di un allarme squarcia il silenzio. Coliandro richiude la porta senza ottenere l’effetto sperato: l’allarme continua a gridare il suo disappunto. Il poliziotto ripercorre il lungo corridoio con l’impressione di avere mille occhi a spiarlo. Nel vedere l’imbocco del corridoio sorride sghembo con l’impressione di avercela fatta.
«Stop there! Police! Hands up!» Due poliziotti in tenuta nera, giubbotto antiproiettile e fucili d’assalto puntati contro l’agente lo stanno aspettando. Hanno l’aria piuttosto arrabbiata.
«Min***a! Calma! Sono un collega! Un collega! Aim italian policeman!» sollevando la braccia l’ispettore mette in mostra la fondina sistemata sotto l’ascella dentro la quale è riposta la Beretta d’ordinanza. Alla vista dell’arma la situazione degenera. I due poliziotti cominciano a urlare come pazzi ricevendo in pochi attimi i rinforzi. Tra loro c’è il un uomo in borghese, un nero, alto, imponente. Sembra prendere in mano la situazione.
«Mr. Co… gliandro?»
«Coliandro», precisa lui abbassando una mano per sottolineare l’errore, ottenendo in cambio urla dai poliziotti che lo obbligano a rialzarle.
Terry, il tenente del Novantanovesimo distretto, gli va incontro porgendogli la destra e presentandosi.

Coliandro

I due, ora, si trovano sull’autocivetta del poliziotto americano. Coliandro tiene la fronte appoggiata contro il finestrino, con lo sguardo perso. Sta ripensando a quando, qualche giorno prima, è arrivata l’email al commissario De Zan. Se l’è fatta stampare, Coliandro, quella email. Prima tradurre perché era in inglese e il suo è un po’, come dire: zoppicante.
Il Novantanovesimo distretto della Polizia di New York necessita di un poliziotto esperto nella lotta alla criminalità e ha deciso di assumere l’ispettore Coliandro, in forza alla Questura di Bologna, il tempo necessario per sbaragliare le gang che infestano la città. Coliandro non ha capito bene di che si trattasse. Lì per lì, ha subito pensato a uno scherzo della Berta, in combutta con Gambero. Ma la faccia pallida di De Zan l’ha convito che fosse tutto vero.
Per festeggiare si è auto invitato a casa della mamma di Gargiulo la quale ha fatto le lasagne: sette strati, ovviamente, quelle per le grandi occasioni.
«Min***a, Giargiù! Capisci? La polizia di New York! Altro che la Squadra Mobile di Bologna. Quella è la Serie A, Gargiù!»

Al ricordo della lasagna a sette strati Coliandro sorride. Si scosta dal finestrino e guarda Terry.
«Sorry, collega. Ma non doveva venirmi a prendere… La collega, Terry Jeffords?»
Terry lo guarda e per poco non fanno un frontale. Dietro i clacson della città strombazzano.
«Sono io Terry Jeffords
«Tu?»
«Io, perché?»
«No, no. Così, chiedevo
Lo sguardo di Coliandro è perplesso. Quello di Terry corrucciato.
«Scusa, collega… Ma sei una… donna?»
«Ti sembro una donna?»
«No, appunto. Ma Terry… Non è un nome da donna?»
«No!»
E con quel “no” categorico la faccenda viene chiusa anche perché l’auto viene parcheggiata all’ingresso del distretto. Fuori, ad attenderli, nella sua perfetta camicia bianca, c’è Raymond Holt.
Terry si scaraventa fuori dall’auto. Viene intercettato da Holt. I due scambiano qualche parola e Terry gesticola indicando Coliandro ancora dentro l’abitacolo, alle prese con la cintura di sicurezza. Il poliziotto fa un gesto con la mano, stiracchiando via un sorriso sbilenco. Terry, intanto, è entrato dentro l’edificio lasciando solo il capitano che va ad aprire la portiera dell’auto.
«Benvenuto al Novantanovesimo, Ispettore Cogliandro! Sono il capitano Holt, Raymond Holt.»
«Coliandro, capitano.»
«Cogliandro, appunto. Serve una mano, Ispettore?»
Il capitano si introduce nell’abitacolo per slacciare la cintura. Passando accanto a Coliandro le narici del capitano si dilatano.
«Lei ha un buon profumo, Ispettore Cogliandro. Mi lasci indovinare: Red Tobacco, di Mancera?»
Coliandro lo guarda, non capendo assolutamente di cosa stia parlando. Scuote il capo, perplesso e imbarazzato.
«Coliandro».

Coliandro

I due salgono al piano. Il capitano Holt fa gli onori di casa e la squadra viene presentata. Scully e Hitchcock stanno dormendo alle loro scrivanie. Terry è alla sua, parla di quanto accaduto in auto ai suoi pettorali. Gina si sta facendo le unghie e Rosa sta malmenando un delinquente. Jake e Amy discutono su chi debba aggiudicarsi l’ultimo arresto mentre Charles sta dando l’ultimo ritocco al rinfresco di benvenuto che ha organizzato per il nuovo poliziotto italiano.
Mentre Charles porge un bicchiere di Chianti analcolico, preso da una scrivania apparecchiata con una tovaglia a quadri rossi e bianchi sopra la quale sono disposti piatti di spaghetti al sugo con le polpette, il resto della squadra sembra accorgersi del nuovo arrivato che in un attimo viene circondato. Coliandro è su di giri, si sente a casa. Tutti vogliono sapere notizie da lui: un poliziotto italiano, un agente che ha lottato contro la mafia, non si vede facilmente.
Ma la festa dura poco poiché il capitano convoca Jake, Terry e Coliandro nel suo ufficio.

«Siamo lieti di aver un poliziotto del suo calibro nella nostra squadra, Ispettore. Avremo tutti molto da imparare, vero ragazzi?»
«Terry non è sicuro di voler tornare a scuola
«Mizzeca!», aggiunge Jake portandosi le dita alla bocca e schioccando le labbra. Ha imparato questa parola da uno dei suoi arresti, un certo Johnny Petrosino, un irlandese doc.
Coliandro li guarda perplesso. Poi torna sul capitano.
«Dovremmo organizzare il suo lavoro qui al Novantanovesimo, Ispettore. Vorrei che lavorasse con i miei agenti migliori per insegnar loro i trucchi che utilizzate in Italia nella lotta alla criminalità organizzata. È d’accordo?»
«Assolutamente. Cioè, certo. A disposizione, capitano. Con chi comincio? C’è quella…»
Non fa in tempo a riferirsi a Rosa.
«Può cominciare con Peralta e Boyle. D’accordo?»
«D’accordo».

A Coliandro è stato riservato un appartamentino poco distante dal Distretto in un vecchio edificio piuttosto fatiscente. Nel vederlo l’Ispettore fa una smorfia di insoddisfazione, scuotendo il capo. Ma si rincuora subito perché si sente in Serie A, finalmente.
Dentro l’appartamentino ci sono un paio di fogli stampati sui quali ci sono gli ordini di servizio. Il poliziotto italiano prova a leggerli ma, essendo in inglese, non gli è molto chiaro cosa ci sia scritto. L’unica cosa che nota è l’intestazione: “Dear Inspector Cogliandro eccetera“. Con un certo disappunto l’Ispettore cerca una matita per correggere.
«Coliandro, senza il gi elle…».

Coliandro

Il mattino dopo bussano alla porta di casa. Una volta aperto Coliandro vede Jake e Charles. I due lo salutano, gli chiedono se abbia dormito bene. Lui annuisce e chiede se sia possibile prendere un caffè prima di cominciare a lavorare. L’efficiente Boyle ha in mano il classico bicchiere di carta.
«Per lei, ispettore Cogliandro»
«Coliandro, con la elle»
«Certamente, con la elle»
Coliandro ci rinuncia. Prende il bicchiere di carta e beve un sorso.
«M*****a, ma che è ‘sto schifo?», disgustato.
«Te l’avevo, Charles. Niente cose strane. Lo scusi, Ispettore. Charles è un gourmet
«È una miscela particolare aromatizzata al cardamomo.»
«Provi questo, Ispettore. Nero, senza fronzoli, come piace ai veri poliziotti», Jake porge a Coliandro il suo bicchiere.
L’ispettore beve un sorso con una certa cautela. Roteando gli occhi sbuffa.
«Vabbuò, sciacquatura dei piatti. Andiamo va. Cosa dobbiamo fare?»
«Non ha letto l’ordine di servizio, Ispettore?»
«Eh? Ah sì, certo. Come no… come no…»

La giornata insieme ai poliziotti americani passa molto rapidamente. L’ispettore Coliandro cerca in tutti i modi di mantenere un comportamento professionale ma girare per le strade di New York è una situazione che lo manda letteralmente in visibilio. Il turno di lavoro è piuttosto leggero e consiste in una semplice quanto banale visita agli informatori. Nessuno di loro, però, è in grado di fornire ai tre poliziotti informazioni utili per poter sgominare la criminalità organizzata.
I tre, al termine del turno, fanno rientro al Novantanovesimo distretto. Ad attenderli c’è il resto della banda. Coliandro decide di approcciare Rosa. È convinto che la donna gli abbia lanciato segnali inequivocabili.
«Ciao.»
«Mi spiace Cogliandro, sono già impegnata stasera.»
«Cioè, scusa? No, in che senso?»
«Volevi chiedermi di uscire?»
«Ma chi? Io?» ridendo imbarazzato «Ma no, che vai a pensare… No, volevo sapere… Ma no, niente, non importa. E comunque è Coliandro, con la elle»
Coliandro riceve un’occhiata di quelle tipiche di Rosa. La donna lo vede battere in ritirata e scuote il capo.
«Peccato», commenta, «con un po’ più di insistenza…»

Coliandro passa la seconda notte a guardare fuori dalla finestra le ombre della città sempre sveglia. Un vago senso di malinconia lo tormenta. La pizza che ha comprato sotto casa è stata appena morsa. Persino quella surgelata che compra da Kabir è più buona.
Seduto in poltrona, con i piedi appoggiati sul termosifone, il poliziotto sta pensando a casa sua.
«Min***a, non ho chiuso il gas!» esclama all’improvviso.

Brooklyn Nine-Nine

Il mattino dopo l’ispettore è svegliato dai colpi alla porta. Con l’aria stropicciata e i vestiti del giorno prima addosso arriva alla porta. Apre e si trova di fronte il Capitano Holt.
«Buongiorno Ispettore Coliandro.»
«Coliandro, capitano, Coli…», talmente abituato a ribattere che lo fa automaticamente.
«Esattamente, Ispettore», lo interrompe il capitano «Coliandro.»
Holt mostra un foglio a Coliandro che lo guarda non capendo.
«C’è stato un problema di trascrizione. Lei non è l’ispettore Cogliandro ma l’ispettore Coliandro.»
«Eccerto, è da quando sono arrivato che lo ripeto. Colindro, senza gi elle.»
«Infatti. Non è lei che abbiamo chiamato ma un suo collega. Un caso di quasi omonimia, Un errore imperdonabile da parte nostra. Le abbiamo fatto perdere un sacco di tempo, Ispettore. Ho già provveduto a scusarmi personalmente con i suoi capi.»
«Quindi…?»
«Le abbiamo prenotato un posto sul primo volo. Per scusarci viaggerà in prima classe a spese del distretto. È stato un vero piacere lavorare con lei, ispettore», porgendo la mano.
Coliandro è frastornato. La rigidità e la formalità di Holt lo spiazzano. Stringe la mano al capitano che dopo aver battuto i tacchi lascia l’appartamento.

Coliandro torna in Questura, senza passare da casa. Ha solo voglia di immergersi nuovamente nel suo lavoro. Gambero e Berta sono in mssione. Gargiulo è nel suo ufficio, quel sottoscala dove smercia gli acquisti della Questura.
«Ispettore! Che piacere vederla! Ma è già tornato?»
«Eh, Gargiù, che vuoi farci. Sai come vanno le cose in America. Il caso l’hanno preso i federali e noi siamo rimasti a bocca asciutta», gongola prendendo posto alla scrivania.
«No, ma che sfortuna!»
«Già. Senti Gargiù, ma un caffettino? No, perché i colleghi americani sono tanta roba ma il caffè è vera schifezza!»
«Subito Ispettore. Così mi racconta. Ah, avverto mamma che è tornato, così festeggiamo con le lasagne. Sette strati!»

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