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L’Ispettore Coliandro – La recensione del finale di stagione

l'ispettore coliandro

Già il terzo episodio de L’Ispettore Coliandro 8 ci aveva fatto ricredere (qui trovate la recensione). Dopo un inizio che ci aveva lasciati perplessi, la puntata Il tesoro nascosto ci era piaciuta e anche tanto. Rimaneva solo da chiedersi se l’ultimo episodio, Kabir Bedi, sarebbe stato all’altezza del precedente. E possiamo dire con somma soddisfazione che sì, decisamente lo è stato.

Anche nell’ultimo episodio de L’Ispettore Coliandro 8, il fulcro della narrazione è un caso internazionale.

L'Ispettore Coliandro 8

E qui si parla nientemeno che di terrorismo. A Bologna c’è infatti un centro nevralgico di trasporto di terroristi integralisti, che dall’Italia vengono portati clandestinamente in Siria. Il tutto con l’appoggio di alcuni poliziotti corrotti. Trascurando il fatto che, dal punto di vista di Lucarelli Bologna è peggio della Gubbio di Don Matteo se si parla di criminalità, già l’idea di base è estremamente interessante.

Anche in questo caso viene utilizzato il classico espediente narrativo alla Colombo, che mostra immediatamente il “cattivo” della puntata. Questa tecnica risulta ormai essere il filo conduttore di tutto L’Ispettore Coliandro 8. Non che non fosse già stata utilizzata all’interno della serie. Ma prima la modalità del racconto era un po’ diversa, perché se veniva mostrato immediatamente il colpevole degli omicidi, era chiaro fin da subito che si trattava di semplici esecutori. Il mistero era dunque chi fosse il mandante del tutto. Negli ultimi episodi dello show, invece, chi viene mostrato all’inizio è il villain con il quale Coliandro dovrà scontrarsi. Questo però non toglie nulla alla trama, che risulta ugualmente ricca di colpi di scena.

Ma la vera genialità di questa puntata risiede nella scelta di dare risalto a uno dei personaggi secondari più amati della serie.

L'Ispettore Coliandro 8

Stiamo parlando di Amid, il Pakistano che gestisce il piccolo negozio sotto casa di Coliandro. L’uomo, ottusamente chiamato dal nostro ispettore Sandokan, è un po’ il Ranjit di How I Met Your Mother precipitato a Bologna. Non ce ne voglia nessuno dei due, dal momento che il tassista della sitcom è indiano, mentre Amid viene dal Pakistan. E fra l’altro sembra essere particolarmente sensibile alla questione. Ogni volta che Coliandro lo prende bonariamente in giro facendo qualche riferimento all’india, l’uomo si inalbera, ricordandogli fieramente le sue vere origini.

Ma al di là di questa divergenza etnica, i due personaggi si somigliano e non poco. Entrambi di sani valori, entrambi estremamente protettivi nei confronti della famiglia e innamoratissimi della moglie. E non solo: tutti e due sono molto affezionati ai protagonisti dei rispettivi show. Sebbene Ranjit lo dimostri un po’ di più, anche Abir vuole molto bene a Coliandro. Fino a questo momento è stato un po’ un osservatore silenzioso, che si è limitato a guardare la vita del poliziotto e, all’occorrenza, sgridarlo per la sua tristissima dieta a base di pizza surgelata e birra. E lo stesso Coliandro è, forse inconsapevolmente, molto legato ad Abir. Perché nonostante si atteggi a duro, il nostro ispettore è un vero tenerone. E se ci pensate bene, è anche abbastanza solo. Non ha mai una ragazza fissa, tutte le sere, dopo il lavoro, cena in solitudine nel suoi piccolo appartamento. Un vero amico è proprio quello che gli servirebbe. E nel corso di questo episodio è più che mai chiaro che quell’amico sia proprio Abir, malgrado i suoi modi di fare così burberi.

Già l’inizio di questo nuovo episodio de L’Ispettore Coliandro 8 si apre con una simpatica gag.

Il poliziotto si trova nel negozio di Abir e sta scegliendo un vino. Ovviamente uno di quelli super economici, perché la tirchiaggine è proprio uno dei marchi di fabbrica di Coliandro. L’uomo dietro al bancone scuote la testa amareggiato e continua a chiedergli se non vuole dare un’occhiata ai vini di maggiore qualità. L’ispettore rifiuta deciso e specifica che il vino serve per una cena. “Si vede che non è una cena importante“, risponde amaramente Abir.

Il motivo della sua amarezza si scoprirà subito. Coliandro sale le scale di un condominio, suona un campanello e…Ecco che gli apre proprio Abir. L’invito a cena era a casa sua.

Per la prima volta il pubblico ha modo di esplorare la vita di uno dei personaggi secondari preferiti dai fan. L’Ispettore Coliandro ci ha regalato puntate dedicate ad Angelica, l’adorabile nipote del poliziotto e altre al mai troppo rimpianto Gargiulo, la cui assenza in questa stagione si sente e non poco. Ma per quanto si sia spesso parlato della possibilità di fare una cena da Abir, mai Coliandro ha varcato la soglia di casa sua. Con somma delusione degli spettatori, si dovrebbe aggiungere. Ma stavolta uno dei desideri dei fan è stato realizzato. L’uomo porta Coliandro dentro la sua casa e gli presenta la moglie, una donna brillante e affascinante, oltre che molto alla mano. Ma nel corso della cena, emerge uno dei motivi che hanno spinto Abir a invitare finalmente Coliandro a casa sua. Lui e la moglie sono molto preoccupati per la nipote, Jamila. La ragazza vive e studia a Parigi ed è sempre stata una donna indipendente ed emancipata. Potete quindi immaginarvi lo stupore di Abir, quando la vede con il velo in testa e in atteggiamento di sottomissione in compagnia di individui poco raccomandabili. E non solo: quando l’uomo ha fatto cenno di salutarla, la ragazza si è persino girata dall’altra parte.

Quello che vuole Abir è dunque un favore: cercare di scoprire l’identità degli individui che accompagnavano la nipote. E siccome Coliandro, sotto la spacconeria e il concentrato di luoghi comuni ha un cuore d’oro, non esita a dargli una mano. Ed è così che, con la sua solita “fortuna”, il nostro ispettore si trova catapultato in un caso di proporzioni macroscopiche. La nipote di Abir, Jamila, è infatti una spia dei servizi segreti francesi, giunta in Italia sotto copertura per poter incastrare la presunta talpa infiltrata nella polizia di Bologna. Secondo le indagini, il passaggio di terroristi a Bologna può passare così inosservato solo se c’è qualcuno all’interno della polizia e per giunta ai piani alti, che lo supporta.

l'ispettore coliandro

Insomma, questa puntata ha ogni presupposto per essere vincente. E a differenza di altre volte, non c’è la recitazione che rovina il tutto. Gli interpreti principali sono perfettamente in parte e non stonano mai. E per una volta si è voluto mettere da parte un po’ di trash per realizzare dei villain credibili. Ma l’impronta dei Manetti Bros in qualche modo deve esserci, quindi si è pensato bene di dipingere il socio della talpa come un ometto la cui concezione di stile è rimasta ferma ai primi anni Settanta. Pantaloni a zampa, terribili stivaletti con il tacco a punta e, tocco finale, parrucchino con pettinatura alla Beatles. Ed ecco che la dose di trash de L’Ispettore Coliandro, anche se minima, è servita. Ma come abbiamo detto in più occasioni, non dà affatto fastidio, perché da L’Ispettore Coliandro 8 non ci aspettiamo nulla di diverso.

Molto interessante è anche il personaggio di Jamila, interpretato dalla brava Elena Sotgiu. Altro punto a favore della puntata: di solito gli interessi amorosi di Coliandro hanno una recitazione poco convincente. Come se la loro sola funzione fosse quella di fare le belle damigelle in pericolo. Ma in questo caso, abbiamo a che fare con una brava attrice che impersona una ragazza forte. Una che non ha bisogno della protezione di Coliandro. Al nostro ispettore piace molto fare il protettore delle fanciulle indifese e adora chiamarle “bambina” con fare sensuale. Ma per quanto ci provi anche con lei, non attacca. La ragazza lo asseconda divertita, ma di certo non perché abbia realmente bisogno di lui. E chissà, forse questa volta la romance poteva avere un lieto fine. Ma a noi non è dato saperlo.

Nel complesso, si può dire che questo episodio conclusivo de L’Ispettore Coliandro 8 è stato decisamente all’altezza delle aspettative ed è stato l’esplosione finale che ha coronato un piacevole climax ascendente. Anche se la Longhi non sarà d’accordo con noi, ci sentiamo di dire: ben fatto, Coliandro!

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Scritto da Giulia Losi

Dovevo essere un architetto, ma ho avuto un piccolo "cambio di rotta" e mi sono innamorata del cinema. Mi sono laureata in teatro, cinema, danza e arti digitali alla Sapienza di Roma e ho voluto scrivere di cinema e serie tv, le mie due grandi passioni.

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