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Che Dio Ci Aiuti – Le Pagelle dei personaggi di una serie troppo comicamente sottovalutata

Che Dio Ci Aiuti

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Cari amici lettori – siamo oggi qui riuniti – per sentenziare sui personaggi dell’ultima stagione di Che Dio Ci Aiuti, giudicandoli e sparando cattiverie sul loro conto come fossimo quella zia frustrata che alle riunioni di famiglia cerca di metterti in difficoltà con domande decisamente private e/o difficili che dovrebbero farla sentire meglio riguardo la sua vita miserabile.

Ma torniamo a noi, poco dopo la fine della sesta stagione di Che Dio Ci Aiuti, stagione che – diciamolo – si sarebbe potuta concludere meglio, ci ritroviamo qui ad esaminare ogni singolo personaggio e ad assegnargli un voto.

Senza ulteriori indugi, ecco a voi le pagelle dei personaggi della sesta stagione di Che Dio Ci Aiuti.

Ovviamente Spoiler!Allert, anche se penso che a questo punto della lettura abbiate capito che se non avete visto la stagione vi conviene fare un passo indietro.

1) Suor Angela

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Partiamo da lei, da questo Capo dei Capi della religione che osannavo e idolatravo come facevo col poster di Ashley Tisdale da bambina. Lorenza Rapetti al secolo, oggi Suor Angela era una tipa forte. Era così forte che le ho addirittura dedicato un’ode (che potete leggere qui). Dopo essere stata in carcere per rapina a mano armata e concorso in omicidio, la nostra amata Lorenza ha deciso di mettere la testa a posto scegliendo la via della fede. Straordinariamente ficcanaso, impicciona come mia madre ai tempi dell’adolescenza che cercava di leggermi il diario ignara del fatto che ai miei tempi nessuno lo scriveva più il diario, suor Angela ricorreva a metodi più assurdi, guidava il suo furgoncino blu senza premurarsi dei codici della strada ed era capace di mentire e di architettare piani super ingegnosi per aiutare chi ne aveva bisogno.

Praticamente era una tosta. Una fuoriclasse nella sua categoria, un personaggio così lontano dall’immagine di suora che tutti noi abbiamo nella testa che era straordinariamente fenomenale. Speciale oserei dire. Ma, in questa stagione è crollata. Di lei non è rimasto che il ricordo di com’era un tempo. Suor Angela è stanca, forse più stanca di me dopo aver corso per tutta la casa per andare a rispondere al corriere prima che se ne vada. Suor Angela che fino alla quinta stagione barcollava, ma non mollava ed era colei che teneva in piedi tutta la baracca, adesso sembra essersi è arresa e io non riesco proprio a farmene una ragione.

Seppure è vero che in questa sesta stagione di Che Dio Ci Aiuti ci ha mostrato un lato più umano, più incline all’errore umano, mi è mancata la super suora e non posso fingere che mi stia bene. Come recita quel meme popolare su Twitter: vorrei fingere che vada tutto bene, ma mi manchi. Sì, perché quest’anno suor Angela, quella vera, non c’era. A lei, usando le parole di quella canzone di Alessandra Amoroso ai tempi della genesi, rivolgo questa straziante supplica:

Stella incantevole
Brilla, perla tra le lacrime
Torna che mi manchi e mi sembra impossibile
Stella, torna qui da me

Purtroppo questa strada che ha intrapreso l’ha allontanata da ciò che abbiamo conosciuto finora facendola apparire estranea, estranea a se stessa tanto quanto estranea e soprattutto ignara delle vite delle ragazze, delle loro storie e delle loro problematiche. Continuo a credere che questo menefreghismo o meglio questo egoismo di suor Angela ci è costato lo sviluppo di una bella storia, quella di Carolina/Sara.

Voto: 6, eri Beyoncé ora sei Kelly Rowland

2) Suor Costanza

Finalmente torniamo a ragionare con la mia regina, Suor Costanza. Questo personaggio è pazzesco. Nato come uno dei più seri, si è pian piano trasformato in uno dei più necessari, dei più amati e dei più divertenti. Suor Costanza è il pilastro, il collante della serie. È una macchietta, bevitrice di Lambrusco, maestra nell’arte culinaria specializzata nella preparazione del coniglio porchettato che tanto vorrei provare, è la vera anima della festa. Le sue catchphrase sono veri e propri tormentoni che se fossi fan dei tatuaggi me le inciderei permanentemente sulla pelle. Il primo, mood costante della mia vita, sarebbe “Non lo so mica io” seguito dalla mia risposta a qualunque cosa da qualche anno a questa parte “Adesso faccio zac!“.

In questa stagione, però, ha fatto un piccolo scivolone, motivo per il quale non le darò il massimo dei voti e – ahimè – neppure la lode che avrei tanto voluto conferirle. Perché con la questione di Sara/Carolina ha sbagliato tanto quanto ha sbagliato Suor Angela. L’hanno lasciata andare troppo presto, senza approfondire la sua storyline e tutto questo perché distratte dai loro personali drammi famigliari come nel caso di Suor Angela o da quelli dei personaggi più noti.

Voto: 9 + Meravigliosa creatura sei sola al modo Award (specifico che sei sola al mondo significa che è unica, la Nannini dice così, perciò…)

3) Azzurra

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Quando si tratta di parlare di Azzurra sono sempre un po’ debole. Sono una bimba di Azzurra dal principio. Azzurra è la luce di Che Dio Ci Aiuti. Se dovessi paragonare questo personaggio a qualcosa o qualcuno, sarebbe quella cugina che aspetti con ansia alle rimpatriate di famiglia fino a quel momento noiose come i segmenti di Paesi e Paesaggi di Davide Rampello per Striscia la Notizia e che finalmente prendono vita non appena lei varca la porta.

Ad Azzurra siamo tutti inevitabilmente legati perché l’abbiamo vista crescere, maturare, trasformarsi con la stessa identica emozione di quando da piccoli il nostro Squirtle si evolveva in Wartortle e poi finalmente diventava Blastoise. Abbiamo assistito alla sua straordinaria ed emozionante storia d’amore con Guido che, nonostante non fosse il più simpatico dei personaggi, aveva in pugno i nostri cuori. Abbiamo sognato con lei quando si è sposata, abbiamo sperato con lei che potesse ricompattare la sua famiglia quando ha ritrovato sua figlia Emma e abbiamo pianto con lei lacrime salate e amare quando ha perso sia Guido che Davide. L’abbiamo seguita e abbiamo vissuto con lei tutte le fasi del lutto e del dolore, fino ad arrivare a quello sviluppo che nessuno si sarebbe mai aspettato: la vocazione.

Alexa play: Stronger (What doesn’t kill you) di Kelly Clarkson

Non so se è chiaro, ma io Azzurra Leonardi la amo. Proprio perché la amo, devo ammettere che non mi piace la piega che sta prendendo il suo personaggio, ma soprattutto non mi piace la piega che ha preso in questa sesta stagione di Che Dio Ci Aiuti. Non fraintendetemi, ho amato la storyline con Penny e sono una di quelli che hanno tifato fino alla fine perché la prendesse lei in affidamento, ma non è successo. Non è successo perché Azzurra Leonardi ha deciso di diventare suora. Com’è possibile? Proprio non riesco a spiegarmelo. E sì, lo so, anche questo è un segno della sua maturità, è un segno di evoluzione, eppure non riesco a gioire.

Ammetto di sentirmi anche un po’ stronza nel dirlo perché adoro le suore, ma non riesco proprio a vedercela in quei panni. Già come novizia mi faceva strano, mi faceva inquietudine come quando i tuoi genitori si baciano in tua presenza e la tua spina dorsale viene percorsa da una scossa di disgusto misto ad imbarazzo e non sai perché dato che un bacio è una cosa assolutamente normale, ma succede e non puoi fermarlo. Insomma, devo farmene una ragione anche se ogni volta che ribadisce la sua scelta, dentro la mia testa c’è Michael Scott di The Office in questa particolare scena:

Voto: 8, niente di più, niente di meno

4) Nico

Che Dio Ci Aiuti

Nicodemo Santopaolo, un nome e una garanzia. Proprio come il suo nome, non mi fa impazzire. Non sono sensibile al suo fascino e lo trovo una copia mal riuscita di Guido. Certo, lui ha il background da Don Giovanni, ma a parte questo, niente di diverso. Entrambi fanno di professione l’avvocato, entrambi vengono trascinati da suor Angela in situazioni scomode dalle quali vorrebbero essere lasciati fuori, entrambi vengono ingannati da lei che cerca di farli affezionare ai rispettivi figli che finiranno per accettare, entrambi trovano l’amore con la persona più lontana caratterialmente da loro e finiscono per mettere in piedi una grande famiglia felice. L’unica differenza è che Nico non è crepato… ancora.

In questa stagione non ha fatto altro che confermarci di essere piuttosto basico, piuttosto prevedibile e perché no, anche tremendamente noioso. Peccato perché Gianmarco Saurino è davvero un bravo attore e potrebbe dare molto di più, ma non in Che Dio Ci Aiuti, qui mi fa annoiare come quando assisto ai tornei di Burraco di mia nonna e le sue amiche. Per fortuna c’è Monica a renderlo interessante.

Voto: 6, u basic.

5) Monica

Finalmente passiamo a Monica Giulietti, uno dei miei personaggi preferiti dopo Azzurra, Margherita Morbidelli che ovunque si trova mi manca da morire e suor Costanza. Monica è frizzante, è divertente, è imperfetta e perciò credibile nonostante l’interpretazione macchiettistica tipica della recitazione di Diana Del Bufalo. Il suo ritorno è stata una delle cose più belle di questa stagione di Che Dio Ci Aiuti. Sin dal primo istante ci ha ricordato perché l’amassimo tanto.

C’è stato quel momento iniziale in cui vegetava nel letto, mangiava il coniglio porchettato nonostante fosse vegana e sostanzialmente sperava che il tristo mietitore arrivasse con la sua falce a sollevarla dai tormenti terreni, in cui era così facile identificarsi con lei. Essendo anche io una regina del dramma, tendo a reagire in maniera eccessiva alle situazioni. Se mi faccio male sto morendo, se sono felice ho raggiunto il nirvana e se sono stata fregata da mio marito che mi ha svuotato il conto bancario per finanziare i suoi viaggi idioti, mi rifugio in un convento di suore sperando di ottenere una grazia divina e ripetendomi all’occorrenza che “va tuuuuutto bene“.

Proprio per questo e per il suo ritorno con Nico, il personaggio di Monica Giulietti non può che meritare un buon voto.

Voto: 8 1/2 + The Realness Award

6) Ginevra

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E qui ci divertiamo un po’. Se potessi condensare in queste poche righe quanto sinceramente detesti questo personaggio, lo farei, ma sono sicura che la lingua italiana non abbia ancora inventato termini abbastanza validi per restituirvi un ritratto preciso e puntuale del mio astio per lei. Se mi chiedessero se preferirei rivivere il periodo più brutto della mia vita (e di quella di qualunque essere umano) ovvero l’adolescenza oppure guardare per dieci ore ininterrotte Simonetta Columbu recitare il ruolo di Ginevra, io sceglierei la prima. Se mi chiedessero se preferirei partecipare ad uno dei giochi di Saw o guardare per dieci ore ininterrotte Simonetta Columbu recitare il ruolo di Ginevra, io sceglierei morire lentamente per mano dell’enigmista e prima di esalare l’ultimo respiro gli direi anche grazie.

È una tortura starla a guardare. È umanamente impossibile apprezzare questo personaggio dato che parla come una deficiente e si comporta da cretina. Ci ho provato, lo giuro sulla mia collezione di figurine dei Pokémon, a farmela piacere, ma niente, nada, il mio cervello si rifiuta, è istinto di sopravvivenza. Vi ricordate quella compagna delle elementari che non veniva mai interrogata sulle poesie perché era così lagnosa che nemmeno la povera maestra poteva fingere di riuscire a starle dietro senza provare il forte impulso di trovare lo slot per inserire il gettone che la facesse parlare normale, la stessa che ti faceva venire voglia di urlarle dentro le orecchie ‘basta cavolo, zitta!’? Beh quella è Ginevra. Mi ricorda la cugina di mio padre che evito alle riunioni di famiglia perché ci mette tutta la sera a raccontarmi qualcosa e mi fa sempre saltare il dessert.

Voto: 2, come gli euro che vorrei chiedere a ciascuno spettatore di Che Dio Ci Aiuti per pagare all’attrice che la interpreta un corso di dizione e uno di logopedia.

7) Erasmo

Bono. Questa è la premessa seppure la sua voce impostata da fiction alla Alex Belli renda il mio sentimento per lui più arido del deserto del Sahara. Il suo è stato un personaggio interessante, ha avuto una storia molto appassionante e devo dire che ci voleva una ventata d’aria fresca nel cast. Ho amato quasi tutti i nuovi arrivati, fatta eccezione per il signor Rapetti, ma ne parleremo più avanti. Tornando ad Erasmo, ammetto di aver subito il fascino del ragazzaccio bello e dannato che per come si vestiva e si atteggiava mi ha ricordato il mio amato Heath Leadger nel film del 1999, 10 cose che odio di te (10 Things I Hate About You). Certo tra le capacità attoriali c’è un abisso di differenza. Heath era un genio, Erasmo… non proprio.

L’unica grande pecca di questo personaggio di Che Dio Ci Aiuti, ignorando il suo amore per Ginevra che ancora adesso trovo disgustoso come la pratica onicotecnica del french a mani e piedi, è stata quell’impostazione della voce di cui vi parlavo prima. Non ci siamo proprio e proprio per questo la sua valutazione è calata.

Voto: 7 con la speranza che impari a parlare come una persona vera.

8) Penny e Mattia

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Beh che dire di loro due, il piccolo Mattia nonostante sia un cucciolo, è piuttosto inutile. Nessuno si ricorda della sua esistenza tant’è che non ricordo se fosse presente nell’ultima puntata, ma penso proprio di no. Mentre Penny è stata molto simpatica nonostante non parlasse come qualunque bambino in quel convento. A proposito, perché? Perché i bambini di questa edizione non parlano? C’è una qualche motivazione che io non conosco? Ovviamente si fa per scherzare, so che Penny ha subito un grave lutto che l’ha portata a decidere di non parlare più proprio come quel bambino del film di Checco Zalone col mutismo selettivo e che Mattia sia relativamente piccolo anche se io ho cominciato a parlare a sei mesi ed erano gli anni ’90. Adesso non dovrebbero essere più svegli ‘sti ragazzini? Boh.

Voto: 10 perché che altro voto si potrebbe dare? Sono bambini

9) Carolina/Sara

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Quando prima dicevo che i nuovi personaggi mi sono piaciuti quasi tutti ovviamente mi riferivo anche a lei, Sara/Carolina. Sin dal primo momento in cui è apparsa sullo schermo e ha sbaragliato la concorrenza per poter ottenere il posto da barista, l’ho amata. Penso che sia uno dei personaggi più interessanti di tutto Che Dio Ci Aiuti e sono furiosa per come l’hanno trattata. Carolina meritava di più, ma soprattutto meritava più attenzione. È diventata presto la nuova protetta di suor Costanza che sta volta, però, è stata più superficiale. Ricordo quando c’era Valentina, suor Costanza ha scalato intere montagne per poterla aiutare, ma per Carolina niente.

Ad ogni modo, spero vivamente di rivederla e possibilmente viva perché era divertente, sarcastica, schietta. Aveva tutte le qualità che io adoro in un personaggio.

Voto: 8 1/2

10) Emiliano

Povero Emiliano! Da ammiratrice di Pierpaolo Spollon e non solo perché ho un debole per i ragazzi ricci, ma anche perché apprezzo la sua bravura, devo dire che è stato sfruttato troppo poco. Fosse per me l’avrei messo in tutte le scene, in tutti i luoghi e in tutti laghi perché merita. Il personaggio che ha interpretato in Che Dio Ci Aiuti aveva un non so che di tenero, era un po’ goffo, un po’ impacciato nonostante fosse un maniaco del controllo. Insomma, l’ho adorato.

Mi dispiace per la storia con Monica, ma purtroppo c’è solo una persona con cui lei sarebbe potuta finire e quella persona è ovviamente Nico. Sono sicura che se dovesse restare in Che Dio Ci Aiuti, riusciremo a trovare qualcuno anche per lui, chissà magari proprio Sara/Carolina di cui parlavamo poco fa.

Voto: 7 1/2

11) Primo Rapetti

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E siamo giunti all’ultimo personaggio, Primo Rapetti. Primo Rapetti è il padre di suor Angela che scopriremo essere anche padre di Erasmo. Che dire di lui, ha fatto veramente schifo. Ha sfruttato il trauma di sua figlia e ha fatto leva su quello d’infanzia di suo figlio semplicemente per ottenere ciò che voleva: un rene. Sapendo che né Lorenza (suor Angela), né Elisa fossero compatibili, ha architettato tutta ‘sta faccenda per risalire a Erasmo e ottenerlo da lui. Possiamo facilmente dire che c’è qualcosa di profondamente malato in Primo Rapetti e non erano i reni, ma era il cervello.

La cosa più assurda è che ha instaurato un rapporto con Erasmo, gli ha fatto credere di volergli bene, gli ha regalato la sua macchina e poi l’ha ingannato senza un minimo di decenza. Mi è sembrato che tutto ciò che gli ha dato sia stato un pagamento anticipato per quell’organo che il figlio gli avrebbe donato. Che schifo. Che vomito di uomo. Non dovevamo aspettarci niente di meglio considerato come ha trattato le sue figlie, ma pensavo che a questo punto della sua vita avesse messo la testa a posto, che avesse capito cos’è che conta davvero almeno in vecchiaia.

Voto: N.C. + Che schifo Award

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Scritto da Fabiana Fanelli

La mia vita è un pendolo che oscilla tra una serie tv e l'altra. Tutto sommato mi è andata bene, pensate se oscillasse tra dolore e noia!
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