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Cent’anni di solitudine 2 – La Recensione: la 2a stagione affronta con coerenza la parte più complessa del romanzo

Il colonnello Aureliano Buendìa

ATTENZIONE: l’articolo contiene spoiler sulla seconda stagione di Cent’anni di solitudine!!

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C’è un momento, all’interno della seconda stagione di Cent’anni di solitudine, in cui Gerineldo Márquez e il colonnello Aureliano Buendía camminano per le strade di Macondo senza riconoscervi più niente. Vagano come anime sradicate, rimaste orfane del mondo che li aveva allattati. È una delle scene più belle e potenti del secondo capitolo della serie Netflix. Perché è proprio lì, in quegli sguardi che non trovano più appigli familiari, che si condensa il senso di quella solitudine di cui parlava Gabriel García Márquez nelle pagine del suo capolavoro. Macondo è cambiata, la modernità ha portato il suo carico di stravolgimenti dritto nelle sue case. Le persone sono diverse dagli abitanti del villaggio fondato da José Arcadio Buendía tanti anni prima. Guardano il mondo con più distacco, da una distanza abnorme.

L’uccisione in pieno centro di un uomo indifeso e di un bambino innocente intaccano solo per un istante il quotidiano andirivieni della città. Un secondo dopo, la macchina riparte. Come se nulla fosse. A una velocità nuova. Come se in mezzo non ci fossero state una guerra, una pace, cinquant’anni di lotte. Come se in mezzo, in definitiva, non ci fosse stato il colonnello Aureliano Buendía. Non era facile restituire quel senso di disillusione, rabbia e incredulità che deve aver provato il vecchio colonnello dinanzi all’insorgere prepotente della modernità.


Eppure Claudio Cataño, l’attore che interpreta il secondogenito dei Buendìa, in qualche modo misterioso, ci riesce.

Tutti i figli del colonnello Aureliano
Netflix

La regia, senza forzare nulla e in maniera quasi banale, ci riesce. La bellezza di Cent’anni di solitudine sta nel prendersi il tempo necessario per raccontare quel che vuole raccontare. Le puntate non andrebbero guardate in modalità binge watching, è necessario un po’ di distacco tra i vari capitoli del racconto. La seconda stagione è più veloce della prima, accelera leggermente nei suoi 7 episodi (l’ultimo arriverà il 26 agosto). Ma uno scatto in avanti è necessario, persino dovuto, perché il mondo nuovo che questa seconda parte abbraccia è un mondo che va veloce.

Si perde un po’ di quella dimensione intimistica e primitiva dell’inizio. I nuovi episodi sono più diretti, meno contorti. Ma è una decisione coerente con l’evolversi della realtà che intanto sta cambiando Macondo, aprendola al mondo. La seconda stagione si apre con immagini di caos e distruzione. Dopo decenni di lotta e fiumi di sangue versato, si raggiunge finalmente il tanto agognato armistizio. La guerra che abbiamo visto nei primi episodi, quella guerra nella quale il colonnello Aureliano Buendìa si è imbarcato con tutto se stesso, giunge al suo naturale epilogo.

Macondo si trasforma e la dinastia dei Buendìa va avanti.

José Arcadio Segundo e Aureliano Segundo sono i nuovi personaggi di Cent'anni di solitudine
Netflix

Figure centrali di questo nuovo capitolo sono i gemelli Aureliano Segundo e José Arcadio Segundo. Il primo, più dissoluto e festaiolo, sposa la temibile Fernanda del Carpio, donna austera dell’Altopiano che stravolgerà le abitudini della famiglia. Il secondo, più romantico e idealista, porterà avanti i sogni del bisnonno collegando Macondo al mondo esterno. Naturalmente, l’apertura verso nuovi confini nasconde una minaccia: l’arrivo della modernità – con i suoi treni, i suoi cinema, la sua produzione di ghiaccioli, gli investitori stranieri – ha un prezzo, a volte molto doloroso da pagare. La spregiudicatezza degli imprenditori gringos e l’affarismo delle compagnie bananiere porteranno a grandi tensioni con i lavoratori locali.


Tensioni che, verso la fine della stagione, culmineranno in uno degli eventi drammatici più sconvolgenti dell’intera serie. Lo show ha saputo gestire bene le nuove pulsioni politiche e la questione sociale sempre più pressante, consegnandoci un racconto doloroso e appassionato che non ci fa rimpiangere le pagine di Gabriel García Márquez. Era opinione comune, prima dell’annuncio di questa serie, che Cent’anni di solitudine fosse uno di quei romanzi intoccabili, una di quelle opere che non potevano essere trasposte sullo schermo.

Come restituire infatti l’essenza del romanzo, del suo realismo magico, l’ambientazione quasi onirica, un albero genealogico così intricato e personaggi così complessi?

Cent'anni di solitudine 2 si apre con immagini di caos e distruzione
Netflix

Come rendere l’idea di uno scorrere del tempo che non è mai lineare e che attraversa generazioni diverse per tornare sempre al punto di partenza? Domande assolutamente legittime, che anche il suo autore si era posto. La prima stagione della serie ha però sfatato il mito, riuscendo in un’impresa titanica, come abbiamo raccontato nella recensione. Cent’anni di solitudine ha avuto un incredibile successo. È la dimostrazione che, quando vuole, Netflix è in grado di puntare su progetti ambiziosi senza scendere a compromessi. La seconda stagione è per forza di cose diversa dalla prima.


Doveva trattare la parte più complicata del romanzo, traghettare la storia verso il XX secolo, parlando di trasformazioni, disillusione, stravolgimenti politici e profondi cambiamenti sociali. Alcune dinamiche perdono quell’alone magico che avvolgeva la trama nella prima stagione. Ma è anche una conseguenza del fatto che la realtà contemporanea si avvicina sempre di più, abbandonando quel luogo quasi da sogno che era Macondo negli anni della fondazione di José Arcadio Buendìa. Tra i vecchi personaggi, tornano Ursula e il colonnello Aureliano Buendìa, la cui disillusione è uno dei temi più affascinanti e commoventi dell’opera.

Laura Grueso interpreta Rebeca
Netflix

Mentre i volti delle nuove generazioni, oltre ai gemelli e alla figura spigolosa di Fernanda, sono quelli di Remedios la Bella, della giovane Meme, di Amaranta Ùrsula e del piccolo Aureliano Babilonia, che sarà centrale nel finale di serie previsto per fine mese.

Il bilancio finale su Cent’anni di solitudine continua a essere estremamente positivo. Manca il tassello più complesso, perché il finale di Gabriel García Márquez è profondo e simbolico come pochi altri. Ma l’operazione fatta finora dai creatori della serie si è rivelata un tentativo coraggioso e incredibilmente riuscito. Non si può dire lo stesso de La casa degli spiriti di Isabel Allende, ad esempio, che ha provato a rievocare lo spirito del romanzo ma ci è riuscita solo in parte. Qui c’è la Top 10 delle migliori serie tv tratte da romanzi secondo la Comunità di Recupero di Hall of Series, a cui potreste dare uno sguardo mentre attendiamo l’uscita del finale di Cent’anni di solitudine, fissata al 26 agosto.