Ogni settimana migliaia di lettori ricevono i nostri consigli su cosa guardare.
Scopri come →Vuoi smettere di perdere tempo a cercare una serie da vedere?
Trova quella giusta per te →Non sai che serie iniziare?
Dicci cosa ti piace e ti consigliamo noi →Il catalogo di Disney+ accoglie The Shards, adattamento televisivo dell’omonimo romanzo di Bret Easton Ellis guidato dalla mano produttiva di Ryan Murphy. Sulla carta, questa operazione rappresenta l’incontro perfetto tra il cinismo patinato della letteratura anni ’80 e la maniacale ricerca dell’eccesso visivo tipica della serialità contemporanea. L’inizio della prima stagione ci catapulta immediatamente dentro un universo in cui l’opulenza sfrenata dell’alta borghesia californiana si scontra con una minaccia sanguinosa. Il risultato dei primi due episodi è un viaggio estetico notevole, capace di attrarre lo spettatore e al contempo di lasciarlo in uno stato di costante attesa sospesa.
Il degrado dorato della Los Angeles del 1981
La storia è ambientata nella Los Angeles del 1981. Il protagonista di The Shards è il diciassettenne Bret, studente dell’esclusiva Buckley High School e aspirante scrittore dall’occhio decisamente troppo clinico per la sua età. Bret trascorre le sue giornate insieme a un piccolo cerchio di amici privilegiati: Susan, Debbie e Thom. Questo gruppo di adolescenti dispone di risorse economiche praticamente illimitate e di una totale assenza di supervisione genitoriale, un mix che li porta a dividere il tempo tra feste sfarzose nelle loro mega-ville, consumo disinvolto di droghe e un intreccio caotico di relazioni affettive e sessuali.
La stabilità di questo ecosistema dorato comincia a vacillare con l’arrivo a scuola di un nuovo studente, Robert Mallory. Bello, carismatico e vestito con una precisione sospetta, Robert nasconde un passato fumoso che fa scattare immediatamente l’ossessione investigativa di Bret. Parallelamente, la città viene terrorizzata dai delitti commessi da un serial killer e da alcune sette, le cui vittime sembrano essere legate proprio all’ambiente frequentato dai protagonisti. Il confine tra i sospetti paranoici di Bret sul nuovo arrivato e la minaccia reale del killer diventano il perno centrale di tutta la narrazione.
I primi due episodi: retromania e il fascino della pagina stampata
La visione delle prime due puntate mette subito in chiaro le intenzioni della produzione: in The Shards la velocità dell’azione viene sacrificata volentieri in favore della costruzione meticolosa dell’atmosfera.
L’elemento visivo più evidente è un’operazione di retromania condotta con chirurgica precisione. Il 1981 mostrato sullo schermo non è un semplice periodo storico, ma una vera e propria fissazione stilistica. I brani synth-pop che intervallano le scene, la saturazione calda dei colori, i vestiti immacolati e le auto d’epoca trasformano ogni inquadratura in un videoclip d’autore. Esiste un contrasto quasi divertente tra l’estetica di queste dimore da copertina e il degrado morale dei personaggi che le abitano.
L’aspetto narrativo più interessante invece, risiede nell’uso della voce fuori campo di Bret. Questo espediente trasforma la visione in un’esperienza vicina alla lettura del romanzo originale. Si ha la sensazione fisica di girare le pagine di un libro scritto in prima persona, in cui gli eventi sono costantemente filtrati dalle percezioni del protagonista. L’aspetto stimolante è che Bret non è affatto un testimone neutrale: le sue paranoie, la sua gelosia e la sua fervida immaginazione di scrittore rendono ogni sua affermazione potenzialmente inaffidabile, costringendo chi guarda a mettere in discussione ogni singolo dettaglio.
Il genere slasher torna in campo
Sul fronte del genere, The Shards gioca apertamente con le regole e le convenzioni classiche dello slasher d’epoca:
- Il telefono fisso che squilla a vuoto è un grande classico sempre efficace. Nell’era degli smartphone, ritrovare l’angoscia di un apparecchio con il filo che suona nell’ombra provoca una sana scarica di tensione nostalgica. L’espediente della telefonata minatoria ha attraversato decenni di cinema slasher, evolvendosi da semplice elemento di trama a vera e propria icona del genere. Quando il telefono squilla nel silenzio di queste case sconfinate, il contrasto tra il lusso della borghesia e la vulnerabilità dei ragazzi emerge con chiarezza. Senza la possibilità di inviare un messaggio rapido o tracciare la minaccia in tempo reale, il semplice atto di alzare la cornetta trasforma i protagonisti in bersagli isolati.
- Le inquadrature voyeuristiche posizionate dietro le piante del giardino o oltre le immense vetrate delle case ricordano allo spettatore che c’è sempre qualcuno che osserva dall’esterno. Tutta la grammatica della suspense basata sull’atto dell’osservare nasce con Alfred Hitchcock. Il regista ha compreso prima di chiunque altro che il cinema stesso è un atto voyeuristico, in cui lo spettatore spia la vita di sconosciuti al riparo dall’oscurità della sala o in questo caso dal nostro divano.
- I piccoli presagi macabri disseminati lungo il percorso mantengono viva la sensazione che la tragedia sia costantemente a un passo dal compiersi.
La firma inconfondibile di Ryan Murphy
Sebbene la storia appartenga a Bret Easton Ellis, la messa in scena di The Shards porta la firma inconfondibile di Ryan Murphy. Il suo marchio di fabbrica emerge con prepotenza in diverse scelte stilistiche e narrative:
- Personaggi eccentrici e fuori dagli schemi: Murphy non resiste alla tentazione di inserire figure surreali anche nei contesti più drammatici. L’esempio perfetto è l’assistente del padre di Debbie. La sua presenza vischiosa, le sue uscite fuori luogo e la sua gestualità quasi caricaturale introducono una sfumatura di bizzarria grottesca che spezza l’atmosfera rigida e aggiunge una nota di sottile umorismo involontario.
- Temi spinti e provocatori: La rappresentazione della sessualità, delle ossessioni giovanili e della fluidità delle relazioni viene gestita senza alcuna timidezza. Le scene sono dirette, provocatorie e prive di moralismi, esattamente come ci si aspetta da una produzione che vuole spingere sull’acceleratore dell’eccesso.
- Uno stile registico leccato al millimetro: I movimenti di macchina eleganti, i carrelli fluidi tra i corridoi delle ville e la cura maniacale per la simmetria visiva mostrano la classica grammatica murphiana, in cui la bellezza formale serve a rendere ancora più stridente la violenza sottostante.
Un diamante grezzo ancora in sospeso
Al termine dei primi due episodi di The Shards, il mio giudizio personale rimane felicemente in sospeso. E’ una serie che convince a metà, capace di catturare l’attenzione ma anche di mantenere una certa distanza emotiva dallo spettatore.
La scelta di rallentare enormemente il ritmo per mostrare feste, dialoghi indolenti e dinamiche di gruppo funziona benissimo per creare l’ambiente, ma a tratti rischia di far svanire la tensione da thriller che ci si aspetterebbe da una storia di serial killer. I ragazzi protagonisti sono così concentrati sui propri drammi personali e sul loro stile di vita da risultare quasi irritanti, un elemento che rende difficile provare una reale empatia per le loro sorti.
La serie si presenta come un diamante grezzo. Ha una forma visiva affascinante, un potenziale enorme e una materia prima di grande qualità, ma deve ancora dimostrare di saper trasformare la sua eleganza formale in pura tensione drammatica. Per il momento promossa con riserva. Porta sicuramente a continuare la visione con grande curiosità, sperando che i prossimi episodi facciano finalmente esplodere tutto il materiale messo sul fuoco.








