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Castle Rock non delude le aspettative e supera a pieni voti lo scoglio della seconda stagione

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Diciamolo subito: promossa a pieni voti. La seconda stagione di Castle Rock ha pienamente rispettato le aspettative che aveva generato la prima stagione, ma, soprattutto, il nome dei suoi ideatori. La serie horror targata Hulu è il prodotto di due delle menti più brillanti nel campo della letteratura e della televisione che, rispettivamente, rispondono al nome di Stephen King e J. J. Abrams. All’interno di questa seconda stagione c’è tutto l’universo horror e psicologico kinghiano, così come il talento e la maestria cinematografica di Abrams.

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Annie

Nel corso dei 10 episodi che compongono la seconda stagione di Castle Rock si intrecciano trame horror, introspezioni psicologiche curate e intriganti dei personaggi, fantascienza e suspense.

Il tutto è armonizzato in una storia che sia riallaccia alla stagione precedente, avendo come protagonista comune un concetto: il male. Questo si manifesta sotto molte forme, come ci ha spesso insegnato King (ne abbiamo parlato qui), e può attraversare epoche e mondi differenti, secondo un tema tanto caro ad Abrams.

L’ambientazione degli eventi è sempre la stessa, la cittadina di Castle Rock, nel Maine. La stagione precedente ci aveva lasciati con Il ragazzo (Bill Skarsgård) che era stato imprigionato nel carcere abbandonato di Shawshank, in quanto considerato l’incarnazione del male e la causa delle morti e dei tragici eventi che hanno afflitto la cittadine di Castle Rock dalla sua apparizione. Ma se Il ragazzo è davvero il male assoluto, allora non basterà una cella a contenere il suo potere.

Il ragazzo

La seconda stagione di Castle Rock ruota tutta intorno a questo motivo. La vita di una comunità e delle persone che ci vivono viene sconvolta, ancora una volta, dalla forza distruttrice del male.

Lo strumento che dà il via agli eventi è l’arrivo di una madre e una figlia, apparentemente normali. In realtà, la loro storia e il loro arrivo a Castle Rock sembrano essere guidati dal destino, terribilmente alleato con il male che è pronto ad irrompere nel mondo entrando attraverso la piccola cittadina del Maine.

Annie Wilkes (Lizzy Caplan) e Joy (Elsie Fisher) sono madre e figlia, o, almeno così ci vengono presentate fino all’episodio 5. Le conosciamo sin da subito come due persone sempre in viaggio. Annie, infermiera di professione, attraversa le varie città degli Stati Uniti insieme alla piccola, cambiando di volta in volta ospedale. Il motivo del loro continuo spostamento è l’ossessiva ricerca del “Laughing place” (il luogo della felicità). Ironia della sorte, dopo circa 16 anni e diverse città, Annie e Joy sembrano aver trovato l’agognato posto nella città di Castle Rock.

Castle rock
Joy e Annie

Qui le due si stabilizzano. Annie ottiene un posto da infermiera nell’ospedale della città, dove conoscerà la dottoressa Nadia Omar, mentre Joy inizia a frequentare un gruppo di amici del quartiere. Le due sembrano aver finalmente trovato il “Laughing place”, ma in realtà il male è letteralmente sepolto nelle fondamenta di Castle Rock e aspetta soltanto le persone giuste che siano in grado di risvegliarlo.

La casuale scoperta di un manoscritto ritrovato da Joy tra le carte personali di Annie racconta la storia di una figlia con problemi psichiatrici, che non accetta il divorzio dei genitori (né tantomeno il conseguente suicidio della madre), riversando sulla nuova compagna del padre e sulla neonata figlia tutta la sua rabbia, il suo odio e la sua follia.

La furia omicida porterà la giovane ragazza a uccidere il padre e la matrigna, fuggendo con la neonata sorellastra e iniziando una vita nella quale si convincerà di essere la madre della bimba.

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Annie con la neonata Joy

La scintilla che dà il via agli eventi è stata innescata. Joy inizia a dubitare della “madre”, notando i comportamenti strani ed interrogandosi sui continui cambi di città e sul fatto che la madre prenda costantemente psicofarmaci. Le domande incalzanti di Joy ad Annie gettano quest’ultima nel caos. Un diverbio tra Annie e il vicino di casa John Merrill (Paul Sparks) finirà nell’uccisione di quest’ultimo.

Annie andrà a seppellire tra le fondamenta di un cantiere il cadavere di John, convinta che l’episodio non verrà mai scoperto. Ma le fondamenta di Castle Rock custodiscono il male, ed è proprio da qui che il confine tra la vita e la morte si annulla e gli spiriti di un passato remoto (400 anni prima) tornano in vita, inizialmente nelle sembianze di John e, di volta in volta, nei corpi dei vari cittadini uccisi e resuscitati con oscuri rituali.

Gli episodi 7 e 8 ci riportano indietro di quattro secoli, quando il territorio di Castle Rock era abitato da una piccola comunità di boscaioli di religione protestante. Le credenze popolari all’epoca alimentavano la vita e la fede della comunità; così, una ragazza ribelle che si invaghisce del pastore della comunità, diventa la strega da esiliare. Qui scopriamo che il male irrompe nel mondo attraverso il suo angelo più bello e più cattivo: Il ragazzo della prima stagione è in realtà l’angelo del male che si muove attraverso i secoli e i mondi per attuare gli orrori più profondi.

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L’angelo del male

La giovane strega viene così indottrinata sulle vie del male e riuscirà a convertire la comunità di Castle Rock al culto del Ragazzo.

Un suicidio collettivo è il culmine di un rito che condanna la città di Castle Rock a essere il portale per l’attuazione del male in un futuro lontano, quando i tempi saranno pronti. Proprio Annie, ai giorni nostri, diventa lo strumento attraverso il quale il male farà ritorno. Gli ultimi due episodi sono letteralmente da brividi. La lotta serrata tra l’esercito del male e i pochi umani non ancora uccisi e assoldati tra i resuscitati si protrarrà senza esclusione di colpi. Alla fine, i vivi avranno la meglio e il male sembra essere sconfitto per sempre.

“Per sempre”, però, è una parola che non è contemplata nel vocabolario dell’orrore, forse perché – come insegna King – il male è costitutivo dell’umanità e del mondo e sa insinuarsi nelle debolezze delle persone. Annie, suo malgrado, rimane una persona psicologicamente fragile e, alla prima occasione, viene nuovamente insidiata dalle forze oscure. Dopo essere riuscita a fuggire da Castle Rock e aver iniziato una nuova in Canada, il dubbio che Joy (che intanto l’aveva perdonata per il suo passato) sia in realtà una resuscitata la assale.

Le ultime scene dell’episodio 10 sono terrificanti. La lotta tra le due è da brividi: la follia trasforma Annie, che nell’impeto omicida ucciderà la piccola Joy. Immediatamente dopo, Annie realizza di aver fatto una cosa orribile, ma ormai è troppo tardi. Come sempre nella sua vita, l’unica alternativa sarà quella di fuggire e di raccontarsi una bugia, cioè che Joy è ancora viva e accanto a lei, per non perire sotto il rimorso della sua coscienza.

Castle Rock è una serie che a nostro avviso entra di fatto tra le più belle serie di questo genere del 2019.

Probabilmente, negli anni a venire accrescerà la sua fama. Di sicuro ha tutte le carte in regola per competere con altri prodotti di spessore del genere. La firma di Stephen King e J. J. Abrams, in questo senso, è ancora una volta una garanzia. A breve vedremo altri prodotti frutto della mente del re dell’horror (come questi). Nel frattempo vi lasciamo con la recensione e con l’invito a guardare le due stagioni durante queste feste. Il finale della seconda stagione lascia intendere che un prosieguo è più che plausibile. D’altronde, potranno cambiare gli interpreti, ma il tema è lo stesso da sempre: il male.

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Written by Matteo Scozia

Mi piace esplorare universi alternativi, modi possibili in cui le cose potrebbero essere: le serie tv e i libri sono ottimi portali! Poi torno nel mondo attuale e mi ritrovo in un'aula di scuola ad insegnare a degli adolescenti quanto sottile sia il confine tra realtà e possibilità!

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