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Cosa differenzia l’impero di Walter White da quello di Gustavo Fring?

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Vendetta e rivalsa, rancore e riscatto. Sentimenti apparentemente simili, intercambiabili, ma che invece celano la storia di due passati completamente diversi, il vissuto e l’eredità di due uomini che solo nell’illegalità hanno trovato il mezzo per “affermare” se stessi. Simili, ma profondamente diversi, sono anche i due personaggi che incarnano questi sentimenti in Breaking Bad: Walter White e Gustavo Fring.

Imperatori della droga, colossi della metanfetamina, il loro passaggio sulla scena non è destinato a finire nell’ombra. Potere, carisma e pericolo trasudano da ogni poro della loro pelle, in un’aura di grandezza che fuoriesce dai bordi di quegli esili corpi di mezza età, apparentemente innocenti, sorprendentemente spietati.

Inizialmente colleghi, successivamente nemici, Walt e Gus sono destinati fin dal principio a un inevitabile scontro. Specchio della loro più profonda essenza, i loro imperi sono due meteore che lottano per assicurarsi la medesima traiettoria. Non possono coesistere, non possono fondersi: solo una di esse è destinata a sopravvivere.

Unico il mezzo, diversi gli obiettivi: l’impero di Walter e quello di Gus vivono di intrinseche differenze, dovute alla stessa personalità dei loro capi e creatori, i due devianti geni protagonisti di Breaking Bad.

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Nè per denaro, né per ricchezza, o almeno non solo: l’origine dei due imperi della droga ha motivazioni molto più profonde e radicate nel percorso di vita dei suoi re.

Estensioni della loro personalità ed espressioni di un’esigenza di auto affermazione e potere, entrambi gli imperi sono accomunati dal fatto di costituire solo dei mezzi all’interno di ambizioni e progetti più grandi.

Un progetto dettato dall’odio, nel caso di Gustavo Fring, che fonda tutto il suo traffico e la sua stessa vita su un solo e unico obiettivo: la vendetta. Una vendetta calcolata e a lungo agognata, messa in atto ai danni di Hector Salamanca, l’uomo colpevole di aver ucciso il suo amato compagno, Max.

Ed è in questo stesso obiettivo, nella sua lenta e paziente realizzazione, nella fermezza e posatezza con cui Gus lo insegue, che possiamo cogliere il più profondo modo di essere dell’uomo e comprendere l’influenza che esso esercita sul suo regno di illegalità.

Gus Fring

L’impero costruito da Gustavo Fring è il progetto di un uomo che si è meticolosamente dedicato alla costruzione del suo personaggio.

Minuziosamente realizzato, ragionato e disciplinato, questo impero è una struttura solida e perfettamente funzionante, frutto dell’odio ma totalmente estranea ad esso. L’emozione, l’umanità, il dolore, non sono mai lasciati entrare dentro i confini della sua struttura, figlia non di una rabbia momentanea e incontrollabile, ma di un sentimento radicato e sapientemente gestito che mai sfocia in impulsività e decisioni affrettate.

Gustavo ha un percorso da seguire, ne è consapevole fin dal primo istante, e verso quella direzione procede con la cautela e la compostezza di un uomo che della pazienza ha saputo fare la sua più grande virtù e la sua più potente arma.

Freddezza e lucidità governano ogni mossa dell’uomo, portando alla creazione di un traffico perfettamente funzionante, stabile e affidabile. Gus è un uomo emotivamente maturo, disciplinato e dotato di autocontrollo, e queste caratteristiche si riflettono pienamente nel suo impero.

Un impero che è gestito sulla cooperazione e sulle alleanze, su accordi talvolta scomodi con i propri stessi nemici, ma che proprio dalla diplomazia sa di dover partire per posizionare tassello dopo tassello i pezzi in grado di ergerlo a dominio, di farlo diventare grande.

Tutte caratteristiche altamente distanti dal funzionamento e dall’essenza dell’impero di Walter White, quell’impero che vediamo costruirsi e delinearsi all’interno di Breaking Bad insieme alla personalità del suo stesso creatore.

Spuntato sulla scena quasi all’improvviso, l’impero della droga fondato da Heisenberg è il progetto delirante di un uomo che solo alla conclusione del suo percorso riesce veramente a comprendere le ragioni che lo muovono.

A differenza di Gus, Walt non ha la minima idea di ciò che sta realizzando, non cammina verso un fine tracciato, ma prosegue come una mina vagante in preda alle sue emozioni, lasciando che l’impulsività e l’ego governino ogni sua azione.

Laddove l’impero di Gus dimostra di muoversi come una macchina perfettamente oleata e disumanizzata, quello di Walt al contrario è un complesso di decisioni improvvise e scatti d’ira, un’estensione dell’ego e del genio di Walter. Un contenitore dei suoi più pericolosi limiti.

Per Walter la droga, gli affari e il potere rappresentano solo un mezzo per trovare quell’identità strappatagli via dal cancro, uno strumento verso la riaffermazione di se stesso e un trampolino di lancio verso quell’obiettivo di rivalsa narcisistica che è il vero motore dieto ogni azione dell’uomo.

Diplomazia, pazienza e stabilità non trovano posto nel progetto di Walt, lasciando il posto a impulsività e rabbia, fretta ed emotività. L’impero creato dal chimico è il frutto di una mente sicuramente più geniale, ma anche più instabile di quella del suo rivale. Un impero che paga il prezzo dell’essere dominato da un uomo che non vuole celarsi dietro esso, ma cerca in ogni modo di emergere, di primeggiare.

Nel suo impero, Walt non lascia spazio per nessun altro: non ci sono accordi, affari attentamente studiati, mosse da scacchiera o grandi alleanze. Ci sono solo caos, orgoglio e improvvisazione, c’è il continuo divenire di un progetto che si forma in cammino, senza un piano, senza un disegno, che procede di pari passo con il suo imperatore e con il suo desiderio di onnipotenza.

Simili ed equiparabili nella loro devozione alla grandezza, i due protagonisti di Breaking Bad si distinguono fortemente nel metodo e nel carattere, tracciando i confini di due imperi fortemente contrastanti e diversi.

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Parimenti capaci di imporsi sulla scena e governarla, i due imperi sono frutto di differenze inconciliabili, diversi nell’essenza, nei fini e nella gestione.

Due estremi che forse avrebbero potuto trovare l’uno nell’altro quell’ancora di salvezza in grado di salvarli dall’inevitabile declino, ma che sono invece rimasti vittima dei limiti dei loro padroni, della loro incapacità di guardare oltre.

Genialità e metodo, pazienza e prontezza di spirito, diplomazia e assolutismo: conciliati e ben uniformati questi capisaldi avevano tutti i presupposti per creare un impero capace di dominare, in grado di lasciare un segno indelebile del suo passaggio, di prendersi quella gloria e quel malato potere che in fondo entrambi i suoi creatori sono accomunati nel perseguire.

Ma Gustavo Fring e Walter White non sono altro che imperatori solitari, incapaci di allearsi, egualmente destinati ad autodistruggersi, in uno scontro che non lascia spazio a nessun vincitore.

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