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Howard Hamlin è il ‘Grey Matter’ di Better Call Saul

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In uno dei più celebri articoli di Hall of Series si diceva che Gretchen e Morgan Schwartz, i coniugi proprietari della Grey Matter Technologies, siano i veri villain di Breaking Bad. Tutto l’agire di Walter White/Heisenberg nella serie è stato, di fatto, improntato sul riprendersi ciò che i due ex colleghi gli avevano “tolto”. Loro che avevano fatto fortuna sfruttando il genio di Walter, lasciando al professore di chimica solamente le briciole. Questo se non altro è il punto di vista di Walt: è lui stesso ad ammetterlo a Jesse in una delle scene chiave per capire Breaking Bad.

Ora, che Better Call Saul sia interconnessa alla serie madre è tautologia. È altrettanto ovvio che con questo spin-off/prequel molti dei temi cardine di BrBa siano stati ripresi, rielaborati, riformulati senza tuttavia cadere nella stucchevole replica, rappresentando anzi un esempio perfetto di coerenza narrativa. Uno di questi temi è, semplificando all’osso il concetto, la discesa morale del personaggio. Quel tarlo pruriginoso che, dato un punto 0, comincia a tormentare il nostro “eroe”, alimenta il suo ego, la sua ambizione, fino a fargli compiere una serie di scelte distruttive (e autodistruttive). Portando alla luce un lato oscuro che egli già covava dentro di sé.

In Breaking Bad quel punto 0 è rappresentato proprio da Gretchen e Morgan, in Better Call Saul è incarnato da Howard Hamlin.

“Jesse, you asked me if I was in the meth business or the money business.
Neither. I’m in the empire business”

Ma procediamo con ordine. Il giovane Walter White fonda con Elliott Schwartz la Grey Matter Technologies, così chiamata dalla fusione dei loro cognomi (Schwartz, in tedesco significa “nero”) ed è fidanzato con la sua assistente di laboratorio, Gretchen appunto. Ben presto comincia a sentirsi inadeguato dalla ricchezza delle loro famiglie, decidendo così di rompere il fidanzamento e lasciare la società (in cambio di 5.000 $, il valore di metà dell’azienda al tempo). Gretchen ed Elliott si sposano, sviluppano la ricerca di Walt e fanno una fortuna: al 2008 la società vale oltre 2 miliardi di dollari.

I due non sono ostili nei confronti di Walter. Riconoscono il suo genio e si offrono di pagargli le cure per il cancro, ignari tuttavia che quella pulsione chiamata Heisenberg sta ormai prendendosi l’uomo che conoscevano e che la malattia non è altro che un pretesto per coltivare la sua ambizione. Un gesto di affetto o di beneficenza (ma anche di riconoscenza) di tali proporzioni rappresentano per l’uomo che Walter White sta diventando, un insulto. Al suo orgoglio e al suo genio. Ed egli li disprezza profondamente per ciò che rappresentano. È l’idea del loro successo in sé – successo che Walt aveva covato invano per tutta la vita – a renderli effettivamente i villain della serie.

In Better Call Saul la ‘Grey Matter’ assume le sembianze di Howard Hamlin.

Howard ci viene presentato come l’avvocato borioso che ha impedito a Jimmy McGill di lavorare alla HHM, lo studio legale del fratello Chuck. Già alla fine della prima stagione si viene a scoprire che, in realtà, è stato proprio Chuck a imporre il suo veto, non considerando Jimmy all’altezza del compito di servire la legge. Dopo la morte di Chuck, Howard prova ad avvicinarsi a Jimmy, offrendogli addirittura il lavoro che egli tanto bramava in gioventù. Un errore imperdonabile. Howard, sebbene incolpevole, rappresenta quel tipo di aristocrazia anche un po’ ipocrita che sfoggia la targa personalizzata della propria auto. Ma soprattutto simboleggia la figura dell’avvocato in quanto istituzione, status quo, ovvero degli ideali che portava avanti Chuck. Questa, agli occhi di Saul, è la sua inespiabile colpa.

Se i “dispetti” (se così si può definire una palla da bowling sull’auto) di Saul vanno inquadrati nell’ottica di umiliare l’uomo, sminuirlo, Kim Wexler prova a spingersi ancora oltre. Nell’ultimo episodio della quinta stagione la donna propone a Saul di mettere nei guai dal punto di vista legale Howard, contaminando il caso Sandpiper. Howard Hamlin pertanto diventa il capro espiatorio di un’altra prepotente discesa morale in atto, quella di Kim appunto. In continuità con il licenziamento dalla S&C la donna mostra sempre più repulsione nei confronti della professione in quanto tale. Una professione nella quale è stata messa in discussione più volte (demansionata da Howard stesso nella seconda stagione e ripresa da Schweikart nella 5×07) e mai valorizzata fino in fondo, malgrado i successi professionali.

Ed eccolo il fil rouge: sia Gretchen e Elliot che Howard non sono criminali, non sono neanche figure subdole o meschine e, tolto il loro status quo, passano anche abbastanza inosservate. Questo li rende figure perfette sulle quali scaricare le proprie frustrazioni e i propri insuccessi, personali e professionali. Le nemesi perfette di altre figure ben più complesse, oscure e ambiziose. Le prede perfette da fagocitare per squali come Walter White, Saul Goodman e finanche Kim Wexler.

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Scritto da Vincenzo Di Somma

Il mio primo incontro con le serie TV avviene in tenera età quando scopro X-Files. Da lì nascono le mie tre domande esistenziali: siamo soli nell'universo? Diventerò mai figo come Duchovny? Smetterò di avere paura della sigla? Oggi come allora le risposte sono no, no e no.

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