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La terza e ultima stagione di Baby è davvero tutta da buttare?

Baby

Baby è tornata con la sua terza e ultima stagione e il risultato è stato – nel bene e nel male – chiacchierato. Nonostante le forti critiche la serie Netflix di produzione italiana è sempre stata brava nel far parlare di sé, complice anche la storia vera da cui prende spunto. Molti non si sono ritenuti soddisfatti dal finale e hanno confermato la loro idea iniziale: terribile.

Baby sicuramente non sarà mai il capolavoro Netflix italiano: la trama affonda in un mare di trash, la recitazione spesso non è all’altezza e la narrazione si perde dentro un bicchiere d’acqua.

Ma dobbiamo ammetterlo: quest’ultima stagione ha avuto qualcosa in più, ed è la migliore che abbiano fatto.

Baby

Andiamo per gradi e cerchiamo di capire cosa ci ha portati a dare più credibilità alla terza stagione: cos’è davvero migliorato?

La storia entra nel vivo aprendo le porte a un momento che era inevitabile arrivasse: Chiara e Ludo vengono a patti con la realtà facendo i conti con tutto quello che è accaduto nel loro ultimo anno e mezzo. Una stagione intera passata a cercare di nascondersi dai media, dalle autorità, dai compagni, ma mai da loro stesse. Le due protagoniste – in particolare Chiara – non rinnegano mai le loro colpe, non scelgono mai di giustificarsi, aprono le porte a un mondo che troppo spesso viene zittito e raccontano di come – consapevolmente – hanno scelto di farne parte.

Molto importante è ricordare che la serie prende spunto dai fatti di cronaca ma al tempo stesso se ne distacca scegliendo di raccontare le dinamiche adolescenziali e di come sia semplice – nonostante la possibilità di una vita perfetta – cadere nel circolo della perdizione.

Proprio in questo spirito Baby racconta non solo la vita delle due ragazze ma anche dei loro genitori, dei loro amici e compagni. E lo fa, per le prime due stagioni, frettolosamente e senza troppa importanza. In questa stagione qualcosa cambia e quello che vediamo sembra piacerci: i protagonisti sembrano aver fatto un percorso, tutti affrontano i loro demoni e riescono a venirne a capo, altri riescono ad accettarsi.

Esempio di ciò è la storia di Brando: pessimo personaggio fino ad ora che nasconde – e questo è sempre stato evidente – un senso di frustrazione e poca accettazione di sé. Vero, potremmo dire che la storia è quella tipica, anche banale: il bullo omofobo che si riscopre omosessuale e per di più innamorato del ragazzo che ha sempre bullizzato. Il punto chiave è nella storia di questo adolescente: la sua ribellione alla sua vita perfetta.

Apparentemente legato al materiale e a tutto quello che si possa ottenere tramite una banconota, fiero sostenitore di una vita che non si sporca le mani e lontano dai problemi, Brando perde la testa. Dentro il suo personaggio scatta qualcosa (e questo avviene nella seconda stagione) che gli fa vedere oltre le cose, oltre se stesso. Ed è proprio così che il ricciolino che conoscevamo non esiste più e per dimostrare il suo cambiamento fa delle cose non facili come denunciare il padre per essere stato con una prostituta minorenne. Brando ha avuto il suo lieto fine e non parliamo solo della sua storia d’amore con Fabio ma del suo accettarsi, amarsi e capire davvero cosa sia importante.

La terza stagione di Baby acquista punti e lo fa soprattutto grazie al finale.

Per tutte le stagioni non è stato fatto altro che rimarcare il concetto del bullismo, poche erano le amicizie vere e consolidate a cui assistevamo. Tutti i personaggi sembravano in lotta tra loro e Ludo non era altro che una ragazza che la scuola cercava di affossare. Quando la sua storia e la verità sulla sua vita esce fuori – in un primo momento – tutti ridicolizzano la ragazza con hashtag infelici e commenti inopportuni, ma questi non hanno mai un nome, appaiono solo come scritte infelici mentre Ludovica percorre il lungo corridoio di scuola. Ed ecco cosa vuole insegnarci Baby in un’epoca come questa in cui i giudizi vengono fuori dalla combinazione tra le lettere di una tastiera: sono voci di corridoio, qualcuno che senza la responsabilità del proprio nome sporca il tuo.

Nella penultima puntata vediamo tutti i compagni stare accanto alle ragazze dopo la rivelazione, non le allontanano mai. Ed è così che viviamo una scena che in una serie come Baby sembrava lontana: dopo 3 stagioni, dopo tutto quello che è successo, sono tutti insieme e giocano in spiaggia lasciandosi alle spalle qualunque cosa e ricordandosi – finalmente – d’esser solo dei ragazzi.

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Il personaggio di Niccolò è un altro esperimento riuscito bene nell’ultima stagione.

Il suo distacco dall’emotività è sempre stato il punto cardine della sua personalità, non si è mai realmente capito se questo ragazzo avesse e provasse realmente qualcosa, sembrava prendesse tutto come un gioco e il suo egoismo ed egocentrismo erano le uniche cose realmente palesi. Ma proprio durante le ultime puntate dell’ultima stagione anche in lui scatta qualcosa. Sarà il giovane ad aiutare Ludo e Chiara nella ricerca disperata dell’unica persona che realmente possa aiutare per dimostrare la colpevolezza di Fiore, e sarà lui ad andare da Chiara quando sconterà la sua pena nella casafamiglia. Un passo verso l’umanità, ecco cosa ha fatto Niccolò insieme alla maggior parte dei protagonisti. Forse è stato troppo veloce, probabilmente avrebbero dovuto dare più il senso di continuità e percorso al loro cambiamento, ma è arrivato e quello che abbiamo visto ci è piaciuto.

E in mezzo a tutto questo, notiamo anche lei: Natalia.

Natalia – nonostante il suo ruolo secondario – è fondamentale in una serie come questa. Il suo modo di parlare mette nero su bianco il suo tormento, la sua disperazione nel vivere una vita che in realtà non le appartiene più. Una donna che lotta ogni giorno contro la voglia di ricominciare da capo e che tenta – con modi crudi e cinici – di allontanare le due giovani protagoniste da quell’ambiente. In bilico tra tutto quello che vorrebbe e tutto quello che in realtà non riesce a lasciare, una donna all’apparenza forte ma che porta i segni di una fragilità tagliente. I suoi occhi sono una lezione per tutte le giovani ragazze che si approcciano alla serie: non è mai felicità tutto questo. Ed è proprio su questa base che la terza stagione fa un passo decisivo perché – per la prima volta – riesce lanciare un messaggio, riesce a dare un senso a tutto questo.

Iconica di quest’ultima stagione la scena che vede coinvolte Ludo e Chiara mentre attendono Niccolò in macchina e sono accerchiate da prostitute: Ludo abbassa il finestrino e la donna accanto a lei, in piedi sul marciapiede, si avvicina con gli occhi di chi vorrebbe vedere nuovi orizzonti al posto delle strade e pronuncia: “Che fate qua? Andate a casa. Non state qua”. Lo dice con la faccia e gli occhi di chi ha appena pianto, con il piede pronto per entrare nella prossima macchina e il cuore di chi vorrebbe andare dalla parte opposta, di chi avrebbe voluto correre lontano verso una casa. Ludovica scoppia in lacrime e sembra vicina ad un attacco di panico. Quella strada e quelle ragazze hanno fatto spazio alla luce in fondo al tunnel per la giovane. Per la prima volta capisce realmente cosa stesse facendo, non c’era un appartamento e un letto comodo comprato da Fiore stavolta, c’era una strada deserta, fredda, piena di donne infelici. Ludovica era una prostituta minorenne che si era fatta inghiottire da qualcosa più grande di lei, e lo ha capito solo adesso, solo così, solo in quella strada.

Baby è una serie lontana dalla perfezione, lontana da un giudizio assolutamente positivo ma in questa stagione si è messa in gioco sul serio, ha provato ad arrivare dove non era mai arrivata.

Qualcosa l’ha dimostrata, e questo deve esserle riconosciuto.

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Scritto da Annalisa Gabriele

Le serie di Netflix sono contemporaneamente le peggiori e le migliori. Pro: tutti gli episodi vengono rilasciati lo stesso giorno. Contro: tutti gli episodi vengono rilasciati lo stesso giorno.

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