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Atypical 4 – La recensione della (quasi) perfetta quarta e ultima stagione

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Quando la creatrice di Atypical Robia Rashid ha anticipato che la quarta e ultima stagione della serie avrebbe costituito per i fan un finale “soddisfacente e pieno di speranza” non eravamo certi di poterci fidare delle sue parole. Le stagioni finali, anche quando sono progettate per essere tali fin dall’inizio, spesso ci deludono, si caricano di aspettative impossibili da soddisfare e finiscono inevitabilmente per rappresentare una grande occasione mancata agli occhi del pubblico (come avvenuto con il terzo capitolo de Il Metodo Kominski). Non è questo il caso di Atypical, la cui ultima stagione rappresenta la perfetta conclusione, il naturale punto di arrivo e di nuove partenze per tutti i protagonisti che abbiamo imparato ad amare, dal primo all’ultimo – con una sola eccezione, che diventa una piccola nota stonata in una melodia altrimenti quasi perfetta. Gli ultimi dieci episodi della serie presentano una maturità che avevamo già intravisto nelle stagioni precedenti, ma che acquista una nuova potenza alla luce del perfetto bilanciamento delle diverse storyline, nonché del percorso di crescita affrontato dai vari personaggi e dalla naturalezza con cui le relazioni presentate evolvono, mostrandoci quanto la vera cifra distintiva di Atypical sia proprio la capacità di mettere al centro della narrazione i rapporti difficili e realistici, profondi e naturali tra i propri protagonisti.

Attenzione, la recensione contiene spoiler.

La quarta stagione di Atypical è il palcoscenico della crescita di Sam

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Avevamo già visto, nel corso delle stagioni precedenti, come Sam Gardner fosse un personaggio in costante evoluzione, che spesso era in grado di sorprendere chiunque con la sua capacità di porsi obiettivi e raggiungerli, a modo suo e con i suoi tempi, senza precludersi nessuna strada. La quarta stagione di Atypical vede Sam compiere un passo da gigante, trasferendosi fuori casa per andare a convivere con il migliore amico Zahid. Nelle primissime puntate ci troviamo davanti a un Sam pentito della sua decisione eppure determinato, sopraffatto dal peso della novità e in grande difficoltà nel comunicare con il coinquilino, laddove la convivenza tra i due sembra essere ai ferri corti fin dal principio. Eppure Sam non è più quello della prima stagione e nemmeno le persone che lo circondano: è in grado di superare il disagio esprimendolo, di scendere a compromessi piuttosto che fuggire. Un’evoluzione che Atypical ha mostrato progressivamente durante tutto il suo percorso e che dimostra quanto coerente e ben progettato sia stato l’arco narrativo del protagonista della serie.

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Il Sam della prima stagione non era in grado di interagire con la maggior parte delle persone, né desiderava farlo, se non per quella necessità che sentiva di trovare una ragazza. Nella quarta stagione Sam è un uomo nuovo: frequenta il college, convive con il suo migliore amico, ha una relazione seria e duratura con Paige, ha una rete di supporto composta non solo dai suoi familiari, ma anche da amici. Ciò che prima a Sam sembrava impensabile diventa quotidianità, tanto tranquilla e radicata da spingerlo ad andare ancora più in là, a inseguire il sogno che era sempre parso impossibile e farlo diventare realtà: andare in Antartide, trasformando la sua conoscenza e passione in esperienza. Ecco allora che il suo arco narrativo arriva alla perfetta conclusione, alla presa di coscienza dei suoi limiti e dei suoi punti di forza, ma soprattutto della strada che lo porterà verso una felicità che nemmeno osava immaginare potesse far parte del suo mondo.

La famiglia Gardner è tornata, più unita che mai

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Non è solo la crescita di Sam a trovare spazio nella quarta stagione di Atypical, ma quella dell’intera famiglia Gardner. Elsa vede Sam lasciare il nido, ma se un tempo avrebbe reagito cercando di tarpargli le ali e riportarlo a casa, stavolta riesce a lasciarlo andare. La donna che aveva rinunciato a tutta la sua vita per essere solamente la mamma di Sam riesce finalmente a portare a termine quel percorso di emancipazione che aveva intrapreso suo malgrado all’inizio della prima stagione, diventando finalmente una persona al di là del suo ruolo di madre. Elsa ritrova la sua relazione con il marito e affronta le difficoltà con una maturità che un tempo ci sarebbe parsa impossibile e invece ora sembra coerente con il personaggio, mentre il suo rapporto con la figlia Casey da conflittuale diventa silenziosamente basato su un sostegno puro e reciproco. Tuttavia è nella relazione con Sam che vediamo quanto la donna sia maturata: l’accettazione della sua partenza, fino addirittura a incoraggiarla, è il finale perfetto per Elsa, il momento in cui ci rendiamo conto che i suoi giorni di rinunce sono davvero finiti.

Doug Gardner cerca di ritrovare se stesso dopo essere ritornato a far parte della coppia e quindi ancora di più nel dolore del lutto quando il suo migliore amico Chuck muore improvvisamente. Doug soffre eppure non reagisce chiudendosi in se stesso, commette errori che quasi compromettono il suo rapporto con la figlia Casey, ma è disposto a riconoscerli e a chiedere scusa. Se il percorso di Elsa la porta all’accettazione del suo poter essere una persona oltre che una madre, quello di Doug è speculare, è il cammino verso la consapevolezza che può essere anche lui un pilastro all’interno della famiglia e non solo un comprimario.

Infine Casey, la sorella minore che finalmente diventa protagonista, dopo una vita spesa nell’ombra di Sam. Casey è il personaggio più presente in questa quarta stagione di Atypical, forse persino più di Sam. La sua è una parabola che la vede maturare da ragazza insicura e infelice, sopraffatta dalla aspettative altrui, fino a una sorta di presa di coscienza del suo essere umana e di non poter essere sempre all’altezza di quanto si aspetta da se stessa. Il dolore di Casey durante la stagione, gli attacchi di panico e la stanchezza la rendono forse il personaggio con cui il pubblico è in grado di identificarsi maggiormente, rinforzando il suo ruolo di “ancora di normalità” all’interno della serie. Eppure vediamo anche una Casey che lotta ferocemente per la sua relazione con Izzie, una delle storyline più riuscite all’interno di una già ottima stagione di Atypical. Spontanea e dolcissima, la storia d’amore tra Casey e Izzie è in grado di strappare un sorriso a chiunque e tifare per la loro felicità, come coppia ma soprattutto come singole persone, è istintivo, naturale.

La stagione finale non è stata perfetta, ma quasi

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La quarta stagione di Atypical è nel complesso una conclusione dolce e ben riuscita, che regala ai fan tanti punti d’arrivo quanto nuove partenze. Non solo i membri della famiglia Gardner, ma anche gli altri personaggi principali come Zahid, Izzie e Paige trovano il loro spazio nella serie e la loro strada come individui, lasciandoci presagire un futuro che possa essere per loro pieno di soddisfazioni, dolore e rinascita. Lo stesso non si può dire di Evan, uno dei personaggi preferiti dai fan nelle scorse stagioni che invece compare solo sporadicamente nelle dieci puntate conclusive, senza quasi mai incidere nelle dinamiche che interessano gli altri protagonisti di Atypical.

Sebbene il trattamento riservato a Evan sia un neo non indifferente all’interno della quarta e ultima stagione di Atypical, il nostro giudizio rimane comunque fortemente positivo e non possiamo che concordare con Robia Rashid quando descrive quest’ ultimi episodi come soddisfacenti e pieni di speranza. Speranza per un futuro che non è scritto, ne a cui abbiamo la certezza i personaggi andranno incontro, ma che sappiamo essere lì a portata di mano. Perché Atypical ci ha insegnato che non esiste nulla che sia irraggiungibile, nemmeno quando tutto il mondo sembra remarci contro.

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Scritto da Chiara Bresciani

Divoratrice di storie e aspirante Rory Gilmore.
Nella vita a volte guardo serie tv e a volte leggo, se mi avanza tempo studio politica e media. Mi piace dare la mia opinione quando è richiesta, ancora di più quando non lo è.

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