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Avrei voluto che Atypical non finisse mai

Nel 2017 ero a una lezione, incastrata tra altre mille, ed avevo le classiche occhiaie di chi ha passato l’intera notte a guardare “ancora un episodio”. Ero sul punto di addormentarmi quando la professoressa annunciava: “Ora inizieremo a parlare dello spettro autistico”.
Allora mi drizzai sulla schiena e infilzai il gomito tra le costole della mia sfortunata compagna di corso. Le raccontai che Atypical (la serie per cui avevo fatto le ore piccole) ha come protagonista, guarda un po’, proprio un ragazzo con la Sindrome di Asperger!
Ormai completamente sveglia, non potei far a meno che continuare a commentare ogni slide collegandola a quella scena o a quell’altra, spiegando alla ragazza accanto a me perché avrebbe dovuto iniziare assolutamente la serie.

Tuttavia, se notare come i criteri diagnostici fossero rappresentati nello show fu facile, cogliere le occhiatacce della docente non mi riuscì altrettanto bene. La dottoressa, irritata, mi puntò il dito contro esortandomi a condividere con l’intera classe cosa fosse così importante da interrompere la sua lezione.
Rossa in volto presi coraggio, mi alzai e raccontai a quei 183 studenti che se avessero fatto la conoscenza di Sam Gardner (Keir Gilchrist) su Netflix, capire e ricordare quel capitolo sarebbe stato facile e anche piuttosto divertente.
Fui comunque ammonita con durezza e invitata a contenere l’entusiasmo.
Tuttavia, il giorno seguente, la professoressa si presentò con delle occhiaie sospette e, una volta acceso il proiettore, dei pinguini marciavano fieri sul bordo di alcune slide sull’autismo.

Evidentemente alla docente non erano sfuggiti i 10 motivi per cui amare Atypical.

Atypical
Atypical (647×364)

A cinque anni di distanza dal rilascio della prima stagione, mi trovo a riflettere sull’importanza di portare avanti una serie come questa.

Probabilmente non ve lo aspettereste ma in Antartide ci sono 37 vulcani che hanno un nome. Molti sono ricoperti da spesse lastre di ghiaccio. Eppure, spesso, sotto tutto quel ghiaccio, la lava crea delle cavità calde. Quindi, anche in quel paesaggio inesorabilmente freddo si può trovare un calore nascosto.

Sam Gardner

Celato da una moltitudine di titoli più ingombranti Atypical è, a tutti gli effetti, un tesoro sepolto.
Una rivoluzione silenziosa nel modo di rappresentare l’autismo, libero da stereotipi alimentati da film e media in generale.
Sam Gardner non sa contare le carte al casinò e non ha memoria eidetica. Niente del genere. Si tratta di un ragazzo di quasi diciotto anni con la Sindrome di Asperger che vuole diventare indipendente e trovarsi una ragazza per fare sesso. Semplice, no?
Non proprio, a causa dell’abilismo la sessualità delle persone con disabilità fisica o mentale è ancora un tabù mentre Atypical rompe il silenzio sull’argomento in appena due minuti dall’inizio della prima puntata.

La serie ci permette subito di indossare i “soliti vestiti” di Sam e di vedere la realtà circostante attraverso i suoi occhi e di sentirla con le sue orecchie, tramite una rappresentazione di come gli stimoli sensoriali sono percepiti da una mente atipica senza negare nemmeno per un istante che quella persona abbia le stesse esigenze e gli stessi sentimenti di chiunque altro.
Ci immedesimiamo con naturalezza quando ci vengono presentati i suoni come martellanti o le luci come disturbanti e capiamo d’istinto le reazioni di Sam che, invece, sembrano assurde a coloro che non vedono o sentono gli stimoli con la stessa intensità.

Impariamo il linguaggio della neurodivergenza.

Atypical
Atypical (966×539)

Sam non è l’unico ad essere “strano”, siamo strani anche noi che ci sentiamo ben rappresentati dalle sue parole e sono “strani” tutti i personaggi che lo circondano.
Così strani, così unici che la parola normalità perde ogni significato possibile.

Pur affrontando una tematica così delicata, Atypical riesce comunque a risultare estremamente autentica. L’atipicità non viene trattata con i guanti di seta, ma con tutto il realismo necessario e la giusta dose di umorismo a legare il tutto.

Quella dei Gardner non è una famiglia idealizzata per difendere la causa , ma umana: Doug, il padre del protagonista, non è riuscito subito a far fronte alla diagnosi del figlio e ha delle difficoltà a relazionarsi con lui, sua madre Elsa rischia di tarpargli le ali con la sua apprensione ed ha una relazione extraconiugale nel tentativo di scindere il suo essere mamma dal suo essere donna. Persino Casey (la talentuosa Bridgette Lundy Paine) , la sorella che tutti vorremmo a difenderci, a volte finisce con il recriminare al fratello la colpa della sua stessa condizione e delle conseguenti disattenzioni dei genitori.

Atypical è un quadro disegnato a matita, di una semplicità estrema.
Per questo il suo potenziale in termini di educazione è altissimo.
Eppure, dall’inizio di questo articolo, una frase mi tormenta come certe parole fanno con Sam:
“Avrei voluto che Atypical non finisse mai, ma per alcuni non è mai iniziata.”
Netflix non ha dedicato spazio a questo titolo, sottovalutando l’impatto che avrebbe potuto avere se solo ci avesse creduto tanto quanto i fan. In generale si ha la sensazione che alcune serie siano state tirate avanti ben oltre la data di scadenza, mentre altre abbiano avuto appena il tempo di esprimersi. Atypical è tra quest’ultime.

La (quasi) perfetta quarta stagione ha portato i personaggi su una linea d’arrivo che ha il sapore di una partenza, il retrogusto tipico di un finale aperto, ma io ancora vorrei seguire il cammino di Sam e Casey e Zahid e Doug ed Elsa.
Diamine, voglio seguire persino Paige – seppure con le cuffie antirumore – perché sono certa che tutti loro potrebbero insegnarmi ancora tanto, regalandomi un sorriso.