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American Horror Story non è più quella di una volta

Quando si parla di American Horror Story le frasi che si sentono in giro sono tutte più o meno le stesse: è bellissima, ma soltanto durante le prime stagioni. Quando si tratta di Serie Tv esistono dei casi in cui le frasi che si sentono in giro non corrispondono sempre al vero, ma no: non è questo il caso. American Horror Story è morta, abbiamo perso il paziente. Ryan Murphy la ama, è una delle sue prime creature. E’ forse la produzione a cui è più legato, e lo è così tanto da non capire che oramai le cose non sono più le stesse di prima. Ma lui, offuscato dagli occhi dell’amore, non riesce a vedere quanto la sua meravigliosa creatura sia adesso stanca e desiderosa di andare a riposare. Sono undici stagioni che va avanti, undici idee diverse, undici storie differenti. American Horror Story non ce la fa più, non è più la stessa, ma lui non riesce a dirle addio. Ha bisogno che lo show continui nonostante tutto, nonostante gli altri suoi successi. Perché niente per lui sarà mai come American Horror Story.

Il vero declino della Serie Tv antologica è iniziato quando la sua stella per eccellenza, Jessica Lange, ha deciso di abbandonare la serie. Da quel momento le cose sono cambiate drasticamente, portando AHS a cadere sempre di più negli abissi di un declino che non avrebbe più scoperto alcuna luce

American Horror Story (640×360)

Ciò che ha contraddistinto da sempre le migliori stagioni di American Horror Story è la maestria con cui Ryan Murphy ha saputo dimostrare quello che presto è diventato il vero motto della serie: All monsters are human. Non importa che partita giocasse la stagione in questione, c’era una certezza: le azioni umane si sarebbero mescolate con le azioni del soprannaturale, dei mostri, dei fantasmi o delle streghe rendendoci così impossibile comprendere chi dei due ci facesse più paura. Gli umani li conosciamo, mentre il soprannaturale fa parte di un mondo di cui conosciamo ben poco. I protagonisti delle stagioni migliori si confondevano tra loro non restituendoci una divisione tra buoni e cattivi, e in questo senso i diversi personaggi di Jessica Lange hanno saputo spiegare magistralmente il concetto.

Jessica Lange ha sempre interpretato personaggi oscuri, senza luce. Non erano buoni, non erano cattivi. Erano le conseguenze di ciò che la vita le aveva riservato. Erano personaggi affranti, con un dolore mastodontico che pesava dentro di loro più di mille tonnellate. Disillusi, non credevano più a niente e – dopo tanto dolore – semplicemente cercavano di raggiungere il proprio obiettivo, quello scopo che si erano imposti e che poi, per un motivo o per un altro, non raggiungevano mai. Non potevi odiarli, potevi soltanto limitarti a rimanerne affascinato. Non potevi fare altro che goderti quella magnifica interpretazione e quel meraviglioso personaggio che soltanto Jessica Lange poteva portare in scena. Dopo il suo addio, infatti, nessun altro personaggio del genere ha più avuto luce in AHS, e i problemi così hanno cominciato a farsi sentire.

Dopo la quarta stagione, la quinta si è presentata con le prime ombre. American Horror Story è sempre stata una Serie Tv fuori dagli schemi e dalle righe. Non si è mai posta dei limiti, ma al tempo stesso – almeno durante le prime stagioni – non ha mai avuto bisogno di ostentare o urlare. Per la prima volta, durante la quinta stagione, AHS ha iniziato a urlare, a ostentare. A utilizzare il sesso come arma per riempire un vuoto, una scena. Ha usato il dolore non più per descrivere le ombre dell’umanità, ma solo per sporcare la serie, per renderla terrorizzante. Si è dimenticata quale fosse stata, fino a quel momento, la sua arma vincente, e presto ha così perso la sua identità restituendoci stagioni che non ci hanno lasciato nulla se non il ricordo di quel che era.

American Horror Story (640×360)

La magia dell’horror che soltanto Ryan Murphy aveva saputo creare si è così presto persa a favore dell’ostentazione di storie che, per farsi notare, hanno dovuto urlare, e hanno comunque fallito. Non riuscivano più a camminare con le proprie gambe, con il proprio labile confine che separa i mostri dagli umani, la realtà dalla fantasia. Le caratterizzazioni dei personaggi non sono più le stesse di un tempo e a un Tate diviso tra il bene e il male troviamo adesso personaggi che sembrano ricordarci riassunti di cose che abbiamo già visto, e che adesso ci stanno strette.

Quando ti approcci alla decima, undicesima stagione di AHS e scopri che ha barattato la propria anima con la sola ostentazione della storia, non puoi fare altro che confermare la morte del paziente. American Horror Story è morta sotto i ferri dopo le sue prime meravigliose quattro stagioni, e da quel momento non c’è stato più niente da fare. Ci sono stati momenti in cui abbiamo creduto che potesse rinascere dalle proprie ceneri, ma per quanto la situazione potesse migliorare per qualche momento, le cose non sono mai davvero tornate le stesse. American Horror Story non è più quella di una volta. Non è più ruggente, non è più mastodontica. Non ha più paura degli umani, non ha più paura dei mostri.

Prima sotto al letto c’erano gli umani, e sopra ad aver paura i mostri. Adesso non si sa più dove sia il letto, che fine abbiano fatto gli umani, dove siano finiti i mostri. Non convivono più insieme, non si fanno più bene o male a vicenda. Si urlano addosso cercando di spaventare chi guarda lo show continuare dall’altro lato dello schermo. The Show must go on, penserà Ryan Murphy ogni volta che rinnova la propria creatura per un’altra ennesima stagione. Penserà che chi la guarda dalla prima stagione proverà le sue stesse sensazioni, ma non è così. Non è più così. Chi la guarda adesso vede uno spettacolo teatrale su di un palco fatto di luci rotte, attori stanchi, canzoni stonate. Nessuno vuol più continuare lo spettacolo. Il pubblico non applaude più. L’unico che si diverte è il regista, adesso così fiero del percorso della sua opera. Quella creatura che un tempo si era fatta amare da tutti e che lui, con le sue stesse mani, ha rovinato chiedendole di continuare anche quando visibilmente stanca.

Se amare significa imparare lasciare andare, Ryan Murphy non ha ancora imparato la lezione. E a farne le spese è stato quel ricordo meraviglioso, ma adesso un po’ sbiadito, di American Horror Story.

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