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American Horror Story: Cult 7×02 – Da mignolo a mignolo, da carne a carne

American Horror Story
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Questa seconda puntata di American Horror Story – Cult ci pone un interrogativo: è davvero possibile sconfiggere la paura? Non a caso il titolo della puntata è “Non avere paura del buio”, un monito che può suonare inquietante o rassicurante a seconda delle chiavi di lettura. E American Horror Story sa come farci paura, anche utilizzando senza troppi scrupoli i peggiori stilemi dell’horror classico: cominciare da dove ci eravamo lasciati poteva essere un’arma a doppio taglio per l’effetto “cuore in gola”, eppure ce l’ha fatto venire lo stesso.

American Horror Story

Avevamo lasciato Kai mentre veniva selvaggiamente picchiato da un gruppo di lavoratori messicani irregolari, dopo che li aveva pesantemente provocati: lo ritroviamo nelle vesti di cittadino indignato, pronto a candidarsi a nuovo consigliere per la sicurezza dopo la tragica scomparsa del precedente, il signor Chang, morto in quello che ufficialmente è un omicidio-suicidio. Solo il piccolo Oz sa la verità: un gruppo di persone vestite da clown hanno massacrato tutti, e lui l’ha visto coi suoi occhi insieme alla sua inquietante babysitter Winter. Proprio quest’ultima propone al bambino un gioco sadico: dovrà raccontargli tutte le sue paure, tutti i suoi segreti, per diventare più forte.

Il trucchetto del contatto con il mignolo, fatto da Kai e Winter nella scorsa puntata, è una lettura interessante di quello che è universalmente considerato come un gesto simbolo di un patto infantile, di una cosa innocente e pura, e che qui viene declinata in maniera quasi morbosa. Si diventa connessi a un livello fisico che abbraccia lo psicologico e lo trascende, arrivando a toccare le pieghe dell’inconscio: Kai sente di più i sentimenti di sua sorella che quest’ultima i suoi, e lei può dire al fratello che ciò che la spaventa di più al mondo è proprio lui.

Winter utilizza questo gioco per aprirsi le porte dell’intimità della casa di Ally e Ivy, determinata a minare la loro vita perfetta nello stesso modo subdolo in cui una goccia scava la pietra; non se ne accorgeranno neanche, e la loro vita sarà sparita. Gestita nel modo giusto, questa trovata potrebbe diventare un cardine portante di questa stagione di American Horror Story, e ridare un po’ di ossigeno alle dinamiche tra i personaggi, accantonate nelle precedenti stagioni.

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La coppia di vicini di casa di Ally e Ivy, venuti ad abitare nella casa ancora pregna del sangue dei Chang, è un altro pezzo del puzzle di follia che compone questa stagione di American Horror Story. Sufficientemente svampiti entrambi da far presagire intenzioni tutt’altro che amichevoli, la loro vita è votata al “benpensare”: lui gay, lei fedele al patto di matrimonio entro i 35 anni stipulato da ragazzi, creano insieme una miscela esplosiva di tenerezza e di crudeltà, condita da un serafico menefreghismo e un pizzico di paranoia sociale.

Ally sprofonda sempre di più nel baratro della psicosi, barricandosi in casa e procurandosi una pistola. Ed è proprio grazie a questo repentino crollo che assistiamo a una delle scene più significative di questa puntata, nonché a una splendida prova recitativa di Evan Peters. Un dialogo che nasce grazie a una richiesta apparentemente innocente (Kai cerca supporto nel vicinato per la sua candidatura a consigliere) e degenera fino a divampare nella minaccia velata e nella frecciata sull’ipocrisia del cittadino modello, che blatera di voler costruire ponti da dietro una finestra rinforzata. Uno scambio di battute che eviscera tutta l’ipocrisia della classe media, e che è tanto più bruciante perché messa in bocca a un personaggio chiamato a rappresentare quella fetta di società intollerante, che si vorrebbe mettere a tacere ma che si presenta alla tua porta a chiedere il conto, e nel suo delirio ti spinge comunque a interrogarti.

American Horror Story

Questa seconda puntata di American Horror Story – Cult continua a mantenere la promessa della prima: raccontare l’attualità (i dialoghi tra vicini di casa sulle minacce della Corea fanno venire i brividi), delineare dei personaggi credibili, tenersi sempre un passo avanti ma senza prendersi troppo sul serio. Non mancano i momenti trash (ormai quando vediamo Ally sappiamo già che strillerà e piangerà, facciamocene una ragione), ma in linea generale American Horror Story tiene ancora testa alle aspettative dei fan.

Che dire? Speriamo che duri il più possibile.

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