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Il mondo delle comedy aveva un bisogno disperato di Abbott Elementary

Arrivata in sordina, così come la maggior parte delle serie tv comedy dell’ultimo decennio, ma già con una discreta community di fan all’attivo: si parla di Abbott Elementary, serie della Abc andata in onda negli Stati Uniti a partire da questo aprile, ma approdata nel nostro paese solo a giugno, grazie al rilascio integrale della sua prima stagione nella sezione Star di Disney+. Con i suoi primi tredici episodi la comedy ha già ottenuto un grande successo di pubblico e di critica: basti pensare che è riuscita a ottenere il 97% di recensioni positive sull’aggregatore Rotten Tomatoes con una media voto complessiva di 8,6/10.

Ma di cosa tratta esattamente Abbott Elementary? E perché il mondo delle comedy seriali necessitava tanto il suo arrivo? Restate con noi per scoprirlo!

Abbott Elementary

Abbott Elementary arriva nel panorama delle comedy come manna dal cielo: in un periodo che ha visto la recente chiusura di due tra le più viste e apprezzate commedie televisive degli ultimi tempi (Superstore e soprattutto Brooklyn Nine-Nine), l’arrivo di una nuova workplace comedy dall’ambientazione non banale era esattamente ciò che serviva agli amanti del genere. Abbott Elementary si ambienta infatti tra i corridoi e le aule di una scuola elementare pubblica di Philadelphia, Pennsylvania. Una troupe televisiva, incaricata di preparare un reportage sulla condizione delle scuole e dei suoi dipendenti, segue infatti le vicende di una parte del personale scolastico, quotidianamente alle prese con problemi di budget e bilancio e con le nuove sfide dell’educazione.

Grazie al consolidato stratagemma del falso documentario (mockumentary) la telecamera spinge lo spettatore a dare una sbirciata in quello che è il delirante quadro dell’istruzione pubblica che, seppur esagerato, ci permette di renderci conto di quanto oggi giorno molto spesso l’educazione finisca per passare in secondo piano rispetto ad aspetti burocratici e finanziari. Pur avvalendosi di un taglio registico che per ovvi motivi risulta molto ispirato a serie che hanno fatto la storia del genere come The Office e Parks and Recreation, Abbott Elementary riesce tuttavia a ritagliarsi un proprio spazio inedito nel panorama seriale.

La serie, infatti, punta su un umorismo meno marcato delle serie già citate, ma che carbura di episodio in episodio grazie alla progressiva conoscenza che facciamo circa i personaggi, le ambientazioni e il background di partenza.

Il cast ridotto all’osso rispetto ad altri prodotti similari viene infatti esplorato con calma ma altrettanto approfondimento: tutti i personaggi risultano a loro modo amabili e con caratteristiche che li rendono tridimensionali, certo, con qualche nota portata agli estremi, ma che non li porta mai a risultare macchiette o individui eccessivamente sopra le righe: dalla giovane e ingenua protagonista morale Janine (interpretata da Quinta Brunson, che è anche autrice della serie) fino al serio e guardingo Gregory (Tyler James William), passando per il simpatico Jacob e le stupende veterane Melissa e Barbara.

Osservando il punto di vista privilegiato di chi vive il mondo della scuola da dentro, Abbott Elementary ci spinge consapevolmente a provare a cambiare il punto di vista di chi, anche in televisione, è abituato a guardare il mondo scolastico tramite il filtro degli studenti. Grazie alle testimonianze fornite dai protagonisti, il pubblico riesce, infatti, a immedesimarsi in figure che troppo spesso sono percepite come “istituzionalizzate“, ma che invece nascondono una grande umanità. Insegnanti di generazioni diverse, con differenti approcci e metodi nei confronti dell’istruzione e dell’educazione, ma tutti accomunati da una grande passione a guidarli.

Abbott Elementary

Personaggi che, anche se nel corso di sole tredici puntate, evolvono e imparano dai propri errori, perché a crescere non sono solo i piccoli diavoletti della scuola elementare, ma anche le persone che dedicano a loro tutte le loro giornate. Ogni personaggio infatti all’interno della serie vive un proprio arco evolutivo che segna non solo una maturazione nell’ambito della consapevolezza riguardo al proprio lavoro e ruolo, ma anche nella sua vita.

I risultati di questo percorso saranno di certo approfonditi nella seconda stagione della serie, già ora confermata al 100%.

Merito di questa comedy, però, non è solo quello di parlare della vita degli insegnanti e della trasformazione dei loro rapporti interpersonali, ma anche di pacata satira nei confronti del sistema scolastico generale. Anche se il contesto statunitense è, riguardo all’istruzione, particolarmente diverso da quello del nostro paese, studenti, ex studenti, insegnanti e genitori non potranno fare altro che ritrovare nella comedy molte delle problematiche attualmente riscontrabili nella nostra società, dalle scarse finanze a disposizione per l’istruzione agli inutili sprechi, dalle problematiche dell’alimentazione nelle mense a quelle circa il crescente uso della tecnologia anche in abito scolastico. Una satira che certo non punta a creare scandalo, ma che ci porta in più occasioni a riflettere sulle ironiche assurdità che spesso finiscono per verificarsi in un simile contesto.

Ma Abbott Elementary non è solo questo: se i primi episodi infatti paiono essere un semplice intrattenimento leggero e utile a darci buoni insegnamenti e la classica “morale della favola” tipica di molte comedy, con il passare del tempo, grazie all’abitudine dello spettatore circa le principali dinamiche dei personaggi dello show, la serie inizia a diventare davvero divertente. Da questo punto di vista, a emergere sovrano è senza ombra di dubbio il personaggio di Ava, l’esuberante e modaiola preside della scuola che ha ottenuto l’incarico di certo non per i propri meriti accademici.

La sua presenza carismatica e le sue battute sono molto spassose e ravvivano qualsiasi tipo di dialogo in cui il personaggio viene coinvolto.

Ma non solo: il divertimento molto spesso scaturisce da tutte quelle scene in cui i protagonisti finiscono loro malgrado in situazioni fuori dalla loro comfort zone, come quando Barbara, che ha alle spalle trent’anni di esperienza, si ritrova a impazzire letteralmente per capire come approcciarsi di fronte ad applicazioni tecnologiche o come quando il neo-supplente Gregory si ritrova spiazzato di fronte all’ingenuità dei suoi piccoli alunni. A sorpresa, sarà proprio il serioso Gregory, aspirante preside, a riservare alcuni tra i momenti più divertenti di tutta la serie, soprattutto a causa dei suoi sguardi preoccupati in camera dopo essersi reso conto di essere stato ripreso alla sprovvista in momenti imbarazzanti.

Abbott Elementary
Un esempio di Gregory-Face, degna erede della più famosa Jim-Face di The Office

Insomma, una comedy divertente, che riprende alcuni degli stilemi narrativi più apprezzati del filone, ma che al contempo, grazie alla propria ambientazione, può contare su un’inesauribile fonte di spunti. Grazie a personaggi sempre più sfaccettati e da amare, e, perché no, a una componente romantica (che sempre piace nelle serie di questo tipo) tutta da esplorare, Abbott Elementary si propone come un prodotto che potrebbe cogliere l’eredità dei grandi colossi del genere per elevarsi nel panorama seriale delle comedy. Speriamo che le nostre speranze possano presto concretizzarsi.

Noi, già aspettiamo con ansia la seconda stagione, e voi?

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