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#VenerdìVintage –Il discorso del diploma di Daria è perfetto ancora oggi

Daria

Se sei fortunato, la tua crescita è stata contraddistinta da importanti Serie Tv che sei riuscito a vivere nella tua quotidianità senza doverle recuperare in qualche piattaforma con la speranza di trovarle dieci anni dopo. E se davvero sei fortunato, riesci anche a ricordare perfettamente che ciò che avevi di fronte era esattamente ciò che ti serviva durante la tua adolescenza. In questo senso una delle serie che probabilmente sono riuscite fin da subito a fare la differenza è Daria, la Serie Tv animata che è riuscita ad ancorarsi al tempo senza mai essere scacciata via.

Non è un caso se stiamo ancora parlando di questo prodotto: la sua intelligenza è stata determinante ed è riuscita a renderlo eterno conferendogli la possibilità di essere attuale ancora oggi. Daria, la protagonista della serie, era un’adolescente illuminante, cinica, realista, sarcastica ed è con questi quattro elementi che è riuscita a diventare un’ancora di salvezza per chiunque si sentisse a disagio nella realtà esistenziale, ed è per questo motivo che ancora oggi riesce a essere ciò che è stata.

Daria

Essere a proprio agio spesso risulta difficile, trovare la chiave giusta ancora di più. I cartoni animati di molti anni fa tralasciavano tutto questo e davano spazio solo alle fantasia, agli ottimismi. Daria in questo senso è uno dei primi prodotti a mettere al centro della storia i disagi, anticipando quello che sarebbe arrivato in futuro.

Anche in linguaggio del cartone è decisamente più ricercato rispetto agli altri dell’epoca, ed è proprio su questa base che le frasi, i dialoghi e i pensieri della serie riescono a essere più che credibili tuttora. Il finale – arrivato con il film Is College Yet? – saluta gli affezionati con un discorso da parte della protagonista che chiude definitivamente il cerchio con le parole forse più giuste che avrebbe potuto pronunciare.

“Nonostante il fatto inalterabile che le superiori facciano schifo, vorrei dire che se si è abbastanza fortunati da avere un buon amico e una famiglia a cui importa qualcosa, non fanno poi così schifo. E poi il mio consiglio è: rimanete fedeli a ciò in cui credete, finché logica ed esperienza non vi contraddicono; ricordate che quando il re sembra nudo vuol dire che lo è, e che verità e menzogna non sono quasi la stessa cosa. Infine non c’è aspetto, risvolto o momento della vita che non possa essere migliorato con della pizza”

Logica ed esperienza: è così che Daria ha sempre cercato di vivere la propria vita ancorandosi a quella dose di realismo che potesse salvarla da ogni illusione. Non ha mai creduto a ciò che non esistesse utilizzando il suo lato razionale ogni giorno della sua vita con la speranza che questo potesse bastare a renderle impossibile la sofferenza. Ovviamente non è bastato, ma quegli anni ancora tutto questo non lo sapevano. La razionalità e la protezione della propria individualità, la costante ricerca della prova tangibile delle cose erano tutte cose di cui non si trattava cercando di dare spazio all’intrattenimento, allo svago.

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Il liceo non è un momento semplice, ma non era la campanella a segnare la fine dei nostri disagi, loro ci aspettavano comunque anche fuori dai banchi.

Ed è per questo che Daria ricorda – nel discorso finale – di trovare la pace almeno nelle cose che siamo sicuri di avere accanto: una famiglia, un amico, una pizza. La liceale che non sorride mai affrontava così più o meno tutti i giorni della sua vita insieme all’ausilio del suo caffè senza mai dimenticare che – per quanto si cerchi di dare una sfumatura ai colori – a volte il giallo è solo giallo, non tendente all’arancione. Ancora una volta questo realismo prende campo maltrattando ferocemente le speranze che coviamo: non possiamo raccontarci menzogne, non possiamo fingerci felici se non lo siamo, non possiamo nasconderci da quella che è la realtà. Non sono solo le superiori, è la vita reale a essere complicata e Daria lo sa bene: per questo il discorso finale del film conclusivo è necessario. Va oltre ogni tipo di retorica e prende spazio in un mondo in cui l’illusione e la finta felicità avevano sempre la meglio e si impone dentro la nostra coscienza come un richiamo, un consiglio.

Daria si rivolge a noi trattandoci da umani che non hanno alcun tipo di superpotere, ci vede come siamo: fragili e spesso distrutti, esseri pensanti che hanno paura di cadere. Lo sa bene, è certa di ciò che dice perché è la prima a essere tutto questo ed è per questo motivo che ci chiede di credere in ciò che diciamo almeno finché la logica non ci contraddice. Ci chiede di fidarci delle nostre sensazioni, ma al tempo stesso di fermarci se la realtà non è quella che immaginiamo noi. Imparare a convivere con ciò che ci è intorno riuscendo a creare delle nostre opinioni a riguardo senza mai aver timore di dire ciò che, invece, vorremmo è uno dei concetti mentali preferiti di Daria che inevitabilmente riesce a descrivere perfettamente la nostra attualità. Viviamo in un mondo che spesso non può essere altro che una una fitta allo stomaco, che ci accoltella poi cerca di farci qualche carezza, e da tutto questo la protagonista ci aveva già ben messo in guardia. Fortuna che abbiamo saputo ascoltarla.

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Scritto da Annalisa Gabriele

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