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La terza stagione di True Detective rischia di somigliare troppo alla prima?

True Detective

True Detective è tornato. Il 14 gennaio sono andate in onda su Sky Atlantic le prime due puntate in lingua originale con sottotitoli italiani. A oggi sono state trasmessi 4 episodi (ne parliamo qui) e ci stiamo avvicinando al giro di boa, visto che True Detective ne conta in totale 8. Ci sembra arrivato il momento di tirare qualche somma e trarre qualche conclusione. La serie tv ideata da Nic Pizzolatto sembra essere rinata. Sono tornate le atmosfere cupe, le morti violente e i rituali ultraterreni. Ricompaiono ancora una volta tragedie che riguardano bambini piccoli, ricompaiono bambole legate a simbolismo ed esoterismo. Riappare poi un protagonista con problemi e dilemmi interiori interpretato da Mahershala Ali. Proprio per questo ritorno all’origine, la domanda che ci poniamo in questo articolo non può che essere la seguente.

La terza stagione di True Detective rischia di assomigliare troppo alla prima?

La risposta a nostro avviso è sia sì, che no. Sicuramente questa ultima stagione riprende molti aspetti che hanno caratterizzato la prima. Pensiamo solamente alle inquadrature che il regista usa per filmare i due nuovi agenti Hays e West mentre sono in macchina. Queste sono un chiaro rimando a quella scena storica in cui Rust parla con Marty della coscienza umana come tragico passo falso dell’evoluzione. Non solo nella regia notiamo molte similitudini, ma anche nella presenza di personaggi con caratteri stereotipati e polarizzati verso alcune caratteristiche prefissate. Religiosi, alcolizzati, puttane e odiatori del diverso (del colore della pelle o dei comportamenti altrui). Tutti raggruppati in questo cerchio infernale che ci mostra il lato nascosto e oscuro di tutti noi. La parte che vorremmo tenere nascosta e che emerge nelle situazioni difficili e disperate.

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Altro elemento comune è il personaggio principale, la sua caratterizzazione e il suo “viaggio” temporale. Sia Wayne che Rust hanno un passato che li ha segnati, il primo sopravvissuto alla guerra in Vietnam, il secondo alla morte di sua figlia. Il conflitto interiore che attanaglia i due è evidente, così come la loro anima inquieta e disordinata. Entrambi poi, nel corso della serie, viaggiano nel tempo. Per quanto riguarda i salti temporali vediamo agire Rust in due momenti diversi, Wayne addirittura in tre distinti periodi. Anche le scene che li vedono protagonisti sono simili, soprattutto quelle dei vari interrogatori di Rust (qui parliamo di un suo possibile ritorno nelle prossime puntate) che si ripropongono in True Detective 3 sotto forma di interviste per Wyane.

Quello che però vogliamo dire è che la somiglianza tra le due è un bene per True Detective e per chi guarda questa serie tv.

Parliamoci chiaro, la seconda stagione è stata un flop colossale, nonostante anche in essa vi siano cose molto belle. Il riavvicinamento al modello della prima stagione è necessario, quindi. L’abilità deve essere nel fare cose simili, ma differenti, e in questo sembra che True Detective 3 stia riuscendo. Vengono introdotti molti temi nuovi e interessanti che vanno ad aggiungersi ad altri da sempre presenti (il tempo, il suo incedere lento e inesorabile, la malvagità umana, la religione).

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In questa nuova produzione Hbo si approfondiscono il tema familiare e le sue dinamiche, si parla di guerra e del trauma che lascia, si affronta il tema del razzismo. E tutti questi argomenti vengono analizzati in tre periodi diversi. Viviamo quindi la nascita, la crescita e la fine di amore, famiglia, lavoro e vita del detective Wayne Hays. Lo vediamo a 35, 45 e 70 anni, lo vediamo invecchiare, possiamo vedere il viso corrugarsi, i capelli diventare bianchi e la memoria svanire.

La terza stagione di True Detective, quindi, rischia di essere troppo simile alla prima? Vogliamo rispondere con un sì deciso, se parliamo di ritornare ai fasti e alla bellezza della stagione da cui è nato il mito di Rust Cohle. Dobbiamo invece rispondere con un no quanto mai duro alla domanda, se intendiamo l’essere simile come una copia carbone imbruttita. Questo nuovo ciclo di True Detective ci sta dando, e ci darà, sicuramente tanto, sta a noi saper aspettare e saper capire ciò che vuole veramente dirci Wayne Hays con i suoi occhi neri e sognanti.

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Written by Giacomo Simoncini

“Giro, vedo gente, mi muovo, conosco, faccio delle cose. Ad un mondo di numeri ne preferisco uno di lettere. Scrivo per coinvolgere gli altri, per far appassionare le persone a ciò che amo. ”

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