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The Walking Dead 10×20 – I miei amici

The Walking Dead 10×20 è il quarto degli speciali della decima stagione dedicati a vari approfondimenti su pezzi di storia mancanti o personaggi ancora da conoscere. “I miei amici” si concentra sul proseguimento del viaggio di Eugene, Principessa, Yumiko ed Ezekiel e sul loro primo incontro con il gruppo chiamato “Benefattori“.

Avevamo lasciato i nostri protagonisti ormai un po’ di tempo fa, con una serie di fucili puntati contro ed un manipolo di uomini corazzati a reggerli. E’ proprio così che li ritroviamo: intrappolati e con un’ultima, testuale, chance.

L’azione dell’episodio si sposta da dentro a fuori, dal chiuso all’aperto, da visioni mentali a realtà esterna.

Dapprima Principessa e gli altri sono circondati da quel gruppo ben più preparato di loro, poi la prospettiva si sposta e rimane concentrata su questo nuovo personaggio che anche noi dobbiamo ancora conoscere.

Cosa succede? Succede che ci ritroviamo in un vagone. Sì, proprio in un vagone. Questo easter egg della prigionia non ci viene risparmiato dai produttori che hanno deciso, ormai da parecchio tempo, di omaggiarci con specifici ricordi. L’inquadratura in perfetto stile Terminus, infatti, non lascia scampo: anche noi, dai nostri piccoli schermi, siamo costretti a riprovare determinate sensazioni.

The Walking Dead 10×20 – Principessa

Quali sensazioni? La claustrofobia prima di tutto. L’ambiente chiuso viene accentuata da vari elementi che si sovrappongono in una escalation notevole. Prima sentiamo la voce di Yumiko, ma non la vediamo, esattamente come succede a Principessa. E’ viva, ma non sappiamo in quali condizioni, è ferita ma non sappiamo quanto sia grave. Prima la sentiamo parlare, poi la voce si allontana, poi sparisce del tutto.

Intorno a lei ci sono rumori, si osservano ombre, passano i minuti, le ore, forse i giorni. Ci si chiede chi siano quelle persone armate e corazzate, se il gruppo sia proprio quello di Stephanie, se le intenzioni siano positive o meno. I racconti che Principessa stessa fa del suo passato o i mantra che si ripete per calmarsi non sono di aiuto e contribuiscono solo ad alimentare la consapevolezza che qualcosa stia per andare nel verso sbagliato.

The Walking Dead 10×20 – Eugene

In qualche modo il punto di vista di Principessa si modifica alla presenza di Eugene, che conforta anche noi.

La sua piena fiducia in Stephanie parla chiaro: bisogna avere pazienza. E’ evidente che i Benefattori (nome attualmente in uso per identificare questo nuovo gruppo) siano ben organizzati e cauti. Ci sono delle domande (chi siete, da dove venite, dove eravate quando tutto è cominciato) che ci suonano più o meno famigliari, ci sono dei trabocchetti (nessuno crede davvero che quel pannello di legno sia stato lasciato così removibile nel vagone), ci sono delle regole apparentemente molto rigide ma sensate.

Eppure, come qualcuno si appresta a ricordarci, la paura tira fuori il peggio di noi” e non lascia scampo.

Una frase di Ezekiel o della coscienza di Principessa riassume perfettamente l’intero episodio. La paura sta tirando fuori gli incubi di una ragazza rimasta sola troppo a lungo, la paura sta nutrendo le speranze di una donna che ancora crede nel buono del “sono tornati per me“. La paura ti fa imbracciare un fucile, ma al tempo stesso ti fa togliere un paio di manette.

La verità è che il racconto di questo episodio è la continua contrapposizione tra la paura delle persone che incontri e la paura di rimanere di nuovo da solo, la consapevolezza di aver bisogno di aiuto ma di essere spaventati nel chiederlo a voce alta.

Se volete leggere la recensione del precedente approfondimento dedicato a Aaron e Gabriel lo potete trovare qui.

The Walking Dead 10×20 – Principessa e i Benefattori

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Scritto da Chiara Santi

Sono cresciuta sentendo il profumo della Terra fresca dell'Appennino, quindi forse è per questo che mi faccio un sacco di viaggi mentali (o forse è per la droga che assumo, mi pare si chiami "The Walking Dead"). Vorrei giornate da 30 ore per poter fare tutto ciò che amo e vorrei che le persone imparassero a guardare sotto la superficie delle cose. Vi giuro che anche lì ci sono le Serie Tv.

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