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La leonessa

Carol
Carol

Scegliere di dedicare un intero articolo a un singolo personaggio non è mai qualcosa di semplice. Questa è la prima volta che faccio un focus su un character e volevo iniziare col mio preferito di questa Serie Tv. The Walking Dead è una delle Serie che seguo da anni e fra tutti i suoi personaggi, mi ha sempre stupito quello di Carol. Volevo dedicarle alcune parole, cercando il più possibile di darle giustizia, non solo perchè adesso è diventata una fra le donne più “forti e indipendenti” del gruppo ma soprattutto per la straordinaria evoluzione caratteriale che ha subito nel corso degli anni il suo personaggio.

Carol non è un character semplice da definire, anzi è piuttosto pragmatico. Ma partiamo per ordine: La storia di Carol Peletier in The Walking Dead deve essere divisa per fasi; iniziamo col prima e dopo “l’apocalisse“. Anche se non sarà l’arrivo dei vaganti la causa del suo netto cambiamento caratteriale.

Prima che il mondo cambiasse, Carol era una casalinga e una mamma amorevole. Sposata con Ed Peletier, la sua vita era piuttosto “semplice”. Quello che mi stupì in questa prima fase di Carol era l’evidente sottomissione al suo uomo che la rendeva un personaggio quasi fin troppo spesso interpretato sul piccolo schermo: Carol subisce continui abusi verbali e fisici e nonostante ciò, sembra non fare nulla per sfuggire a questo controllo malato.

carol

Ed è un uomo violento e lo dimostra sin dalla prima stagione, quando cioè Carol, Ed e la loro figlia Sophia incontrano Shane, Lori, Carl e il resto dei sopravvissuti. Carol si dedica molto alle faccende pratiche, come fare il bucato insieme ad altre donne, nonostante Ed continui a controllarla anche nei momenti in cui potrebbe rilassarsi, esasperando il loro rapporto già malato.

Aveva provato almeno una volta a sfuggire al controllo di Ed – apprendiamo – ma le cose non erano andate come programmato. Le violenze che Carol e la figlia subiscono non sono solo verbali, ma soprattutto fisiche, specie quando Ed alza un po’ troppo il gomito.

Una volta la picchiò talmente forte da causarle una dislocazione della spalla (confidenza fatta nell’ ep. “Indifference”, Stagione 4). Ed si dimostra un violento anche nel gruppo di sopravvissuti e la sua attitudine preoccupa non poco i compagni. Alla fine dell’episodio “Vatos”, Stagione 1, Ed muore ucciso dai vaganti. Nonostante mi aspettavo che questo evento causasse in lei l’inizio di una nuova vita, la morte del marito in effetti non sarà “la vera causa” scatenante del suo quasi totale cambiamento.

Noteremo piuttosto, in questa prima fase, che Carol inizia a diventare parte attiva del nascente gruppo di Rick, anche se ancora non è la Carol che conosciamo. Il percorso interiore che la porterà a diventare il character complesso che è oggi è molto lungo e pieno di drammi.

La “causa”: la morte di sua figlia Sophia.

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L’evento che determina il profondo cambiamento di Carol, credo sia stato proprio la morte di sua figlia Sophia avvenuto nell’episodio “Pretty Much Dead Alredy”, Stagione 2. Ciò che pensavo fosse un’indole repressa dalla violenza del marito, si rivela in realtà essere un meccanismo di risposta all’incolmabile perdita di sua figlia. All’inizio della terza stagione incontriamo una Carol progressivamente più sicura di sè, che impara a impugnare le armi e a combattere: una donna caratterialmente diversa dalla Carol delle prime stagioni. Questo è l’inizio, cioè, di quella evoluzione totale di cui parlavo.

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Vi è stato un episodio che mi ha consentito di verificare questa mia teoria, quello che è accaduto nella quinta stagione, nell’episodio “Consumed”. Carol non credo abbia mai affrontato davvero il lutto di Sophia, il dolore che si porta dentro è immenso e lei cerca di combatterlo ogni giorno piuttosto che “accettarlo”. Ciò che accade in questo episodio è quasi una specie di “sintomo” di un malessere radicato profondamente dentro di lei.

Durante l’episodio, lei e Daryl si riparano in un rifugio usato anni prima dalle stesse Carol e Sophia per sfuggire al marito Ed. Un evento evidentemente allegorico che vede il suo climax quando lì vicino vengono viste due vaganti: “casualmente” una madre e una figlia. Sebbene non fosse necessario Carol decide di ucciderle entrambe in un gesto palesemente simbolico e quando Daryl deciderà di “cremarle”, lei inaspettatamente lo ringrazia.

Carol affronta il suo dolore combattendolo e tutte le persone che non ci sono più “rimangono” per ricordarci ci eravamo.

L’evoluzione di Carol andrà avanti anche nelle successive stagioni, dove altri eventi concorrono a renderla quel personaggio pragmatico che mi ha spinto a scrivere di lei. Indossa, con le persone di cui non si fida, una sorta di maschera: assume cioè i panni della classica vicina “dolce” che prepara sempre i biscotti, pur rimanendo una donna imprevedibile a tratti fredda e misteriosa.

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Con l’arrivo dei Salvatori però assistiamo a un momento di svolta radicale …

Carol comincia delle riflessioni interiori profonde che la porteranno infine a dividersi dal gruppo di Rick. L’origine di questo suo malessere ha delle radici molto profonde, che riguardano le stagioni precedenti di TWD, tuttavia l’apice di questa sua crisi profonda arriva nella sesta stagione, ep. “The Same Boat“, quando lei e Maggie vengono catturate da un gruppo di Salvatori.

Qui assistiamo a un’altra delle scene più pragmatiche che riguardano Carol: la sua profonda crisi. Fui colpita nel vederla in questo stato, anche Maggie lo era del resto. Inizialmente pensavo fosse un qualche tipo di recita con lo scopo di distrarre i Salvatori per poter scappare, ma dietro quello sfogo “isterico” si celava un malessere reale e molto profondo.

In questa puntata incontriamo anche Paula, quella che per certi versi (e sottolineo “per certi versi”) pare somigliare a una versione “alternativa” di Carol.

Si lascerà andare in una crisi di panico, Carol, andando in una preoccupante iperventilazione. Forse perchè ha paura per il bambino che Maggie porta in grembo? nessuno per il momento capirà la natura del suo “terrore improvviso”. La reale ragione piuttosto diventerà evidente solo alla fine dell’episodio, quando le due si libereranno: sopravvivere nel mondo di The Walking Dead è diventato uguale a “uccidere”. Si uccide per restare vivi, per proteggere i propri compagni, si uccide nonostante questo non sia sempre necessario. Si uccide perchè la scelta è “o noi o loro”.

Ho ucciso venti persone” dirà Carol. La frase non è buttata lì per caso, Carol riflette sulle pieghe inquietanti che sta prendendo la storia: non è più sopravvivere nel mondo dominato dai vaganti, ma alle volte, quando necessario, occorre uccidere altre persone per sopravvivere. Di certo nessuno è un santo, e tutti saranno costretti ad avere la vita di qualcuno sulla loro coscienza, in un modo o nell’altro.

Avevo paura di questo” dirà a Paula: non riferendosi alla sua prigionia, non riferendosi alla paura per il bambino che Maggie porta in grembo ma piuttosto riferendosi alla cognizione del fatto che Carol fosse pienamente capace di ucciderli tutti, conscia soprattutto del fatto che ben presto lo avrebbe fatto davvero.

Sebbene abbiamo notato in questo episodio come lei abbia cercato, almeno all’inizio, di evitare inutili spargimenti di sangue, lei è stata più volte costretta a farlo. Si renderà cioè conto che questo è alle volte è necessario. Ciò che spaventa Carol non è l’atto dell’omicidio in sè bensì quanto questo sia diventato ormai fin troppo “facile” per lei. Quanto cioè la “sanità mentale” sia diventata precaria in un mondo ormai privo di regole.

Carol sa che non si fermerà: continuerà a uccidere se ciò fosse necessario per difendere il suo gruppo. Comprendendo questa sua natura Carol opta per allontanarsi dal gruppo, sebbene avremo tante occasione di rivederla nel corso Serie. In principio la sua decisione non verrà compresa, poi lei stessa sarà costretta a spiegare le sue ragioni a Morgan:

“If you don’t want to kill, or you can’t, then you have to get away from them. You do not get both.”

Se non vuoi uccidere, oppure non puoi, allora devi andartene via (per proteggerli).” Carol questo lo sa molto bene: è molto legata al gruppo di Rick, per ovvie ragioni. È stata più volte costretta a uccidere per difenderli e di contro si rende conto che non “può” più farlo: “necessario” non vuol sempre dire giusto. Carol vive molto male questo suo dilemma interiore e del resto eravamo abituati a vedere una Carol sempre convinta delle sue azioni, malgrado queste fossero opinabili. Col passare del tempo, Carol, ha quindi forse perso questa convinzione?

Carol ha diverse morti sulla sua coscienza e in diverse occasioni è stata costretta a uccidere per il bene del gruppo.

Fra gli eventi che volevo ricordare per tracciare meglio il quadro generale dell’evoluzione della personalità di Carol, vi è quello che è accaduto nella quarta stagione, nell’episodio “Isolation“.

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Il gruppo ormai pare consolidato decidendo di abitare all’interno di una ex prigione: una fortezza inespugnabile almeno all’apparenza. Ciò che turberà la tranquillità del gruppo di Rick, almeno in questa prima fase, sarà piuttosto la comparsa di una strana malattia infettiva che colpirà Karen e David.

Preoccupata che possa scatenarsi una mortale epidemia all’interno della prigione, Carol prenderà l’iniziativa e di nascosto ucciderà i due infetti. Quando Rick verrà a sapere di questa sua decisione deliberata, pur conscio del fatto che sia stata compiuta per un “bene superiore” (ossia per la salvezza del gruppo), deciderà di bandire Carol, temendo che in un futuro possa di nuovo fare del male a qualcuno.

Un’altra vita che Carol ha sulla sua coscienza è quella di Lizzie. Questa bambina mostrerà una pericolosa convinzione che i vaganti possano diventare loro amici. Lizzie, tenta di dimostrare questa sua folle idea uccidendo Mika e lasciandola trasformare: confesserà inoltre la sua intenzione di fare lo stesso con la piccola Judith.

Resasi conto della pericolosità di Lizzie, Carol capirà che l’unica opzione è quella di ucciderla. Nonostante sia solo una bambina, Lizzie ha messo in serio pericolo la vita degli altri, soprattutto quella della piccola Judith. La frase che le dice per distrarla prima di ucciderla, “Look at the flowers”, è diventata virale e usata fra l’altro per molti meme.

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La personalità pragmatica di Carol, tuttavia, è ancora in piena evoluzione e non ha ancora raggiunto il suo equilibrio. L’arrivo dei Salvatori non farà che complicare la situazione: non si parla più di “semplici” razziatori, ma si parla di una vera e propria comunità organizzata basata sulla repressione e sulla violenza.

Negan è un pazzo e sebbene inizialmente Daryl le nasconderà la morte di alcuni suoi compagni, Carol alla fine della settima stagione capeggerà un gruppo armato del Regno per andare in soccorso di Alexandria proprio in virtù di quell’istinto quasi “materno” che Carol ha nei confronti dell’intero gruppo di Rick. “Se non vuoi uccidere, o non puoi allora è meglio che ti allontani” ma adesso Carol non ha più dubbi che per loro continuerebbe a uccidere, per la salvaguardia di quell’ideale su cui si fonda la comunità di Rick.

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Dalla morte di Ed e di Sophia, il gruppo è diventato la sua nuova famiglia. Per alcuni componenti del gruppo lei avrà un istinto palesemente materno (per esempio per Judith), e farà di tutto per tenerli in salvo. Credo che Carol provi un sincero istinto materno per la piccola Judith, ma non sono in grado di dire se in lei veda una “piccola Sophia“. Per tutto ciò che è “costretta” a fare per salvare il gruppo, sarei portata a dire di si.

Se dovessi scegliere un animale che la rappresenti sceglierei senza ombra di dubbio una leonessa: così come il nobile felino, Carol è pronta a tirar fuori gli artigli per difendere i suoi cuccioli, di contro con il suo branco dimostra una fedeltà e una lealtà impareggiabile, spingendola persino ad allontanarsi quando lo reputerà opportuno. Il suo carattere particolare, la sua forza, quel suo modo di essere fredda eppure premurosa, l’hanno resa una fra i miei personaggi preferiti di questa Serie Tv.

Leggi anche: Carol Peletier 10 motivi per amarla

Written by Alessia Reina

Laureata in Scienze Biologiche, ho sempre nutrito la passione per la scrittura e per il cinema, due fra i miei hobby più cari.

Ogni Serie Tv è come un libro: ti viene proposta una nuova storia con uno stile e con un linguaggio ben preciso; alla fine del viaggio può restarti qualcosa, come un segno più o meno profondo.

Nei miei articoli spero di trasmettere la stessa passione con cui seguo queste Storie, cercando di analizzarle da un punto di vista critico più oggettivo possibile.

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