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Dark Matter 2×05 – L’episodio migliore dell’intera serie

Jason Dessen e sua mamma

ATTENZIONE: l’articolo contiene spoiler sulla seconda stagione di Dark Matter!!

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Dark Matter 2×05 non è solo un’altra pausa all’interno della trama orizzontale dello show. È anche uno degli episodi più intimi, profondi ed emotivamente sconvolgenti della serie. Non importa di quale Jason sia la storia da raccontare. Quel che conta è ciò che l’episodio comunica, sul piano emotivo prima ancora che su quello della coerenza narrativa. È intimo, coraggioso, struggente, intenso, sincero. È costruito per far leva sulle emozioni, per esaminare ancora più in profondità i protagonisti. Ogni cosa si mette al servizio dell’architettura emotiva di questa puntata. La regia, il montaggio, la fotografia, i colori, la carica drammatica che gli attori si dipingono addosso. Dark Matter 2×05 inizia immerso nel buio. È notte, le tonalità sono scure, diventa persino difficile distinguere i soggetti sullo schermo.

L’oscurità avvolge ogni cosa, è una presenza così costante che serve a trasmettere un senso di fine e di solitudine profonda. È il buio della notte, del fallimento. Il buio del lutto, quella cosa che si riduce in polvere, che si autodistrugge in modo ancora più definito in un mondo in cui tutto si consuma e tutto muore, lasciando dietro di sé meno tracce di quanto non faccia la bellezza. Dark Matter 2×02 si serve di poche parole, ma tutte incisive, graffianti. È un episodio fatto di buio e silenzi. Lunghi silenzi, interminabili silenzi. Nella prima mezz’ora non parla praticamente nessuno, il resto della puntata contiene qualche brevissimo dialogo e un paio di riflessioni a voce alta del protagonista.


Jason e una nuova conoscenza
Apple TV Press

L’obiettivo della regia è quello di fermare il tempo, sospenderlo per cristallizzarlo su poche cose importanti. Gli occhi di Jason, la spirale nella quale stava sprofondando, l’abbraccio di sua madre, il calore di una casa nella quale tornare.

Le inquadrature catturano la scenografia circostante: una scenografia il più delle volte spoglia, quasi sempre cupa, che indugia con delicatezza sui suoni e sui segni della natura. La neve bianca che sommerge tutto, le foglie che si muovono indicando che l’universo è qualcosa in perenne movimento, gli alberi grandi che fanno ombra alle anime che riposano in un cimitero. Dark Matter ci ha abituati a una narrazione piuttosto concitata. I personaggi sono sempre in fuga, dalla prima stagione. Il multiverso è qualcosa di immensamente grande, di sconfinato, talmente esteso da mettere i brividi. La serie lo ha attraversato, seguendo i suoi viaggiatori e incalzandoli con gli effetti nefasti di quei viaggi multidimensionali.

Persino il linguaggio di Dark Matter sembrava sconfinato: fisica quantistica, lessico da scienziati, parole che si combinavano insieme per dare una forma a cose così colossali da non averne una. In confronto a tutto ciò, il mondo che Dark Matter 2×05 analizza è un mondo piccolo, fatto di cose piccole. Il parapetto cigolante di una scala, una sedia di legno nel salone di casa, un treno che sfreccia sui binari, gli utensili da lavoro, un poster sbiadito in una vecchia cameretta. È al mondo piccolo che Jason deve tornare, al calore di un nido che sembrava aver perso a causa degli sdoppiamenti e dei continui viaggi nel multiverso.

C’è così questo contrasto in Dark Matter, tra il mondo sconfinato al quale si ha accesso tramite la Scatola e il mondo reale, fatto di affetti semplici e genuini. Di cose magari banali, ma che hanno più valore proprio perché ti riconducono a una dimensione autentica.

La mamma di Jason in Dark Matter 2x05
Apple TV Press

È un passaggio fondamentale per la storia, un passaggio che la seconda stagione di Dark Matter affronta nel momento di crisi più acuta dei protagonisti. Dopo gli eventi degli episodi precedenti, la serie Apple TV sceglie di seguire un’altra traccia narrativa. Il protagonista di Dark Matter 2×05 è uno dei tanti Jason sopravvissuti ai viaggi nella Scatola. Per un solo Jason che è sopravvissuto, ce ne sono infatti tanti altri che non ce l’hanno fatta. Alcuni sono morti, come abbiamo visto nella scena iniziale della seconda stagione. Altri si sono rivelati una minaccia per la famiglia Dessen, mettendosi sulle tracce dei tre viaggiatori per provare a rubare Daniela e Charlie a Jason 1. Altre versioni sono state invece abbandonate al caos del multiverso, come effetti collaterali imprevisti, un surplus di materiale quantistico che non è stato smaltito.


Dietro quei personaggi invece ci sono comunque delle storie da raccontare. Storie di uomini che soffrono e che hanno perso tutto. Dark Matter 2×05 prende in esame l’arco narrativo di una versione casuale di Jason. Ce lo mostra affranto e in preda alla disperazione dopo aver perso la possibilità di avere una famiglia vera. È sull’orlo di un baratro non solo metaforico. E quando lo sconforto più totale si abbatte sulle spalle di una persona sola, il posto in cui provare a trovare rifugio resta solo uno: casa. Dark Matter 2×05 introduce il personaggio della mamma di Jason, che in questo universo è sola e sordomuta.

Questo episodio centellina le parole, le strappa ai suoi personaggi. Jason e sua mamma riescono a comunicare attraverso i silenzi.

Jason e sua mamma in Dark Matter 2x05
Apple TV Press

Lui raccatta per le strade della città altre versioni disperate di se stesso e le accoglie dentro casa di sua madre. Senza bisogno di spiegarle tutto (come si potrebbe spiegare tutto?). “Non voglio restare solo”, dice Jason. Ed è una confessione così intima che ci tocca il cuore. Questo episodio di Dark Matter ci parla del dolore umano e ci mette in connessione totale con il protagonista. Il suo ritorno a casa diventa una coraggiosa ricerca del tempo perduto, un modo di confrontarsi con la perdita, i lutti, la solitudine, la sofferenza. È un episodio così diverso dagli altri che le versioni alternative di Jason non hanno bisogno di entrare in competizione. Non c’è rivalità tra di loro, non ci sono sentimenti contrastanti a spingerli all’autodistruzione.


Questo episodio accoglie, non respinge. È una grande casa calorosa in cui trovano posto tutti. Il messaggio finale è che nessun dolore deve essere definitivo. Dark Matter ci ha assuefatti al concetto di ineluttabilità, presentandoci delle soluzioni sempre inevitabili. Questo quinto episodio ci dice invece che esiste anche un modo per rimettere insieme i pezzi di sé. Non importa in quale mondo ci troviamo, non importa quale dimensione stiamo calpestando: se si ritorna alle cose piccole, al calore di casa propria, si trova la forza per sopravvivere e rimettersi insieme. Per amare ed essere amati.

Come fa la mamma di Jason, in modo naturale, senza aver bisogno di tatuaggi identificativi, parole d’ordine o spiegazioni scientifiche.

È vero, Dark Matter 2×05 – disponibile insieme agli altri episodi su Apple TV insieme a queste serie uscite nell’ultimo anno – non è un episodio da fanservice. Sacrifica la trama orizzontale più di quanto non abbiano fatto gli episodi precedenti. Ma è una puntata che ha qualcosa di speciale, qualcosa che tocca le corde emotive in un modo in cui nessuna delle precedenti era ancora riuscita a fare. È forse (almeno per ora) la puntata migliore dell’intera serie, che diventa così un dramma a tutto tondo e non più solo una semplice serie tv sci-fi (queste le più belle di sempre del genere).