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Le 10 citazioni più iconiche di The Office

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Stilare una lista di 10 citazioni iconiche di The Office non è impresa facile, talmente tanti sono i momenti e le frasi esilaranti. The Office US, infatti, non è solo una delle migliori comedy mai prodotte ma anche un vero e proprio serbatoio di imperdibili tormentoni. Frasi così iconiche da entrare nel parlato quotidiano e imporsi per immediatezza e potenza espressiva. La scelta di ambientare una sit-com in un ufficio era un rischio enorme ma Rick Gervais già nella versione britannica ha saputo estrarre la straordinarietà da quell’ordinaria routine.

The Office UK è stato un magnifico esperimento, un terreno su cui testare le potenzialità del format. Ma è con la versone americana che si raggiunge il capolavoro. Alle spalle c’è sempre Gervais ma moltissimo dobbiamo a Greg Daniels, creatore della serie e agli sceneggiatori, tra cui B.J. Novak, Mindy Kaling, e Paul Lieberstein che compaiono anche come personaggi principali con i ruoli rispettivamente di Ryan Howard, Kelly Kapoor e Toby Flenderson.

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Allo stesso Daniels va attribuito anche l’enorme merito della scelta degli attori: cosa sarebbe The Office senza John Krasinski (Jim Halpert), Rainn Wilson (Dwight Schrute) e soprattutto Steve Carell (Michael Scott)? Anche perché è cosa nota che Carell e Wilson (già formati all’esperienza in film e serie tv) fossero soliti improvvisare creando dei veri capolavori interpretativi e dando vita a frasi iconiche destinate a imprimersi nei nostri cuori.

Vediamo allora le citazioni iconiche di The Office: quelle più commoventi, sentite, devastanti ma anche irresistibilmente divertenti e che non possiamo fare a meno di usare almeno una volta (una sola?) al giorno. Per alcune di queste frasi si è scelto di mantenere l’originare inglese, molto più potente della traduzione italiana che non sempre ha potuto restituire la giusta chiave comica. Citazioni iconiche di The Office: qual è la vostra preferita?

1) C’è molta bellezza nelle cose ordinarie. Non è questo il punto? – Pam Beesly, 9×25

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Per le citazioni iconiche di The Office partiamo da una frase che si è impressa irrimediabilmente nei nostri cuori. Siamo nell’episodio finale della serie, nell’ultima battuta di Pam (Jenna Fischer), la più toccante, forse, dell’intera serie. Una frase che diventa summa di The Office, tutt’altro che semplice comedy ma divertente e approfondita analisi della routine di un ufficio, delle piccole gioie quotidiane, dell’importanza dell’ordinario.

Quei personaggi così semplici ci sono apparsi nel contempo straordinari perché in loro abbiamo rivisto difetti e debolezze di nostri amici e colleghi e di noi stessi. In quella voluta esasperazione grottesca si sono messe in scena delle macchiette che non possono non farci pensare a esperienze personali: il modo in cui Jim si distrae dal lavoro e riesce a dare fantasia a ogni giorno è il suo espediente per trasformare l’ordinario in straordinario. In quell’ufficio nascono amori, amicizie, rivalità, momenti di tensione e di rabbia.

L’ufficio diventa un microcosmo per ogni personaggio e per noi stessi. Diventiamo parte di quell’ufficio, di quella straordinaria ordinarietà che ci fa sorridere, commuovere, coinvolgere. Pam coglie tutto questo nel suo acquerello, nell’immagine di quell’ufficio ordinario che diventa però straordinario grazie alle persone, alle esperienze, ai ricordi che ha ospitato. A questo tema, se volete piangere un po’ e iniziare un inevitabile rewatch, abbiamo dedicato un articolo: La straordinaria bellezza delle cose ordinarie.

2) That’s what she said – Michael Scott

Michael

Una frase tormentone che non può mancare tra le citazioni iconiche di The Office. Impossibile indicare un singolo episodio in cui viene pronunciata: That’s what she said, torna e ritorna costantemente nel corso della serie e non smette mai di far ridere di gusto. Ma come mai? Come fa una frase così banale e uno scherzo così convenzionale a suscitarci tutto questo divertimento?

È qui che si nasconde la grandezza di The Office e di un personaggio come Michael Scott. È lui che suscita in noi il riso: il fatto che sia lui a pronunciarla, a farsene fregio senza riuscire mai, davvero mai a trattenersi. Rappresenta la perfetta espressione della sua immaturità, della sua incapacità di risultare appropriato in qualunque circostanza formale.

Come abbiamo sottolineato in questa analisi Michael Scott è un bambino: egocentrico, narcisista e costantemente proteso a soddisfare i suoi bisogni. Ma come ogni bambino è dotato anche di una certa purezza che non riesce a farcelo voler male davvero. Ecco perché quelle parole apparentemente così sciatte e perfino offensive sulla sua bocca diventano irresistibili. That’s what she said! E voi preferite questa frase o la sua rivale, “Title of your sex tape” pronunciata ripetutamente da Jake Peralta in Brooklyn Nine-Nine (serie disponibile su Netflix)?

3) Ho salvato una vita: la mia. Sono un eroe? Non sarei io a doverlo dire ma lo sono – 3×20, Michael Scott

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La dimostrazione di una certa mitomania di Michael Scott, già accennata nella citazione precedente, emerge bene in questa citazione tratta dalla terza stagione. Anche in questo caso la seconda parte della frase rende meglio in inglese con un iconico: I really can’t say but yes. Ma il significato non varia molto.

Come definire Michael? Impossibile riuscire a inquadrarne pienamente la personalità, talmente tanto esasperata è la sua figura. Rappresenta per certi versi un inetto, salvo poi dimostrarsi incredibilmente bravo nelle vendite e un capo più o meno inconsapevolmente capace di gestire l’ufficio. Quando proverà a farlo qualcun altro, come Jim o Andy, le cose volgeranno al peggio inevitabilmente.

Ma allora, genio o idiota? Per noi Michael è un prototipo perfetto di idiot savant, capace di coniugare evidenti aspetti di disadattamento sociale e cognitivo con abilità specifiche eccellenti. Sicuramente la sua megalomania e la convinzione di essere amato, apprezzato e desiderato rappresentano uno degli aspetti dell'”idiozia” di Michael Scott. Un’idiozia che si ripresenta in chiave comica in tantissime circostanze.

In un certo senso Michael è la parodia dell’eroe, il modello del miles gloriosus della tradizione latina: un fanfarone che si atteggia da modello per nobiltà di animo, furbizia e fascino. Per intenderci, qualcosa di non dissimile da Zapp Brannigan di Futurama. Tale è l’aspetto che emerge soprattutto in questa citazione che si fa iperbolica dimostrazione della sua idiota mitomania. E come possiamo resistere di fronte all’esasperazione di questo concetto? Il tutto condito naturalmente da quello sguardo fisso, scavato e totalmente assente ma anche serissimo di un monumentale Steve Carell. E a proposito di Michael sapevate che era stato rilasciato il film completo Threat Level Midnight (il film in cui Michael interpreta un agente segreto)? Lo trovate qui!

4) Identity theft is not a joke, Jim! – Dwight Schrute, 3×21

Dwight

Non solo Michael Scott, però, in The Office. Uno dei personaggi più amati di sempre non può che essere Dwight Schrute, dotato anche lui di una caratterizzazione sopraffina. Rappresenta l’uomo duro, il repubblicano armaiolo, ottuso e incapace di cogliere qualunque forma di ironia. Questa personalità di base, come nel caso di Michael, viene esasperata fino ad arrivare a un livello patologico, tanto che alcuni fan hanno anche immaginato che Dwight potesse essere affetto da una qualche forma di disturbo della socialità.

Ma proprio come nel caso del suo capo, anche Dwight ha degli aspetti positivi che lo rendono molto più che un semplice idiota. Strenuo lavoratore, infaticabile e leale sottoposto (beh, tranne in una circostanza), rappresenta un perfetto soldato agli ordini di Michael. Ma è proprio questa sua rigidità esasperata a trasformarsi in motivo comico: soprattutto se di mezzo ci si mette Jim che coglie l’assurdità di tutta quella serietà e decide così di farsene beffe.

Lo fa in particolare nella straordinaria intro di questo ventunesimo episodio della terza stagione. Alpert indossa gli stessi vestiti di Dwight e si acconcia come lui dando origine a un’imitazione irresistibile. E naturalmente totalmente intollerabile per il nostro Schrute. L’intero scambio di battute è fantastico, raggiungendo l’apoteosi nel momento in cui Jimmy sintetizza in quattro parole l’essenza dell’amico: “Orsi. Barbabietole. Battlestar Galactica“.

Basterebbe questo ma la frase che si sarebbe per sempre consacrata nella storia di The Office doveva ancora arrivare. “Il furto d’identità non è uno scherzo, Jim! Milioni di famiglie ne soffrono ogni anno!”. Ripresa in meme, parodie e citazioni tra amici, Identity theft is not a joke merita senza dubbio un posto tra le citazioni iconiche di The Office. Sintesi perfetta della rigidità ridicola di Schrute di fronte alla parodia irresistibile di Jim. E vogliamo parlare di quel “Michael!” finale riproposto da entrambi, a mo’ di lagna infantile? Fantastico.

5) Sarebbe bello che stai vivendo i bei vecchi tempi prima che finiscano per sempre – Andy Bernard, 9×25

Andy

E dopo questi momenti epici torniamo a piangere tutte le nostre lacrime con una delle citazioni iconiche di The Office che più ci hanno spezzato il cuore. Nelle parole di Andy, le ultime battute da lui pronunciate, c’è tutto il rammarico e la nostalgia per quei momenti passati che non torneranno. Per la consapevolezza che è tutto finito, che “l’ufficio” non esiste più, sgretolato dalle diverse strade prese da ogni personaggio. E così non resta altro da fare che guardarsi alle spalle e rendersi conto che quelli erano stati i migliori momenti di sempre.

Ne scaturisce una riflessione sentitissima e devastante sull’impossibilità di rendersi conto di stare vivendo i bei vecchi tempi nel momento in cui se ne fa esperienza. Solo a posteriori matureremo questa consapevolezza. Una consapevolezza tragicamente ancorata al rimpianto e al senso di perdita. All’impossibilità di tornare indietro e godersi quegli anni. The Office ci lascia nell’ultima stagione con un finale che ci fa piangere in ogni momento. Nell’incontro di Dwight col suo mentore, nel That’s what she said più commovente di sempre (ma ci rendiamo conto di come questa serie sia riuscita perfino a farci emozionare con un semplice tormentone?), nel vedere ogni protagonista prendere la sua strada.

Proviamo una nostalgia incredibile nella consapevolezza che quei bei tempi andati sono finiti anche per noi. Noi che non siamo stati semplici spettatori passivi ma abbiamo vissuto accanto a tutte queste persone, condiviso le loro gioie e dolori, le risate e i momenti più assurdi. E ora è arrivato il momento di salutare, per sempre. O almeno fino al prossimo rewatch. Su Netflix? No, The Office US è un’esclusiva Prime Video!

6) And I knew exactly what to do. But in a much more real sense, I had no idea what to do – Michael Scott, 5×14

The Office

Con tutta probabilità gli episodi 14-15 della quinta stagione sono i più esilaranti dell’intero show. Una risata ininterrotta dall’inizio alla fine e una puntata capace di regalarci tantissimi momenti epici. A partire dal panico generato dall’incendio appiccato da Dwight (“L’esperienza è la migliore maestra“, “Oggi il fumo salverà delle vite“) in cui si succedono momenti di follia assoluta: Kevin che vandalizza il distributore automatico di snack, Oscar nel controsoffitto, il panico di Andy (“Il fuoco sta aprendo il fuoco!“), l’infarto di Stanley (con Michael che grida: “Stanley, Obama è presidente! Stanley, tu sei nero!“). E tutto questo solo nell’intro (che trovate per intero qui).

Nello stesso episodio Dwight si metterà una faccia di manichino sul volto in uno dei momenti più iconici di sempre. Quasi impossibile scegliere una citazione che si imponga sulle altre ma dovendo farlo propendiamo per Michael e l’ennesima dimostrazione della sua estemporanea vacuità. La forza del personaggio è proprio questo continuo “seguire la corrente”, lasciarsi trasportare dal momento, in costante balia delle sue emozioni e dei suoi impulsi.

Non c’è mai, o quasi mai, programmaticità in quello che fa Michael Scott, tutto è affidato al caso e all’improvvisazione, portando naturalmente alle più assurde, imbarazzanti e scomode situazioni. Un concetto che vedremo ben esemplificato anche nella citazione al punto 9). La forza umoristica sta, però, anche nel fatto che il personaggio sia sempre assolutamente convinto di quello che fa: se noi da esterni ci rendiamo conto della follia delle sue scelte, lui segue un percorso senza tentennamenti. In sostanza è sicuro sul momento di quello che sta facendo pur non avendo la minima idea di ciò che fa. Geniale.

7) Gli esseri umani hanno questo dono meraviglioso di rendere un posto casa – Creed Bratton, 9×25

Creed

Una tra le citazioni iconiche di The Office più inaspettate. Davvero tutto ci saremmo immaginati da Creed tranne questa magnifica frase. Ancora una volta siamo nell’ultima stagione, nel finale di The Office, in quella magnifica conclusione che ci ha lasciato con groppo alla gola impensabile per una comedy. È una citazione che fa il paio con le ultime parole di Pam che abbiamo analizzato al primo punto di questa rassegna. La bellezza delle cose ordinarie, la loro straordinarietà sta nelle persone che arricchiscono quell’ordinarietà della loro unicità.

Quello che è un semplice e anonimo ufficio, luogo prediletto per la noia e la routine alienante diviene così il teatro di un racconto che ci ha appassionato per nove stagioni e dal quale non riusciamo ancora a separarci. Così, come nell’acquerello di Pam, il grigiore dell’edificio si colora della vividezza di emozioni, risate, memorie passate. Quel luogo diviene una casa, un rifugio, un posto in cui sentirsi bene, a proprio agio.

The Office affida perfino a Creed il messaggio finale, quello che ha percorso l’intero show della NBC: non è l’edificio a costituire una casa ma le persone di cui ti circondi a renderla tale. Piangiamo e ridiamo mentre Creed viene portato via dai poliziotti e ci chiediamo per l’ennesima volta come abbia fatto questa serie a commuoverci e farci ridere a distanza di un istante. La magia di The Office.

8) “Fact:” e “False!” – Dwight Schrute

False

Le citazioni iconiche di The Office passano anche da due semplici parole che, però, nei veri fan strappano immediatamente un sorriso. Le pronunciamo con una frequenza incredibile senza neanche rendercene conto: “Fact” e “False” nella loro iconica immediatezza sono delle perle che caratterizzano perfettamente in personaggio di Dwight. La prima, come ben sappiamo, introduce una massima dalla logica stringente. La seconda mira a smentire un commento. Ma perché risultano così divertenti?

Per comprenderlo dobbiamo inquadrare il personaggio: un uomo, come già accennato, pragmatico e rigido che non ammette compromessi. Due espressioni così immediate e ferme, tali da non ammettere replica, si confanno perfettamente allo spirito autoritario di Schrute: secco e dittatoriale. A creare il contrasto comico collaborano naturalmente le situazioni del tutto frivole e assurde in cui tale fermezza non può che apparire fuori luogo.

A sfruttare questa situazione interviene soprattutto il sarcasmo di Jim, puntualmente non colto dall’amico. Inutile dire che i dialoghi tra i due siano tra i migliori di tutto lo show e gli scherzi di Jim (James? Jimothy!) dei veri colpi di genio che ci lasciano colmi di ammirazione.

9) A volte inizio una frase e non so dove andrò a finire. Spero di scoprirlo strada facendo – Michael Scott, 5×12

The Office

Una citazione che fa il paio con quella al punto 6) e che dimostra la totale estemporaneità e incapacità di programmare che caratterizza Michael. Lo scambio di battute che segue con David Wallace nel dodicesimo episodio della quinta stagione è l’applicazione pratica di questo concetto. Un discorso senza né capo né coda ma fortemente retorico.

Wallace avrebbe voluto capire come mai la filiale di Scranton va così bene ma la risposta non può che essere insoddisfacente, perché Michael Scott non ha la minima idea di quello che fa, ma lo fa bene. E questo per un capo è fondamentale (così pare). Impossibile tentare di carpire il segreto: nonostante la sua inettitudine Michael è perfetto per svolgere un ruolo in cui di fatto non è necessario alcuno sforzo organizzativo particolare.

La sua bontà mista a ebetismo lo rende praticamente inattaccabile dai dipendenti che pur non riconoscendone il valore non sentono di poterlo mettere in discussione. L’unico scontro diretto, quello con Stanley, è stato gestito incredibilmente bene da Mr. Scott che ha saputo rimarcare come quello che conti non sia l’apprezzamento ma il rispetto superficiale del ruolo. Ed è questo che rende Michael un perfetto capo.

10) Well, well, well, how the turntables – Michael Scott, 5×25

Turntables

Il bluff dei bluff. Nella quinta stagione Michael dopo aver aperto la sua compagnia cartiera deve far credere a David Wallace di essere in una posizione di forza per riuscire a strappare una riammissione piena nella Dunder Mifflin. L’esordio è epico, con queste parole che dimostrano una impeccabile capacità di mascherare l’inganno. Ma ancora più esilarante è l’espressione di Wallace che non può far altro che non proferire parola davanti a quella prova di forza.

Una situazione assurda, iperbolica che degenera nel corso della trattativa. Il destino di Pam e Ryan sono nelle mani della capacità di bluff di Michael: non propriamente la migliore delle situazioni. Ma se c’è una cosa che lui sa far bene è trattare. Non dimentichiamoci che Michael Scott è un venditore sopraffino e in questa circostanza lo dimostra nel modo migliore. Al netto delle solite follie, naturalmente: come dimenticare la frase di apprezzamento a Ryan? “Anche se sterminasse tutta la mia famiglia, Ryan è come un figlio per me“. Ma questo è Michael Scott: genio e stupidità.

E adesso come possiamo colmare la mancanza di The Office? Beh, o iniziamo l’ennesimo rewatch oppure in questo articolo trovate cinque serie da guardare su Netflix che potranno aiutarvi a passare oltre!

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Written by Emanuele Di Eugenio

Esteta contemplativo (un modo elegante per dire nullafacente), vive immerso tra libri impolverati e consunti osservando il mondo da una finestra. Che sia quella dello schermo di una tv, di un pc o le pagine di un romanzo russo poco importa.

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