Vuoi smettere di perdere tempo a cercare una serie da vedere?
Trova quella giusta per te →C’è stato un momento, nel corso dei primi anni 2000, in cui Marissa Cooper non era più un semplice personaggio televisivo. Non era soltanto “la ragazza ricca con dei problemi”, né tantomeno la classica bionda fragile dei teen drama. The O.C. ha infatti dato vita al simbolo di un’intera generazione che nascondeva crepe profonde dietro ville enormi e sorrisi apparentemente perfetti. Inoltre, grazie a Marissa Cooper, che è stata senza ombra di dubbio il cuore pulsante della serie per moltissimo tempo, sono state poste le basi per molti altri personaggi che abbiamo conosciuto più in là negli anni.
The O.C., Marissa Cooper è stato il simbolo di un’intera generazione
All’inizio, Marissa Cooper sembra incarnare l’archetipo della “golden girl”. È bella, popolare, ricca, privilegiata, con un bel fidanzato. Ben presto, tuttavia, ci rendiamo conto che ciò che c’è sotto la superficie è in realtà un concentrato di fragilità e instabilità. L’introduzione del suo personaggio in The O.C. è già da subito una dichiarazione d’intenti: la vediamo infatti sorridere mentre sta affondando. Il primo a rendersi conto della sua instabilità è proprio il nuovo arrivato, Ryan Atwood, che inizia a comprendere ben presto che c’è molto di più sotto quella facciata pulita e perfetta.
Dal momento del loro primo incontro in poi, il percorso di Marissa Cooper sarà tutto fuorché lineare.
Ed è proprio questo che la rende così diversa dagli altri personaggi che abbiamo avuto modo di conoscere in The O.C.: lei non avrà mai una vera e propria fase stabile. Non troverà mai un equilibrio duraturo. Avrà dei momenti di felicità, ma saranno sempre fragili, labili, in qualche modo addirittura sospetti.
Il declino di Marissa Cooper in The O.C. non è improvviso, bensì costante. È una spirale fatta di piccoli cedimenti che a poco a poco la portano sempre più verso l’abisso. C’è l’alcol, ci sono le relazioni tossiche, c’è il senso di abbandono che la porta verso un bisogno disperato di sentirsi davvero amata. In questo senso è emblematico anche il suo rapporto con Ryan. Tra loro due, infatti, non c’è mai stata una “classica” storia d’amore adolescenziale, quanto piuttosto un tentativo continuo di salvarsi a vicenda.
Tuttavia, la verità è che Marissa Cooper non riesce (o forse non vuole) essere salvata. E nonostante Ryan ci provi con tutto sé stesso in molteplici occasioni, non riuscirà mai a portare davvero via il caos che lei ha dentro da tutta la vita. Ad amplificare ancora di più l’isolamento di Marissa Cooper ci sono sicuramente personaggi come Seth Cohen e Summers Roberts, che rappresentano una sorta di realtà parallela che è più leggera, ironica, che tocca il caos emotivo che travolge Marissa ma non si lascia mai davvero condizionare pesantemente.
The O.C., il peso delle aspettative su Marissa Cooper

Uno degli aspetti più interessanti del personaggio è sicuramente il suo rapporto con la famiglia, in modo particolare con sua madre Julie. L’ambiente in cui Marissa Cooper cresce è apparentemente perfetto, ma in realtà profondamente disfunzionale. Sin dal momento in cui comprendiamo che suo padre è in grossi guai finanziari, ci rendiamo conto del fatto che in quella famiglia il fallimento non è contemplato. L’immagine conta sempre e comunque più della sostanza, mentre l’amore è sempre condizionato. Crescendo in un ambiente così, è praticamente scontato che Marissa finisca per interiorizzare tutto questo senza sentirsi mai abbastanza o all’altezza delle aspettative. Inoltre, ogni volta che cade, lo fa senza nessuna rete di salvataggio. Finisce per autodistruggersi anche a causa di una sorta di forma di ribellione: lei non può essere perfetta, non ci riesce. Quindi non vuole essere più nulla.
La terza stagione di The O.C. segna inevitabilmente il punto di non ritorno per lei.
Le sue scelte qui diventano più estreme e le conseguenze sono purtroppo irreversibili. Ed è proprio a questo punto che Marissa raggiunge il suo apice tragico. L’uscita di scena del personaggio interpretato da Mischa Barton (che qui guarda la scena in questione per la prima volta) è senza ombra di dubbio uno dei più iconici e discussi della televisione degli anni 2000. Non è soltanto uno shock emotivo, ma una vera e propria rottura strutturale per la serie. Non è un “semplice” addio, è la fine di un equilibrio che poi porterà The OC a cambiare radicalmente. In questo senso, abbiamo già parlato di come la quarta stagione sia stata “bocciata” da molte persone ancor prima di essere messa in onda.
A distanza di svariati anni dalla fine di Marissa Cooper prima e di The O.C. poi, il personaggio a cui Mischa Barton ha prestato il volto continua a dividere. Da una parte c’è chi la trova irritante, quasi insopportabile nel suo scegliere sempre la cosa più sbagliata. Dall’altra, c’è invece chi la difende contro ogni critica e la considera semplicemente “umana”. Ed è proprio questo il punto: in un modo o nell’altro, Marissa non ci può lasciare indifferenti. Non è un personaggio “neutro”, ma uno di quelli che ci porta inevitabilmente ad avere un opinione, sia essa positiva o negativa.
Non è un elemento costruito per piacere, ma per essere sentito. Nel bene e nel male.
Non possiamo semplicemente definire Marissa Cooper come “la ragazza problematica”, perché sarebbe troppo riduttivo. È un’icona tragica in piena regola, una figura che incarna perfettamente il lato oscuro del sogno californiano. La sua ascesa e il suo declino non sono due fasi separate, bensì due parti dello stesso movimento. Lei infatti è sempre stata in bilico, anche nei suoi momenti migliori. Le sue cadute sono quasi sempre inevitabili. La sua parabola è ancora oggi una delle più emblematiche della televisione “teen”: è un viaggio che parte dalla luce e finisce nel buio e forse, proprio per questo, non riusciamo a smettere di parlarne neanche a distanza di anni.






