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Va bene tutto, ma non scordiamoci di The Last Kingdom

I protagonisti
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Ragnar è troppo figo, Bjorn è un vero eroe, Ivar è immensamente scaltro: tutto vero. Ma, vogliamo parlare di quanto sia figo, coraggioso e astuto Uhtred di Bebbanburg? Troppo spesso sentiamo nominare i protagonisti di Vikings come i migliori vichinghi sullo schermo, ma vi diremo una cosa: ci sono dei vichinghi di cui non dovremmo dimenticarci. E stiamo parlando di The Last Kingdom.

Credits: Carnival Film & Television

The Last Kingdom è una serie storico-drammatica britannica che si inserisce nel filone delle grandi narrazioni medievali, ma lo fa con un taglio molto più intimo e coerente rispetto ad altri prodotti simili. Basata sui romanzi di Bernard Cornwell, racconta la nascita dell’Inghilterra come entità politica unitaria, in un’epoca segnata da invasioni, guerre e trasformazioni religiose.


Ciò che distingue la serie è la sua capacità di muoversi su due piani contemporaneamente: da un lato la grande storia, con regni che combattono per la sopravvivenza; dall’altro la storia personale di un uomo che non appartiene davvero a nessuno dei due mondi che lo hanno formato.

Quella di The Last Kingdom è una storia di appartenenza e destino. Al centro della narrazione troviamo Uhtred di Bebbanburg, un personaggio la cui vita è segnata fin dall’infanzia da una frattura insanabile. Nato sassone, figlio di un nobile del Northumbria, viene catturato dai danesi durante un’incursione e cresciuto come uno di loro dal guerriero Ragnar il Vecchio. Questa doppia origine è la chiave di tutta la serie. Uhtred cresce come un vichingo, ne assorbe i valori, la libertà, la visione del mondo. Tuttavia, il suo sangue e il suo diritto di nascita lo legano indissolubilmente alla terra di Bebbanburg, che diventa per lui un’ossessione, quasi un simbolo identitario.

Quando il destino lo riporta tra i sassoni, entra al servizio di Alfredo il Grande, un sovrano tanto brillante quanto inflessibile, animato da una visione: unire i regni sassoni sotto un’unica corona e respingere definitivamente i danesi. Il rapporto tra i due è uno degli assi portanti della serie: una relazione fatta di diffidenza, rispetto e continua tensione. Nel corso delle stagioni, Uhtred combatte per Alfredo e per i suoi successori, partecipa a battaglie decisive, stringe alleanze e le perde, ama e soffre. Ma, al di là di tutto, resta sempre guidato da un obiettivo personale: riconquistare Bebbanburg e, con essa, una parte di sé.

Credits: Carnival Film & Television

Uhtred è un protagonista profondamente moderno nella sua complessità. Non è un eroe lineare, né un semplice guerriero. È, piuttosto, un uomo che vive in uno stato di tensione costante, è un uomo diviso. La sua identità è spezzata: è sassone per nascita, ma danese per cultura. Tra i sassoni è visto come un pagano, tra i danesi come qualcuno che ha tradito le proprie radici. Non trova mai un luogo in cui sentirsi completamente a casa.

Questo senso di non appartenenza alimenta il suo individualismo. Uhtred fatica ad accettare l’autorità, rifiuta le imposizioni religiose e politiche, e agisce spesso seguendo impulso ed emozione. È impulsivo, a volte arrogante, spesso incapace di prevedere le conseguenze delle proprie azioni. Eppure, è proprio questa imperfezione a renderlo credibile.

Il suo rapporto con Alfredo è emblematico: cerca il suo rispetto, ma non accetta di sottomettersi completamente. In Alfredo vede una figura quasi paterna, ma anche l’incarnazione di un mondo che non sente suo. Nel corso della serie, le perdite che subisce — amici, amori, famiglia — lo segnano profondamente. Diventa più duro, più cinico, ma mai completamente freddo. Rimane sempre una tensione emotiva, una fragilità che emerge nei momenti più inattesi.

In The Last Kingdom, attorno a Uhtred si muove una costellazione di personaggi che ne riflettono e amplificano i conflitti interiori. Alfredo il Grande rappresenta l’ordine, la visione politica, la fede. È l’opposto di Uhtred: razionale, controllato, guidato da un’idea più grande di sé. Il loro rapporto è fatto di equilibrio precario, infatti Alfredo ha bisogno di Uhtred, ma non si fida mai completamente di lui. Brida è forse il riflesso più diretto del protagonista. Anche lei cresciuta tra i danesi, sceglie però una strada opposta: abbraccia completamente la cultura vichinga, diventando progressivamente più radicale. Dove Uhtred è diviso, Brida è assoluta.

Ragnar il Giovane incarna, invece, ciò che Uhtred avrebbe potuto essere: un danese puro, senza conflitti identitari. Il loro legame è profondo, quasi fraterno e rappresenta uno degli ancoraggi emotivi più forti della serie. Infine, Aethelflaed introduce una dimensione politica e sentimentale più complessa. Figlia di Alfredo, evolve da figura inizialmente marginale a leader autonoma, dimostrando come il potere non sia solo una questione maschile in questo mondo.

Uno degli aspetti più affascinanti di The Last Kingdom è il continuo confronto tra due sistemi di credenze. Da un lato, la mitologia norrena, con i suoi dèi guerrieri, il Valhalla e un’idea di destino legata all’onore e alla battaglia. Dall’altro, il cristianesimo sassone, con il suo senso di colpa, la redenzione e una struttura morale rigida. Uhtred si muove tra questi due mondi senza appartenere completamente a nessuno dei due. Questo lo rende non solo un personaggio, ma un punto di osservazione privilegiato sul cambiamento culturale dell’epoca.

La regia di The Last Kingdom punta a un realismo quasi asciutto. Le battaglie sono crude, spesso caotiche, lontane dalla spettacolarizzazione eccessiva. Non c’è compiacimento visivo, ma un tentativo costante di restituire la durezza del periodo storico. Le ambientazioni giocano un ruolo fondamentale: paesaggi freddi, spazi aperti, villaggi essenziali. Tutto contribuisce a creare un mondo credibile, mai idealizzato.

Anche la costruzione narrativa è particolarmente efficace. The Last Kingdom segue un filo chiaro e coerente, evitando di disperdersi. Gli intrecci politici sono presenti, ma non diventano mai incomprensibili. Ogni evento ha conseguenze che si riflettono nel lungo periodo, dando alla storia una forte sensazione di continuità.

Credits: Carnival Film & Television

The Last Kingdom è una serie che colpisce per la sua solidità. Non cerca scorciatoie narrative, non punta su shock facili o su effetti spettacolari fine a sé stessi. Costruisce, invece, una storia che cresce lentamente, episodio dopo episodio. Il suo punto di forza principale è la scrittura: i personaggi evolvono in modo coerente, le relazioni cambiano, il tempo lascia segni visibili. Anche nei momenti meno dinamici, la serie mantiene un’intensità emotiva costante. Se si può individuare un limite, è forse una minore spettacolarità rispetto ad altre produzioni più ambiziose visivamente. Ma, è proprio questa sobrietà a rappresentare anche la sua forza. (Scopri 7 curiosità su The Last Kingdom)

Il paragone tra The Last Kingdom e Vikings è inevitabile. La serie creata da Michael Hirst ha avuto un impatto culturale molto più ampio, diventando un vero fenomeno globale. Entrambe le serie condividono ambientazioni, tematiche e perfino alcune dinamiche narrative. Anche in Vikings troviamo personaggi divisi tra mondi diversi, come Ragnar Lothbrok, e un forte interesse per il rapporto tra paganità e cristianesimo.

Tuttavia, le differenze sono significative. Vikings tende a privilegiare l’epica, la simbologia, l’impatto visivo. Col tempo, la sua narrazione diventa più frammentata, meno coerente, più orientata allo spettacolo. The Last Kingdom, al contrario, rimane sempre ancorata a una struttura narrativa solida. Non si perde, non si disperde, mantiene una direzione chiara dall’inizio alla fine. (Leggi il nostro approfondimento sulla serie)

Per questo, nonostante Vikings sia più famosa e iconica, si può sostenere con una certa sicurezza che The Last Kingdom sia una serie costruita meglio. È più disciplinata, più coerente, più attenta allo sviluppo dei personaggi. E proprio per questa sua qualità meno appariscente ma più profonda, è una serie che avrebbe meritato un successo decisamente maggiore.

Speriamo di essere riusciti a dare onore al merito di The Last Kingdom, serie tv troppo spesso dimentica all’ombra di Vikings. E tu, appassionato del genere, che ancora non l’hai vista, cosa aspetti? Corri a recuperarla, ti assicuriamo che ne varrà la pena!