Ogni giorno proviamo a raccontare le serie TV con la stessa cura e passione che ci hanno fatto nascere.
Se sei qui, probabilmente condividi la stessa passione anche tu.
E se quello che facciamo è diventato parte delle tue giornate, allora Discover è un modo per farci sentire il tuo supporto.
Con il tuo abbonamento ci aiuti a rimanere indipendenti, liberi di scegliere cosa raccontare e come farlo.
In cambio ricevi consigli personalizzati e contenuti che trovi solo qui, tutto senza pubblicità e su una sola pagina.
Grazie: il tuo supporto fa davvero la differenza.
➡️ Scopri Hall of Series Discover
ATTENZIONE: L’ARTICOLO CONTIENE SPOILER SU VIKINGS
È il 793 d.C., ci troviamo nel Baltico Orientale e Ragnar Lothbrok è un agricoltore vichingo, esploratore e razziatore di terre al servizio del conte Haraldson. Il primo episodio di Vikings si apre in questo modo, con il volto del protagonista che osserva con il suo sguardo azzurro e intelligente il campo di battaglia davanti a sé. I corpi dei feriti e dei morti durante lo scontro sono incalcolabili: una situazione a cui ci siamo abituati ben presto, perché Vikings è così. Violenta e cruda. Reale e onirica. Calda e fredda. Epica e commovente. Rivedendo una seconda volta questa serie meravigliosa (e la prima puntata), però, mi sono accorta di tanti piccoli dettagli che – sommati uno dopo l’altro – danno come risultato un’esperienza visiva ed emotiva persino più forte della prima volta.
Certe storie infatti sono come un buon vino: più invecchiano più migliorano. E mentre affinano, sprigionano continuamente sensazioni e messaggi da comunicare e da donare a chi ne fruisce. Un esempio calzante di questo processo è il primo episodio della prima stagione di True Detective. È sufficiente pronunciare i nomi di Marty e Rust per far sciogliere i fan in un brodo di giuggiole. Nel caso di Vikings, invece, più che di vino dovremmo parlare di birra o di idromele. Di quel skål (brindisi) pronunciato con allegria in ogni occasione possibile, mentre si sollevano in aria grossi boccali colmi fino all’orlo.
Potrei andare avanti all’infinito nel decantare questa civiltà, la sua mitologia e le influenze che ha apportato a una parte di mondo per come lo conosciamo oggi, ma mi fermo qui. È arrivato infatti il momento di raccontarvi le 8 cose a cui ho pensato dopo aver rivisto la prima puntata di Vikings.
1) La rappresentazione di Odino è perfetta

La figura di Odino compare sin dai primi minuti dell’episodio pilota quasi a voler sottolineare l’importanza insostituibile della sua presenza, ricorrente in tutte le stagioni di Vikings. Il padre degli dèi norreni, infatti, osserva gli accadimenti della vita terrestre tramite i suoi emissari (corvi e lupi), intervenendo personalmente nelle faccende umane solo in determinate occasioni. Ed eccolo quindi manifestarsi in mezzo a un vorticare di corvi, che come tante pennellate nere si stagliano su di un cielo grigio plumbeo. Odino dal volto coperto, dal portamento misterioso e sfuggente, cammina silenziosamente tra i guerrieri caduti scegliendo coloro che avranno l’onore di ascendere insieme a lui nel Valhalla. Ma come si fa a non provare il desiderio di guardarlo, di scoprire i suoi lineamenti e il suo unico occhio? Il bello sta proprio qui.
Come alcuni di voi ricorderanno, la rappresentazione del dio nel corso della prima puntata non viene svelata fino in fondo, perciò noi spettatori possiamo solo immaginarla, come quando fantastichiamo a occhi aperti sull’aspetto esteriore dei personaggi di un libro. Una scelta vincente e – a mio avviso – perfetta, perché in questo modo la sorpresa sarà sempre dietro l’angolo. Da questo momento in avanti ogni volta che Odino farà la sua imprevedibile comparsa sarà costantemente catalizzante e magnetico, almeno fino alla morte di Ragnar nel corso della quarta stagione.
2) Quanto è bello Ragnar, dentro e fuori

Quando si parla di Vikings si finisce inevitabilmente per parlare di Ragnar e viceversa. Molti fan addirittura considerano la sua morte il vero finale della serie. Esistono infatti alcuni protagonisti delle serie tv che non riusciamo a scindere dall’attore che li ha interpretati. Personaggio e persona diventano una cosa sola, superando i confini dello show e oltrepassando la linea invisibile tra realtà e finzione. Qualche esempio? Il Dr. Carter di E.R., Rust Cohle (sì, ancora una volta True Detective), Lip Gallagher e, appunto, Ragnar. Bello, luminoso, saggio, acuto, carismatico, curioso, umano nei suoi errori e nelle sue cadute. Ragnar incarna tutti gli ideali del leader naturale, quello che sa amare ed è amato in modo spontaneo, senza artifici o forzature.
Ed è anche un fratello, un marito e un padre pronto a proteggere la sua famiglia e a crescere i suoi figli con il giusto equilibrio di dolcezza e autorità. Ogni conversazione con Bjorn si trasforma in un insegnamento da raccogliere e da conservare preziosamente. Ogni ragionamentoespresso ad alta voce e condiviso con qualcuno diventa un sogno da realizzare. Nel primo episodio è già visibile tutto ciò che sarà Ragnar da qui in avanti e non possiamo che essere grati a Trevis Fimmel per la sua performance (oltre che per la sua indiscutibile bellezza).
3) I Vichinghi erano una civiltà molto più complessa di come ce l’hanno fatta studiare a scuola

Guardando la prima puntata di Vikings non si può ignorare il fatto che la società vichinga avesse una struttura ben definita e organizzata, composta da gerarchie, ruoli e professioni non così lontane da quelle odierne. Agricoltori, commercianti, artigiani, costruttori di navi, funzionari politici e sì, anche abili guerrieri, naturalmente. I “barbari” rozzi e ignoranti di cui ci hanno raccontato a scuola sono stati storicamente una civiltà a tutti gli effetti, con una propria scrittura (ne sono testimonianza le pietre runiche), quindi un proprio alfabeto, e con delle conoscenze approfondite di alcuni mestieri. Pensiamo all’arte della navigazione, ad esempio, impersonata dal personaggio di Floki. Sapete che la maggior parte dei termini nautici utilizzati ancora oggi in questo settore deriva dall’antico norreno? A dirla tutta la nomenclatura di alcuni oggetti navali è stata inventata da loro.
O pensiamo ai manufatti prodotti dall’artigianato e dall’oreficeria, che nella serie sono stati riprodotti egregiamente. Stoffe, abiti, gioielli, acconciature e persino l’arredamento degli spazi interni. I Vichinghi sono stati virtuosi in tanti ambiti diversi, ma avevano anche un’indole avventurosa e piratesca. Grazie alla qualità delle loro imbarcazioni si sono spinti in tutte le direzioni possibili, come abbiamo visto con Ragnar (Inghilterra) e con i suoi figli. Ivar verso est, Ubbe verso l’America del Nord e Bjorn nel Mediterraneo, giù fino alla nostra penisola. Sono stati dunque un popolo di instancabili viaggiatori, di violenti esploratori ma mai di “barbari” senza intelletto.
4) L’eterna lotta tra conservatori e innovatori…

…O per dirla in un altro modo, tra menti chiuse e menti aperte. Tra chi detiene i mezzi della ricchezza – il capitale – e chi no. Il sovrano di Kattegat e Ragnar non potrebbero essere più diversi. Se il primo è un corpo statico, riluttante ai cambiamenti e alle novità, il secondo è un bel peperino, perennemente in movimento, irrequieto e indomabile. Un vulcano pieno di idee e di utopie. I due sono ai ferri corti a causa delle richieste di Ragnar di poter salpare verso le terre occidentali, invece che verso est. Il giovane vichingo ha fame di scoperte, di esplorazioni, di ricerca instancabile di luoghi a lui sconosciuti dove poter fare razzie ma dove, soprattutto, poter confrontarsi con culture diverse dalla propria.
Lo scontro generazionale però è anche lotta di potere. Chi lo possiede è colui che ha messo radici sotto il proprio trono ed è anche colui che decide, incurante delle opinioni del popolo ovvero dei suoi concittadini. Una storia che conosciamo abbastanza bene dato il momento storico post-democratico che stiamo vivendo. Cosa si può fare, dunque, quando qualsiasi provvedimento viene accentrato nelle mani di una sola persona (o di poche)? La risposta è solo una: trasgredire con intelligenza, valutando attentamente ogni singola situazione e ponderando i pro e i contro prima di compiere una determinata azione. Esattamente quello che fa Ragnar incaricando l’amico Floki di costruire di nascosto una nave adatta a coprire lunghe traversate marittime.
5) L’indovino potrebbe essere un personaggio di Twin Peaks

Il veggente dal volto sfigurato è una delle figure più enigmatiche di Vikings, complice l’incarico che è chiamato a svolgere presso il villaggio di Kattegat. Sappiamo che è un uomo. Sappiamo che vive isolato dal resto della comunità, che ha poteri divinatori e che può palesarsi in luoghi lontani o comunicare tramite la mente. Del suo passato, della sua origine e storia però non conosciamo nulla, similmente ad alcuni personaggi della Loggia Nera di Twin Peaks. Questi esseri misteriosi possono essere collocati al di fuori del concetto di tempo, in una zona in cui le lancette si sono fermate per sempre. L’indovino ci sembra esattamente questo. Un’entità immortale, che mantiene però le sembianze e le caratteristiche di un corpo mortale. E come tutti i veggenti spesso risponde laconicamente alle domande con altre domande, lasciando l’interpretazione definitiva all’interlocutore di turno.
Questo personaggio – proprio come una divinità – riveste un ruolo chiave durante la narrazione della serie, divenendo ai nostri occhi una specie di figura sacra, intoccabile e necessaria per aiutare Ragnar e più in generale la fazione dei “buoni” di Vikings. Con alcuni soggetti dell’universo di David Lynch, inoltre, condivide la capacità unica e inspiegabile di farci provare attrazione e repulsione contemporaneamente. L’indovino è un rebus da risolvere, perfettamente degno di comparire dietro alle tende rosse di Twin Peaks.
6) Nessuno è follemente geniale come Floki

Non me ne vogliano i numerosi ammiratori di Ragnar, ma di tutti i personaggi di Vikings il mio preferito è Floki. Sarà perché l’attore che lo ha interpretato è lo svedese Gustav Skarsgård. Sarà per la sua connessione intima e rispettosa con gli alberi, i fiori e la Natura. Sarà per l’amicizia che lo lega a Ragnar e successivamente ai figli di quest’ultimo, che ama come se fossero suoi. Insomma, sarà per tutte queste motivazioni e per altre ancora, ma per me Floki è l’anima creativa e geniale della serie. Un artista dalla personalità sfaccettata, a volte incomprensibile e volubile, a volte sincero e schietto come un bambino. Senza questo personaggio e la sua capacità di sentire il legno e modellarlo, non ci sarebbe stato nessun viaggio, nessuna scoperta e nessuna fama per Ragnar e il suo seguito.
Sin da subito infatti si intuisce quanto Floki sia un aiutante fondamentale e insostituibile per il protagonista di Vikings. Sperduto nel folto del bosco insieme alla moglie, il costruttore di navi raccoglie, taglia, leviga, costruisce, crea e ricrea. È un falegname ma anche un inventore che, davanti al primo foglio di carta della sua vita, decide di infilarselo in bocca e di assaggiarlo come se fosse una pietanza prelibata. È unico, Floki. Non si può non amarlo.
7) Com’è difficile, a volte, essere fratelli

Ragnar e Rollo sono fratelli e sono anche i primi personaggi a comparire durante i minuti iniziali del primo episodio. Combattono insieme, si supportano a vicenda e si confidano continuamente. Per dirla in poche parole: si vogliono bene. È più che evidente. Perché allora ho pensato che il loro rapporto sia difficile? Bè, perché Rollo è innamorato di Lagertha, moglie di Ragnar, verso la quale rivolge delle avances neanche troppo velate. Al cuore non si comanda – è verissimo – ma quando si è fratelli la competizione, anche sentimentale, assume un peso del tutto diverso. Fa più male. E poi c’è l’invidia verso colui che viene considerato il prescelto. Rollo si sentirà sempre come l’eterno secondo rispetto a Ragnar. Colui che gli fa da spalla ma che non potrà mai brillare davanti agli occhi della comunità e del mondo norreno.
Gli attriti tra i due uomini derivano quindi sia dalla rivalità amorosa sia da quella politica, inizialmente silenziosa, non detta, ma pienamente percepibile da noi spettatori. Solo proseguendo con la visione della serie assisteremo a tensioni crescenti fino al punto definitivo di rottura e di separazione. Un momento doloroso per entrambi, oltre che per Bjorn che sin da piccolo è molto legato allo zio. Il destino di Rollo infatti prenderà le strade della Normandia, mentre quello di Ragnar quelle dell’Inghilterra, senza più ritorno.
8) Lasciatemi in mezzo a quei paesaggi

L’aurora boreale, i cieli stellati, le alte montagne solcate da fiumi e cascate rigogliose, le distese di erba. E ancora i boschi e le foreste, a perdita d’occhio, e il mare. Sconfinato, imprevedibile, piatto come una tavola o agitato, ma sempre immancabilmente vitale. Questo elemento naturale è stato così determinante per la civiltà vichinga che le mappe geografiche e la toponomastica attuali sarebbero state molto diverse senza il loro legame. E ci sono stati dei momenti durante la visione di Vikings in cui avrei voluto trovarmi in mezzo a quei paesaggi, condividendo le avventure (spesso pericolose) dei protagonisti.
Mi sono sentita lì, sull’imbarcazione che ha portato Ivar in Inghilterra insieme a suo padre, tra onde altissime e spaventose. Ero con Floki la prima volta che è arrivato in Islanda, sulla sabbia di ematite, circondato da ghiacciai e cieli capricciosi. Ho sentito la fatica ma anche l’entusiasmo e l’eccitazione della risalita di Ragnar e compagni lungo la Senna, poco prima dell’assedio di Parigi. Ho riconosciuto i colori e la luce della Scandinavia, così miti e rilassanti rispetto a quelli del Mediterraneo dove sono nata e cresciuta. L’ambiente in Vikings è inscindibile dalle persone che lo abitano, esattamente come avviene ancora oggi in Svezia e negli altri paesi del Nord Europa. Delle terre meravigliose per noi come per coloro che le hanno popolate ed esplorate, ormai più di 1000 anni fa.





